L’inchiesta sulla morte di Luigi “Luca” Esposito entra in una fase cruciale con l’inizio degli accertamenti sui dispositivi informatici. La Procura della Repubblica di Salerno ha conferito ufficialmente l’incarico per esaminare i telefoni cellulari posti sotto sequestro, nel tentativo di fare piena luce sulle dinamiche e sui rapporti tra il giornalista e il 26enne di origine tunisina Ridha Rahmouni. L’iter procedurale previde innanzitutto la realizzazione di una copia forense dei dispositivi, seguita dall’analisi dettagliata di messaggi, liste contatti e file multimediali utili per il prosieguo delle indagini.
Gli accertamenti tecnici e la richiesta della polizia giudiziaria
L’evoluzione delle indagini è stata resa nota dall’avvocato Annalisa Califano, che cura gli interessi della famiglia della vittima. Il legale ha precisato la natura dell’attività investigativa in corso: «La Procura della Repubblica di Salerno ha conferito incarico affinché si proceda all’accertamento tecnico sui telefoni in sequestro, mediante creazione di una copia forense e successivamente mediante l’analisi dei contenuti estrapolati, al fine di acquisire dati investigativi di interesse».
Per completare il lavoro d’estrazione e analisi dei dati, la polizia giudiziaria ha richiesto un periodo di 120 giorni. Gli esperti esamineranno sia le informazioni direttamente fruibili sia i contenuti cancellati o recuperabili soltanto tramite strumenti tecnici avanzati. Considerata la lingua madre dell’indagato, è stata stabilita anche la presenza di un interprete di lingua araba per garantire la corretta traduzione e valutazione delle conversazioni.
Il quadro investigativo sui contatti tra la vittima e l’indagato
Gli elementi finora raccolti indicano che Esposito e Rahmouni si conoscessero e avessero avuto ripetuti contatti telefonici, con un picco di frequenza proprio nelle ore precedenti all’omicidio. Le indagini si sono concentrate sul 26enne tunisino a seguito del tracciamento delle celle telefoniche e al rilevamento di un’impronta digitale sulla vettura del giornalista.
Il giovane è stato successivamente individuato in un casolare diroccato nell’area rurale di Eboli. All’interno della struttura, gli agenti hanno rinvenuto il telefono cellulare e una carta di pagamento appartenenti a Esposito. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, svolto con l’assistenza del suo legale, l’indagato ha reo piena confessione, fornendo una propria ricostruzione sul movente. Rahmouni ha sostenuto di aver agito in risposta a reiterate e pressanti richieste di prestazioni intime a pagamento provenienti dal giornalista, adducendo anche motivazioni di natura religiosa. Tali dichiarazioni restano tuttavia affermazioni dell’indagato e necessitano di adeguati riscontri oggettivi da parte degli inquirenti.
La salma del giornalista resta a disposizione dell’autorità giudiziaria
Sul fronte procedurale, l’avvocato Califano ha confermato che non è stato ancora concesso il nulla osta per la restituzione del corpo di Luca Esposito ai familiari. La salma rimane sotto sequestro a disposizione della magistratura per eventuali ulteriori approfondimenti medico-legali.
L’esito delle perizie sui telefoni risulterà determinante per verificare la veridicità di quanto dichiarato da Rahmouni, ricostruire gli spostamenti dei due uomini e chiarire in modo definitivo il contesto in cui si è consumato il delitto.
