La vicenda relativa alla riqualificazione dello Stadio Arechi e del Campo Volpe si arricchisce di un nuovo capitolo amministrativo. Al centro dello scontro ci sono la trasparenza procedurale e l’effettiva copertura finanziaria dell’intervento da 139 milioni di euro. Se da un lato il Comune di Salerno ribadisce la regolarità delle procedure e la presenza delle risorse necessarie, dall’altro emergono contestazioni formali sul mancato accesso agli atti e sulle risposte fornite dagli organi governativi centrali.
L’intera questione rischia ora di superare i confini locali, chiamando in causa organismi regionali e nazionali di controllo per far luce sui passaggi che hanno portato all’aggiudicazione dei lavori.
Diniego di accesso agli atti e ricorso alle istituzioni
La controversia ha preso una piega formale a seguito del rigetto dell’istanza di accesso documentale presentata da Flavio Boccia, Europrogettista e Rappresentante di Interessi presso il Parlamento Italiano ed Europeo. La richiesta puntava a visionare deliberazioni, determinazioni, cronoprogrammi e, in particolare, i documenti attestanti la copertura finanziaria dell’opera.
Il provvedimento di diniego è stato disposto dalla dirigente del Settore Manutenzione del Patrimonio Pubblico Comunale e RUP, Arch. Giovanna Avella. Tra le motivazioni addotte figurerebbero l’assenza di un interesse diretto, concreto e attuale, oltre al richiamo al divieto di controllo generalizzato sull’operato della Pubblica Amministrazione.
A fronte del rifiuto, la vicenda è stata ufficialmente trasmessa agli organi di vigilanza:
- Difensore Civico della Regione Campania, per la richiesta di riesame del provvedimento;
- Prefetto di Salerno, per le valutazioni di competenza sotto il profilo istituzionale;
- ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), per la verifica dei profili di trasparenza e regolarità nelle procedure d’appalto.
«Il diniego all’accesso è stato disposto dalla dirigente e RUP Arch. Giovanna Avella. Ho trasmesso la vicenda al Difensore Civico della Regione Campania, al Prefetto di Salerno e all’ANAC. Sui 139 milioni non bastano più rassicurazioni: servono gli atti», ha dichiarato Flavio Boccia.
La nota del DIPE/CIPESS e il nodo dei 139 milioni
A complicare il quadro informativo è giunta la riscontro ufficiale trasmesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE). Rispondendo a uno specifico quesito, il Dipartimento ha precisato che agli atti non risulta pervenuta alcuna richiesta di finanziamento riguardante lo Stadio Arechi o il Campo Volpe.
Secondo quanto emerso dalla nota governativa:
- Non risultano deliberazioni CIPESS inerenti allo stanziamento di fondi per le due strutture;
- Nell’Accordo per la Coesione della Regione Campania non figurerebbero interventi denominati “Stadio Arechi” o “Campo Volpe”.
Tale riscontro solleva interrogativi tecnici sull’esatta provenienza dei 139 milioni di euro destinati al restyling e sull’atto amministrativo che ne garantisce la copertura finanziaria attuale.
L’aggiudicazione dell’appalto e il possibile precedente nazionale
Nonostante i dubbi sollevati sui flussi di finanziamento governativi, l’iter procedurale ha visto l’aggiudicazione dell’accordo quadro per un valore superiore ai 100 milioni di euro. Per chiarire la natura delle procedure adottate, è stata inoltrata una seconda e autonoma istanza di accesso mirata a ottenere l’intera documentazione di gara, compresi i contratti e le relative attestazioni contabili.
Il nodo centrale risiede nella natura giuridica del percorso seguito dal Comune di Salerno, che ha pubblicamente sostenuto come per tale finanziamento non siano previsti passaggi al CIPESS e che i lavori proseguiranno secondo programma.
Se la procedura adottata dovesse rivelarsi pienamente conforme e legittima pur in assenza dei passaggi centralizzati standard, potrebbe configurarsi come un modello amministrativo innovativo per altri enti locali impegnati nella realizzazione di grandi opere. In caso contrario, occorrerà chiarire le specificità normative che hanno consentito la prosecuzione dell’affidamento.
«Al Sindaco chiedo di documentare, non semplicemente di smentire», conclude Boccia, sottolineando l’esigenza di mostrare le fonti e gli atti amministrativi a garanzia della piena trasparenza dell’opera.
