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Approfondimenti

Scarpe e sostegno del piede: quali caratteristiche valutare oltre all’aspetto estetico

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 27/08/2026
Aggiornato il: 10/08/2026
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La scelta di una scarpa destinata all’uso quotidiano non dovrebbe dipendere soltanto dal design, dal colore o dalla sensazione di morbidezza percepita nei primi secondi. Una calzatura confortevole deve trovare un equilibrio tra spazio, contenimento, ammortizzazione, stabilità e libertà di movimento, tenendo conto della forma reale del piede e dell’attività per cui verrà utilizzata. Una sneaker adatta a brevi spostamenti, per esempio, non è automaticamente la soluzione migliore per una giornata trascorsa prevalentemente in piedi; allo stesso modo, una suola molto spessa o cedevole può risultare piacevole appena indossata ma non garantire necessariamente il livello di controllo ricercato da ogni persona. Il tema del sostegno del piede va quindi affrontato evitando semplificazioni. Non esiste una caratteristica isolata capace di definire una buona scarpa: occorre osservare come i diversi elementi della costruzione lavorano insieme durante il passo. Forma della calzata, spazio disponibile davanti alle dita, stabilità del tallone, comportamento dell’intersuola e flessibilità dell’avampiede incidono sulla sensazione complessiva almeno quanto il materiale della tomaia. Le indicazioni diffuse da strutture sanitarie e fonti specialistiche convergono inoltre sull’importanza di scegliere scarpe che risultino appropriate già al momento della prova, senza fare affidamento sull’idea che debbano necessariamente essere “domate” dopo settimane di utilizzo. In altre parole, il comfort iniziale conta, ma deve essere letto insieme alla qualità della calzata e alla stabilità percepita camminando.

La forma della scarpa conta quanto la misura scritta sull’etichetta

Uno degli errori più frequenti consiste nel concentrarsi esclusivamente sul numero della scarpa. La misura è un riferimento, non una garanzia: forme, larghezze interne e volumi cambiano tra marchi e persino tra modelli della stessa azienda. Per questo motivo la calzata deve essere valutata considerando contemporaneamente lunghezza, larghezza e profondità. Nella parte anteriore dovrebbe esserci spazio sufficiente perché le dita possano muoversi senza essere compresse lateralmente o premere contro la punta. Diverse indicazioni podologiche utilizzano come riferimento generale circa un centimetro tra il dito più lungo e l’estremità interna della scarpa, ma il dato va interpretato insieme alla forma dell’avampiede. Una scarpa più lunga non risolve necessariamente il problema di una pianta troppo stretta: può semplicemente creare spazio inutile davanti lasciando invariata la pressione sui lati. Altrettanto importante è il tallone. Durante alcuni passi la parte posteriore dovrebbe rimanere sufficientemente contenuta, evitando sia una pressione eccessiva sia uno scivolamento evidente. Il contrafforte, cioè la struttura che circonda posteriormente il tallone, può contribuire alla stabilità della calzatura; quando è eccessivamente cedevole o non corrisponde alla forma del piede, il comportamento della scarpa può diventare meno controllato. Anche lacci, cinturini o sistemi regolabili possono incidere in modo sostanziale perché consentono di adattare meglio la scarpa al collo del piede. La verifica più utile resta comunque dinamica: bisogna osservare ciò che accade camminando. Se il piede scivola in avanti, se le dita incontrano la punta, se il tallone si solleva continuamente o se compaiono zone di pressione localizzata, il problema difficilmente scompare scegliendo la scarpa soltanto perché esteticamente convincente.

Ammortizzazione, intersuola e flessibilità: più morbido non significa sempre migliore

