Per Sala Consilina il 13 settembre 2013 rappresenta una ferita ancora aperta nella memoria collettiva. Tredici anni fa il Tribunale cittadino chiudeva ufficialmente i battenti: un presidio di giustizia che per decenni aveva rappresentato un punto di riferimento fondamentale per migliaia di cittadini del Vallo di Diano e delle aree limitrofe veniva cancellato dalla geografia giudiziaria italiana per essere accorpato alla sede di Lagonegro.
Il gesto simbolico della consegna delle chiavi
Alle ore 8:10 dell’epoca, l’allora sindaco Gaetano Ferrari consegnò le chiavi della struttura al luogotenente dei Carabinieri Cono Cimino. Un atto formale che assunse un valore fortemente simbolico: cedere quelle chiavi significava prendere atto della fine di un’istituzione che la popolazione locale aveva tentato di difendere fino all’ultimo momento.
La tensione al momento del trasloco verso Lagonegro
Poco dopo la consegna ebbero inizio le operazioni di trasferimento di arredi e fascicoli verso la sede lucana. A rendere il clima ancora più teso fu la reazione della piazza davanti al presidio: avvocati, amministratori e cittadini assistettero in lacrime all’apertura dei cancelli e all’uscita dei mezzi di trasloco, un momento percepito dalla cittadinanza come la conclusione di un capitolo storico del territorio.
Il presidio delle forze dell’ordine e le proteste istituzionali
La mobilitazione era stata forte ma pacifica. Ciò nonostante, l’area venne presidiata da un ingente dispositivo di sicurezza che contava circa cento unità tra Carabinieri e Polizia di Stato in assetto antisommossa. La presenza dei reparti apparve eccessiva agli occhi dei presenti e del primo cittadino, il quale evidenziò la sproporzione delle misure al prefetto e al questore di Salerno con la dichiarazione: “Mancava solo che mandassero l’esercito”.
Le reazioni della comunità e l’eredità del presidio di giustizia
Prima del completamento delle procedure, il sindaco Ferrari ringraziò la cittadinanza per la compattezza dimostrata nei giorni precedenti, precisando che non vi sarebbe stata resistenza fisica all’uscita dei mezzi poiché la giustizia deve prevalere sull’arroganza. Il 13 settembre 2013 resta una data spartiacque per il Vallo di Diano: oltre alla perdita dell’immobile e dei servizi giudiziari, l’accorpamento ha sottratto al territorio un punto di riferimento professionale e istituzionale di primaria importanza.
