Il mare della Campania continua a mostrare due volti profondamente contrapposti. Da un lato la cartolina patinata delle spiagge da sogno, che richiamano ogni estate tantissimi turisti; dall’altro la cruda realtà di corsi d’acqua trasformati in canali di scarico che riversano in mare veleni e batteri. È il quadro complesso che emerge dal bilancio della tappa campana di Goletta Verde, la storica campagna estiva di Legambiente. Presentato a Napoli a conclusione della tre giorni di monitoraggi, il report pone l’accento su una piaga mai rimarginata: le gravi inefficienze e le carenze strutturali della rete di depurazione regionale.
I dati del monitoraggio lungo le coste campane
I dati diffusi dall’associazione ambientalista tracciano una geografia delle criticità assai dettagliata. Sui 31 punti campionati lungo la costa campana dai tecnici di Legambiente, 16 sono risultati entro i limiti di legge, mentre ben 15 presentano concentrazioni microbiologiche fuorilegge. Nei campioni è stata registrata una presenza elevata di due specie batteriche target, indicatori di inquinamento fognario: Escherichia coli ed enterococchi intestinali. Tradotto in dati percentuali, il 13% dei punti è risultato inquinato, mentre un pesante 35% è finito nella fascia di fortemente inquinato. La quasi totalità dei prelievi critici coincide con le foci dei fiumi, dei torrenti e dei canali, a dimostrazione che i problemi persistono nell’entroterra e nella cattiva gestione dei reflui.
La situazione critica nella provincia di Salerno
La situazione appare particolarmente critica e complessa nella provincia di Salerno, dove sono stati eseguiti 12 monitoraggi e l’83% dei campioni ha superato i limiti previsti dalla legge. Un dato drammatico per un territorio a fortissima vocazione turistica.
Nello specifico, risultano fortemente inquinati 7 punti: la foce del torrente Regina Minor a Minori; la foce del fiume Irno a Salerno sul lungomare Clemente Tafuri; la foce del fiume Picentino tra Salerno e Pontecagnano in località Torre Picentina; la foce del torrente Asa a Pontecagnano Faiano; la foce del Tusciano tra Pontecagnano e Battipaglia; la foce del canale di scarico a Marina di Eboli e la foce del rio presso via Poseidonia 441 a Capaccio in località Laura.
Altri 3 punti monitorati sono inquinati: la foce di Capo di Fiume a Capaccio in località Torre di Paestum-Licinella, la foce del fiume Solofrone tra Capaccio e Agropoli e la foce di un canale presso la spiaggia tra Caprioli e Palinuro nel comune di Centola. Gli unici due punti promossi e risultati entro i limiti di legge sono la foce del fiume Testene ad Agropoli e la spiaggia antistante il rio Arena, nella Baia Arena tra i comuni di Castellabate e Montecorice.
Le metodologie a confronto: Goletta Verde ed Arpac
Dati, questi, che contrastano fortemente con quelli diffusi dall’Arpac, che disegnano un quadro della costa salernitana di grande eccellenza. Il motivo è metodologico: l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale non effettua analisi nei punti già esclusi dalla balneazione come foci di fiumi, canali e aree portuali, dove invece Goletta Verde concentra l’attenzione. Ciononostante, alcuni elementi coincidono: è il caso delle foci del fiume Irno a Salerno e del Picentino a Pontecagnano, dove pure l’Arpac segnala criticità sui tratti di spiaggia adiacenti, escludendoli dalla balneazione.
L’appello di Legambiente per la depurazione
Per Legambiente, dunque, c’è ancora molto da lavorare sulla depurazione, con molti impianti non conformi ai requisiti. Le percentuali più alte di irregolarità si registrano nelle province di Avellino (66%) e Salerno (53%).
“La fotografia che il nostro monitoraggio restituisce è complessa”, dichiara Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania. “Non solo le nostre analisi rivelano che ci sono ancora troppe criticità nei punti campionati, ma i dati diffusi dal Mase dicono che ancora troppi cittadini e cittadine non possono usufruire di sistemi depurativi adeguati, e questo non è più ammissibile. Infatti, la Campania rientra in tre delle quattro procedure di infrazione avviate dall’Unione Europea contro l’Italia per il mancato rispetto della normativa sulla raccolta e depurazione delle acque reflue, che si trasformano in tasse che paghiamo in bolletta. Bisogna iniziare un percorso di efficientamento della rete di depurazione, che deve diventare una priorità per chi ci governa, per fare in modo che tutti i fiumi campani diventino balneabili come lo è diventata la Senna a Parigi grazie agli investimenti per le Olimpiadi dell’estate 2024”.