La ricerca di comfort ha portato negli ultimi anni a una crescente attenzione verso schiume, plantari e intersuole molto ammortizzate. La capacità di attenuare l’impatto con il terreno può certamente contribuire alla piacevolezza della camminata, soprattutto su superfici dure, ma ammortizzazione e stabilità non sono la stessa cosa. Una scarpa estremamente morbida può comprimersi facilmente e offrire una sensazione avvolgente, mentre un’altra, leggermente più consistente, può risultare maggiormente controllata. Nessuna delle due soluzioni è automaticamente superiore per tutti. Il comportamento dipende dal peso della persona, dal modo di camminare, dalla durata dell’utilizzo, dalla struttura della scarpa e dal tipo di terreno. Per questo è utile osservare anche l’intersuola, lo strato compreso fra piede e battistrada che contribuisce in larga misura alla gestione degli impatti e alla risposta della calzatura. Un altro punto spesso trascurato riguarda la flessibilità. Una scarpa quotidiana non deve necessariamente essere rigida, ma nemmeno piegarsi senza alcuna resistenza in qualsiasi punto. Durante la camminata è normale che l’avampiede abbia possibilità di flettersi mentre il piede procede verso la fase di spinta. Nei modelli progettati con finalità differenti la distribuzione della rigidità può cambiare, motivo per cui il semplice test di “piegare la scarpa con le mani” non basta per stabilirne la qualità. Deve essere considerata anche la suola esterna: materiale, spessore e disegno del battistrada incidono su durata, protezione e aderenza. Il sostegno del piede nasce quindi dall’interazione tra più componenti, non dall’aggiunta indiscriminata di materiale morbido sotto la pianta.

Supporto dell’arco, peso e traspirazione: caratteristiche da valutare nel loro insieme

Il supporto dell’arco plantare è frequentemente utilizzato come criterio commerciale per descrivere una calzatura orientata al comfort. È però importante evitare di trasformarlo in un parametro assoluto. La conformazione dell’arco varia considerevolmente da una persona all’altra e una forma percepita come naturale da qualcuno può risultare eccessivamente pronunciata o semplicemente collocata nel punto sbagliato per un altro piede. Per questo un sostegno dell’arco efficace dal punto di vista del comfort deve anzitutto risultare compatibile con la forma del piede che lo utilizza. Durante la prova non dovrebbe produrre una pressione concentrata o la sensazione di essere “spinti” lateralmente. Anche il peso della scarpa merita attenzione. Una struttura molto leggera può essere gradevole nelle lunghe giornate, ma il peso ridotto, da solo, non dice nulla sulla stabilità o sulla resistenza del modello. Una scarpa leggermente più pesante potrebbe adottare materiali differenti o una costruzione più strutturata. La stessa logica vale per la traspirazione. Tomaie in mesh, pelle o altri materiali presentano comportamenti diversi rispetto a temperatura, umidità, resistenza e manutenzione. Quando la calzatura viene portata molte ore consecutive, la capacità di gestire calore e umidità diventa un elemento pratico tutt’altro che marginale. Infine occorre considerare la destinazione d’uso. Una persona che percorre quotidianamente diversi chilometri in città può avere priorità differenti rispetto a chi alterna prevalentemente ufficio, automobile e brevi spostamenti. La scarpa più confortevole non è quella con il maggior numero di tecnologie dichiarate, ma quella in cui calzata, struttura e utilizzo previsto risultano coerenti tra loro. In presenza di esigenze cliniche, dolore persistente, deformità o necessità di plantari prescritti, la valutazione della calzatura dovrebbe invece essere discussa con un professionista sanitario qualificato.

Vionicshoe.it: supporto, ammortizzazione e stabilità

Vionicshoe.it è il sito italiano dedicato alle calzature Vionic e organizza la propria proposta intorno a categorie da donna e da uomo, comprendendo tra le altre sneakers, mocassini e sandali; nella sezione femminile compaiono inoltre ballerine e stivali. Il catalogo propone anche selezioni dedicate a contesti di utilizzo, come scarpe da passeggio, da viaggio e modelli destinati al lavoro o a chi cerca una pianta larga. L’elemento tecnico maggiormente evidenziato è la tecnologia VIO MOTION, che il sito descrive attraverso la combinazione di supporto, ammortizzazione, stabilità e flessibilità. È un’impostazione interessante proprio perché permette di evitare l’equazione semplicistica secondo cui il sostegno del piede coinciderebbe con un plantare rigido o particolarmente pronunciato. Nei modelli per i quali il sito fornisce schede tecniche più dettagliate compaiono infatti caratteristiche come supporto dell’arco sagomato, ammortizzazione destinata all’assorbimento degli impatti, una coppa del tallone profonda finalizzata alla stabilità e flessibilità nell’avampiede. La sneaker City Walk, per esempio, viene descritta con un’intersuola flessibile in EVA, plantare removibile rivestito in mesh e suola esterna in gomma, mentre altri modelli adottano combinazioni differenti di EVA, pelle, suede o materiali sintetici.

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