Il cantiere aperto presso il Castello di Agropoli continua a sollevare interrogativi e preoccupazioni. La gestione dei lavori e la filosofia d’intervento adottata su uno dei monumenti più rappresentativi del territorio cilentano hanno aperto un dibattito formale tra chi intende le opere come una moderna rifunzionalizzazione degli spazi e chi chiede il rigoroso rispetto dell’identità storica e paesaggistica del sito.
Le perplessità sugli interventi e il concetto di restauro
La natura dei lavori al maniero agropolese è finita al centro di un’attenta analisi critica riguardo al confine sottile tra la tutela conservativa e l’alterazione architettonica. L’inquietudine diffusa riguarda il rischio di trasformare un bene monumentale in una nuova edificazione, sovrapponendo l’inventiva progettuale moderna alle stratificazioni storiche originali della struttura.
Il rispetto delle metodologie dell’archeologia medievale e la protezione del profilo paesaggistico rappresentano i punti chiave di una trattazione che va oltre il mero adempimento dei tempi di cantiere, inizialmente preventivati per la primavera del 2024. Il dibattito mette in luce la necessità di differenziare in modo netto i concetti di riedificazione da quelli del restauro scientifico.
La posizione del consigliere Raffaele Pesce
A farsi interprete delle perplessità di parte della cittadinanza è il consigliere comunale del gruppo “Liberi e Forti”, l’avvocato Raffaele Pesce. Attraverso una nota, il rappresentante politico ha voluto sottolineare come il valore del monumento travalichi la semplice presenza materiale delle mura.
“In alcuni luoghi c’è chi vede ruderi, pietre, chi solo futuri edifici, nuovi spazi da poter utilizzare e l’occasione di esibirsi nella riedificazione e/o nuova edificazione chiamati a sproposito ‘restauro’, e chi vede invece un castello, la sua storia, la nostra storia, le anime e gli animi, soprattutto parte saliente del nostro paesaggio”, ha dichiarato Pesce.
Il consigliere ha evidenziato come le perplessità espresse sul futuro della fortezza siano legittime, specialmente di fronte a tendenze progettuali che rischiano di snaturare i beni storici: “A prescindere dai tempi di ultimazione dei lavori prevista per la data del 23 marzo 2024, la preoccupazione di tanti cittadini agropolesi è del tutto lecita ed aumenta sempre di più. Chi nel maniero non vede solo un edificio ma la nostra storia e lo stesso nostro paesaggio, può giustamente porsi dei dubbi. Ultimamente con i beni storici si esagera nel dimostrare talento architettonico ed inventiva. Riedificazioni più che ristrutturazioni (altro è il Restauro) eppure esiste l’archeologia medievale, non solo quella classica, ed esiste la tutela del paesaggio”.
