Il Santuario del Monte Gelbison si trova al centro di accesi dibattiti che coinvolgono la comunità locale, le istituzioni e le autorità religiose. Storicamente considerato un luogo di pace e profonda spiritualità per l’intero territorio del Cilento, il monte è diventato teatro di tensioni legate alla gestione delle secolari tradizioni religiose, alle controversie amministrative sui costi di accesso e, più di recente, a presunte irregolarità nell’installazione di sistemi di videosorveglianza.
Le ragioni del scontento per la processione straordinaria
A scatenare le prime riserve è stata la decisione della diocesi di organizzare una peregrinatio straordinaria della statua della Vergine. Per tradizione, l’immagine sacra risiede nel santuario durante la stagione di apertura e vi rimane custodita da ottobre fino alla primavera successiva, momento in cui la struttura riapre ai fedeli.
L’allontanamento della statua dalla sua sede abituale ha suscitato perplessità tra diversi residenti di Novi Velia, fortemente legati al rispetto delle usanze storiche. Nella memoria collettiva del territorio, infatti, l’effigie aveva lasciato la vetta del monte in un’unica occasione storica: nell’immediato dopoguerra, quando fu portata in processione come segno di rinascita e speranza per le popolazioni uscite dal secondo conflitto mondiale.
Il dibattito sui costi di accesso e le richieste dei comuni vicini
Ai malumori di natura religiosa si sono addizionate questioni di carattere amministrativo ed economico. Il capogruppo di maggioranza del Comune di Vallo della Lucania, Antonio Bruno, ha annunciato formale richiesta al Comune di Novi Velia, nel cui territorio ricade la vetta del Monte Gelbison, per ottenere l’esenzione del ticket di accesso a favore dei propri residenti. La gestione dei flussi e dei pedaggi d’ingresso continua così a dividere le amministrazioni locali, intente a bilanciare la tutela del territorio con la fruibilità dei luoghi di culto da parte delle comunità confinanti.
La denuncia sulla videosorveglianza e la tutela della privacy
L’ultimo capitolo della vicenda riguarda la sicurezza e la tutela dei dati personali dei visitatori. Ugo Romaniello, consigliere comunale di Novi Velia, ha sollevato forti perplessità circa la presenza di telecamere nell’area, preannunciando azioni legali.
“Il Santuario di Novi Velia diventa il carcere di Alcatraz. Probabilmente sarà destinato alla ritenzione di carcerati pericolosissimi. Tutto abusivo!? Chi ha autorizzato la videosorveglianza a terzi di una zona pubblica, pur sapendo che la norma prevede che la videosorveglianza di zone pubbliche può essere effettuata solo dai Comuni e dalle Forze dell’Ordine”, ha dichiarato Romaniello.
Il consigliere ha sottolineato di essere intervenuto ufficialmente per verificare il rispetto della legalità: “In qualità di cittadino e di Consigliere Comunale ho appena provveduto a denunciare tutto ciò, in quanto venga rispettata la normativa ma in particolare la privacy delle persone. Da dire che la norma, se pure terzi potessero installare le telecamere a videosorveglianza di luoghi pubblici, ma non lo possono fare, dice che deve nascere prima il cartello e poi la telecamera (spenta o accesa che sia)”.
