Il Cilento vive di due economie che si intrecciano e si alternano con le stagioni: l’agricoltura, presente tutto l’anno tra oliveti, orti e allevamenti, e il turismo, concentrato soprattutto nei mesi estivi lungo la costa. Sono due settori che, a livello nazionale, figurano costantemente tra quelli con il maggior numero di infortuni sul lavoro, per ragioni diverse ma convergenti: manodopera spesso stagionale, formazione non sempre adeguata al ritmo delle assunzioni, ambienti di lavoro che cambiano rapidamente in base al periodo dell’anno.
L’agricoltura e i rischi che restano sottovalutati
Nel settore agricolo, i rischi principali non riguardano solo l’uso di macchinari – trattori, motocoltivatori, attrezzature per la potatura – ma anche aspetti meno visibili, come l’esposizione prolungata a sostanze fitosanitarie o le posture scorrette mantenute per ore durante la raccolta. L’INAIL segnala da anni come l’agricoltura resti tra i comparti con il tasso di infortuni mortali più alto in proporzione agli addetti, complice anche una diffusione ancora limitata della cultura della prevenzione nelle aziende di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare, dove il datore di lavoro coincide con chi materialmente opera in campo. In questo contesto, la formazione obbligatoria prevista dal D.Lgs. 81/2008 fatica talvolta a essere percepita come priorità reale, più che come adempimento burocratico da assolvere in fretta.
Il turismo stagionale e la formazione last minute
Il comparto turistico pone un problema diverso ma altrettanto concreto: la stagionalità dell’occupazione. Molte strutture ricettive, ristoranti, stabilimenti balneari assumono personale a ridosso dell’apertura della stagione estiva, con contratti brevi che lasciano poco margine per una formazione strutturata. Questo crea un paradosso non da poco: proprio nei mesi di massima attività, quando il rischio di incidenti aumenta per il carico di lavoro e i ritmi serrati, il personale è spesso quello meno formato, assunto da poche settimane. I corsi sicurezza sul lavoro obbligatori per legge, che dovrebbero precedere l’inizio dell’attività lavorativa, vengono talvolta compressi in tempi che ne riducono l’efficacia reale, più che formale.
Le responsabilità del datore di lavoro non cambiano con la stagionalità
Dal punto di vista normativo, la natura stagionale del contratto non riduce in alcun modo gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza. La formazione generale e specifica, prevista dagli accordi Stato-Regioni, resta obbligatoria a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro, così come la sorveglianza sanitaria per le mansioni che la richiedono e la consegna dei dispositivi di protezione individuale adeguati alla mansione svolta. Le ispezioni degli organi di vigilanza, che nei mesi estivi tendono a intensificarsi proprio nelle zone a forte vocazione turistica, verificano regolarmente questi aspetti, e le sanzioni per formazione mancante o incompleta possono essere significative, oltre a esporre l’azienda a responsabilità più gravi in caso di infortunio.
Un territorio che deve fare i conti con la doppia stagionalità
Il Cilento presenta una caratteristica che complica ulteriormente il quadro: molte aziende operano su entrambi i fronti, agricolo e turistico, magari con la stessa famiglia che gestisce un fondo agricolo per gran parte dell’anno e una struttura ricettiva nei mesi estivi. Questo comporta la necessità di gestire adempimenti formativi diversi per mansioni diverse, spesso con lo stesso personale che si sposta da un ruolo all’altro a seconda del periodo. La complessità burocratica che ne deriva scoraggia, in alcuni casi, una pianificazione adeguata della formazione, che viene affrontata in modo reattivo piuttosto che programmato – un approccio che nel lungo periodo espone sia i lavoratori sia le aziende stesse a rischi evitabili con una programmazione più attenta al calendario delle scadenze normative.
Investire per tempo nella formazione, prima dell’avvio della stagione più intensa, resta la variabile che più di ogni altra riduce l’esposizione al rischio – per i lavoratori quanto per chi li assume, in un territorio dove le due economie, agricola e turistica, continuano a convivere senza davvero parlarsi tra loro sul piano della prevenzione.
