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Cure domiciliari in Campania: Acai chiede regole certe per accreditamento e trasparenza

Giovanni Ardolino (Acai onlus) sollecita la Regione Campania a riformare le procedure di accreditamento delle cure domiciliari per garantire qualità e tutele

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 11/07/2026
Aggiornato il: 11/07/2026
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Giovanni Ardolino

È necessario che la Regione metta ordine nelle nuove procedure di accreditamento delle strutture private che erogano il servizio di cure domiciliari in Campania, garantendo uno standard unico e parametri di qualità, a tutela degli utenti, del personale impiegato e per assicurare che le risorse pubbliche siano spese in maniera adeguata e trasparente. Ad affermarlo è Giovanni Ardolino, presidente nazionale dell’associazione di difesa dei consumatori, Acai onlus.

Le criticità del sistema attuale

Il percorso definito dalla Regione, a partire dal 2023, tramite delibere e decreti con i quali si stabilivano requisiti e procedure, non è stato in grado di fornire una regolamentazione organica e inequivocabile, lasciando ampi margini di incertezza e contraddizione. Non vi sono, insomma, criteri chiari e obbligatori di qualità, organizzativi o professionali per tutte le figure coinvolte, né vincoli contrattuali nei confronti degli operatori che promuovano una stabilità lavorativa, condizione che si tradurrebbe in una maggiore tutela per il paziente. I requisiti richiesti alle realtà accreditate possono essere molto variabili e spesso basati su manifestazioni d’interesse, elenchi e moduli burocratici, senza criteri uniformi e applicabili a tutte le situazioni.

Rischi operativi e disparità territoriali

Non essendo esplicitamente previsto un obbligo contrattuale diretto con gli operatori, gli stessi potrebbero essere individuati presentando semplicemente una disponibilità ad effettuare il servizio, anche in più Asl, senza che vi sia un unico organismo di controllo per l’intera regione Campania, consentendo così anche disparità territoriali. In questo modo si rischia di accreditare strutture che non posseggono capacità organizzative, esperienze e numeri reali per svolgere il servizio in maniera adeguata, con la possibilità che le stesse credenziali, ad esempio di disponibilità di personale specialistico presente soltanto sulla carta, vengano utilizzate anche da altre realtà, determinando così un’alterazione del quadro complessivo. Occorre dunque porre riparo a questa potenziale deriva, per evitare problemi seri nell’erogazione del servizio e disparità di trattamento tra le imprese, i lavoratori e gli utenti.

Le richieste alla giunta regionale

Chiediamo pertanto al presidente della giunta regionale, Roberto Fico, di definire un regolamento dettagliato e specifico, con criteri di qualità e sicurezza assistenziale, standard minimi per le competenze richieste, contratti quadro per le organizzazioni accreditate, indicatori di performance con un monitoraggio periodico dei risultati e criteri di individuazione delle responsabilità. Allo stesso tempo, andrebbe effettuata una verifica incrociata degli elenchi del personale dichiarato dalle singole strutture presso ciascuna Asl.

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