Da un paio di giorni le acque del Cilento sono interessate da una massiccia presenza di meduse Cassiopea. Il fenomeno, segnalato inizialmente nell’area nord, a partire da Agropoli, si è ora esteso anche al tratto di costa più a sud, con avvistamenti a Palinuro e Marina di Camerota. Bagnanti e diportisti riferiscono di banchi numerosi, ben visibili anche dalla superficie, che punteggiano il litorale da nord a sud della provincia.
Cos’è la medusa Cassiopea
Il nome comune “Cassiopea” indica in realtà la specie Cotylorhiza tuberculata, conosciuta anche come medusa “uovo fritto” per il caratteristico aspetto: un ombrello appiattito, di colore biancastro o giallastro, con al centro una protuberanza scura che ricorda per l’appunto un tuorlo. Può raggiungere anche i 30 centimetri di diametro ed è dotata di numerosi tentacoli corti e ramificati, ben diversi da quelli filamentosi di altre specie di meduse più note.
Si tratta di un organismo autoctono del Mar Mediterraneo, non di una specie aliena o invasiva: la sua comparsa nelle nostre acque, generalmente concentrata tra fine estate e inizio autunno, è quindi un fenomeno naturale e ricorrente, non un’anomalia.
È pericolosa per i bagnanti?
La buona notizia è che la Cassiopea è considerata una delle meduse meno urticanti tra quelle presenti nei nostri mari, molto meno fastidiosa rispetto a specie come la Pelagia noctiluca. Il contatto con i suoi tentacoli, nella maggior parte dei casi, non provoca reazioni significative, salvo un lieve pizzicore nei soggetti più sensibili. Resta comunque buona norma evitare di toccarla direttamente e, in caso di contatto, sciacquare la zona interessata con acqua di mare.
Perché prolifera nelle nostre acque
La diffusione di questa specie è legata soprattutto alla temperatura dell’acqua: le Cassiopee prediligono i fondali bassi, calmi e ben illuminati, condizioni tipiche di molte insenature e porti del Cilento in questo periodo dell’anno. Vivono spesso adagiate sul fondale, “a testa in giù”, grazie a una relazione simbiotica con alghe fotosintetiche che ospitano nei propri tessuti e che necessitano di luce per svilupparsi — un aspetto che contribuisce a spiegare perché tendano a concentrarsi in zone costiere poco profonde.
Gli esperti sottolineano inoltre il ruolo ecologico di questi organismi, che agiscono come una sorta di filtro naturale per l’acqua di mare e offrono riparo a piccoli pesci tra i propri tentacoli. Per questo si raccomanda di non catturarle né maltrattarle: la loro presenza, per quanto possa sorprendere, è parte dell’equilibrio dell’ecosistema marino locale.
