Un socio sfoglia l’estratto conto della società e trova un prelievo importante, privo di fattura e di qualsiasi delibera. L’amministratore tace. A quel punto la domanda riguarda gli strumenti: che cosa si può fare, e contro chi. La risposta passa dall’azione di responsabilità degli amministratori, il rimedio con cui la legge consente di chiedere conto, in tribunale, di una gestione che ha impoverito l’impresa.
Capire quando scatta, chi può avviarla e quanto tempo resta per farlo serve a chi vuole agire quanto a chi amministra e deve tutelarsi.
Che cos’è l’azione di responsabilità verso l’amministratore
L’azione di responsabilità è un rimedio risarcitorio: non punisce, ripara. L’amministratore che con il proprio inadempimento ha danneggiato il patrimonio della società è chiamato a ripianarlo, secondo quanto prevedono l’articolo 2392 del Codice civile per le SpA e l’articolo 2476 per le SRL. La responsabilità ha natura contrattuale, perché nasce dall’incarico ricevuto e dai doveri che ne derivano, e questo incide sull’onere della prova. Quando agisce la società o un socio, il risarcimento rifluisce nelle casse sociali, non nelle tasche di chi ha promosso il giudizio.
Quando scatta: i presupposti del danno
Per arrivare a una condanna servono tre elementi, tutti insieme: la violazione dei doveri imposti dalla legge e dallo statuto, un danno al patrimonio sociale, un nesso causale che colleghi l’una all’altro. Una società in difficoltà non basta: le perdite, da sole, non dimostrano alcuna colpa.
Gli esempi chiariscono il confine: prelievi senza giustificazione, pagamenti a soggetti vicini all’amministratore, operazioni in conflitto di interessi non dichiarato, prosecuzione dell’attività dopo l’azzeramento del capitale. In una decisione del Tribunale di Venezia, l’amministratrice di una SRL è stata condannata proprio su questo terreno: chi agiva aveva dimostrato il prelievo e il calo del patrimonio, e toccava a lei provare a quali fini sociali fossero state destinate le somme. Chi preleva dal patrimonio della società deve poter dimostrare dove sono finiti i soldi.
Chi può promuovere l’azione
Il primo legittimato è la società, che agisce previa decisione dei soci. Nelle SRL la legge si spinge oltre: ciascun socio, qualunque sia la quota detenuta, può promuovere l’azione sociale in nome proprio ma nell’interesse della società, unica destinataria dell’eventuale risarcimento. Nelle SpA serve di regola una deliberazione dell’assemblea, oppure l’iniziativa di una minoranza qualificata, pari ad almeno un quinto del capitale nelle non quotate. Il socio o il terzo danneggiato direttamente dagli atti dell’amministratore dispone poi di un’azione individuale, in entrambi i tipi societari.
Subentrano i creditori sociali, quando il patrimonio della società risulta insufficiente a soddisfarli; la rinuncia all’azione da parte della società non preclude la loro. Se l’impresa approda a una procedura concorsuale, entra in scena il curatore. Il curatore può esercitare sia l’azione sociale sia quella dei creditori, riunendo in un’unica iniziativa ciò che prima spettava a soggetti diversi.
La responsabilità delle SRL e il confine con l’amministratore
Sul piano della responsabilità delle SRL vale una regola di base: i soci rispondono delle obbligazioni sociali nei limiti dei conferimenti, e i debiti dell’impresa restano debiti dell’impresa. L’amministratore non risponde dei debiti della società in quanto tali, ma del danno che la sua condotta inadempiente ha provocato. Il debito verso un fornitore non diventa personale solo perché la società non paga; un prelievo ingiustificato genera invece una pretesa risarcitoria diretta.
Gli amministratori rispondono in solido, salvo chi dimostri di essere esente da colpa, e il socio che abbia intenzionalmente deciso o autorizzato atti dannosi risponde insieme a loro.
Business judgment rule e scelte di gestione
Gestire significa rischiare, e per questo opera la business judgment rule: le scelte imprenditoriali non sono sindacabili nel merito, purché assunte dopo un’adeguata informazione, senza conflitto di interessi e con una valutazione preventiva dei margini di rischio.
I limiti sono netti. Con l’ordinanza 23963 del 27 agosto 2025 la Cassazione ha ribadito che il principio non copre le operazioni irragionevoli, imprudenti o palesemente arbitrarie, né le violazioni di legge, fiscali comprese. Il conflitto di interessi non dichiarato riapre il sindacato del giudice sulla scelta.
Termini di prescrizione e onere della prova
Il termine è di cinque anni, ma la decorrenza cambia con il tipo di azione. Per quella sociale la prescrizione resta sospesa finché l’amministratore è in carica; per quella dei creditori si parte da quando l’insufficienza del patrimonio diventa oggettivamente percepibile dall’esterno. Quando agisce il curatore, il riferimento è la dichiarazione di fallimento, salvo prova contraria dell’amministratore su una data anteriore. L’azione individuale di socio o terzo segue regole proprie, e prima di dare un termine per scaduto conviene verificare il caso concreto.
Sul fronte probatorio pesa la natura contrattuale della responsabilità. Alla società basta allegare l’inadempimento, mentre spetta all’amministratore provare di aver agito con la diligenza professionale esigibile in quella situazione. Per i creditori il carico è più gravoso, perché devono dimostrare anche l’insufficienza del patrimonio sociale.
Come prevenire il rischio: deleghe, verbali, assetti
La prevenzione comincia dalla carta. Le deleghe vanno formalizzate, con limiti di importo e ambiti precisi. I verbali devono dare conto dell’istruttoria svolta, dei pareri raccolti e degli eventuali dissensi: sono il materiale con cui un amministratore dimostra la propria diligenza. Gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati, imposti dall’articolo 2086 del Codice civile, sono il primo presidio contro la crisi e contro la contestazione di mala gestio. La polizza D&O copre la responsabilità civile degli amministratori, ma va letta con attenzione su massimali, esclusioni e retroattività: il dolo resta comunque fuori.
Una valutazione professionale di assetti e decisioni gestionali, compiuta prima che nasca una contestazione, separa i rischi reali da quelli solo temuti. In Soluzione Tasse questo lavoro è affidato a un pool di 35 dottori commercialisti specializzati nella fiscalità d’impresa.
