Circa sei ore di lavoro e l’impiego di numerose ambulanze e automediche sono stati necessari per completare il trasferimento dei circa sessanta pazienti ricoverati all’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia. La decisione di procedere allo sgombero d’urgenza è arrivata nella serata di domenica a seguito di criticità legate alla stabilità di un’ampia area della struttura sanitaria, su cui sono in corso ulteriori verifiche e approfondimenti tecnici.
L’Asl Salerno ha confermato che le operazioni si sono svolte in un clima di ordine e tranquillità. I pazienti sono stati dislocati negli ospedali limitrofi tra Eboli e Roccadaspide, dove è stata disposta la riapertura del reparto di lungodegenza per accogliere circa quindici persone. Le degenti del reparto di ginecologia sono state trasferite a Polla, mentre i neonati della terapia intensiva neonatale hanno trovato accoglienza a Nocera Inferiore. In tutte queste sedi il personale sanitario del presidio battipagliese prenderà servizio a supporto degli operatori interni. Al momento restano attivi il pronto soccorso e le attività di consulenza, diagnostica radiologica e di laboratorio.
I controlli tecnici e la verifica sui pilastri
L’allarme è scattato nella mattinata di domenica quando nel reparto di rianimazione è stata riscontrata la lesione di un pilastro. La relazione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto ha evidenziato la necessità di effettuare rilievi più approfonditi attraverso il disgaggio delle aree interessate dalle lesioni per analizzare le condizioni del cemento. Le verifiche sono affidate a un ingegnere strutturista e richiederanno circa quarantotto ore di accertamenti tecnici, dal cui esito dipenderà l’eventuale ripresa delle attività assistenziali.
La diffida del sindacato Nursind
Il sindacato Nursind di Salerno ha inviato una formale diffida ai vertici dell’Asl contestando la decisione di svuotare progressivamente l’ospedale e di trasferire i degenti e il personale senza alcun preventivo coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori. L’organizzazione sindacale ha evidenziato la mancanza di trasparenza sui criteri adottati e ha concesso un termine di quarantotto ore per l’apertura di un tavolo urgente di confronto, minacciando il ricorso alle autorità competenti.
«L’emergenza non può e non deve trasformarsi in un alibi per scavalcare il dialogo e calpestare i diritti di chi lavora ogni giorno in prima linea», dichiara Biagio Tomasco, segretario generale del Nursind Salerno. «Apprendere di una riorganizzazione di tale portata a cose fatte, attraverso un ordine di servizio già esecutivo, è inaccettabile. Chiediamo con forza massima trasparenza sulle reali condizioni di sicurezza dell’edificio: se la struttura presenta criticità strutturali tali da imporre il trasferimento dei ricoverati, la direzione aziendale deve mostrare le perizie tecniche e spiegare chiaramente perché vi sia ancora personale in servizio al suo interno. Qualora non arrivasse una convocazione immediata, adiremo le vie legali per tutelare la dignità e i diritti di tutti i lavoratori coinvolti».
A queste posizioni si aggiungono le critiche sulla gestione logistica del personale e dei posti letto.
«Ci troviamo di fronte a una gestione improvvisata che genera caos operativo e forte disagio agli operatori, gravandoli di maggiori tempi di percorrenza, costi di spostamento e stress psicofisico senza alcun criterio oggettivo o richiesta di disponibilità», sottolinea Adriano Cirillo, segretario amministrativo del Nursind provinciale. «A questa incertezza si aggiungono scelte logistiche quanto meno discutibili, come la decisione di collocare sei posti letto di medicina generale all’intervallo del reparto di oculistica dell’ospedale di Eboli, esponendo i degenti al rischio di infezioni ospedaliere, mentre la struttura di Roccadaspide disponeva di spazi medici decisamente più adeguati. Non si possono scaricare sui lavoratori le carenze e le disorganizzazioni dell’Asl».
