Un nuovo straordinario capitolo di storia marina riemerge dalle acque cristalline del Cilento. Un sub, durante un’immersione nello specchio d’acqua di Agropoli, ha effettuato una scoperta di eccezionale valore archeologico: dal fondale è affiorata un’antica ancora, con ogni probabilità appartenente al celebre relitto della cocca genovese affondata sul finire del Quattrocento.
La presenza dell’imbarcazione nei fondali agropolesi è ben nota agli studiosi. Gli esperti di storia locale identificano il relitto in una nave da trasporto appartenuta al nobile mercante genovese Silvestro Cattaneo. Secondo le ricostruzioni storiche, la stazza e il prezioso carico della cocca trovarono la propria fine ad Agropoli nel gennaio del 1491, a causa di un tragico naufragio. La nave trasportava un ingente arsenale composto da bombarde, balestre e svariate armi.
Dal saccheggio al caso diplomatico tra la Repubblica di Genova e Re Ferrante
Subito dopo l’incidente, la vicenda assunse i contorni di una vera e propria cronaca da romanzo dell’epoca. Gli abitanti del posto si diedero al saccheggio riuscendo a trafugare l’armamento più leggero, ma nel giro di poche ore scattò il sequestro governativo dell’intero carico da parte delle autorità locali.
L’episodio provocò un’immediata e durissima reazione della Repubblica di Genova, che protestò vivacemente presso il Re Ferrante di Napoli (Ferdinando I). Per tutta risposta e in segno di ritorsione, il sovrano partenopeo fece arrestare tutti i mercanti genovesi residenti a Napoli, trasformando un semplice naufragio in un intricato e gravissimo caso diplomatico. Per risolvere la complessa vertenza politica, Genova fu costretta a schierare il suo miglior ambasciatore, Bartolomeo Senarega, il quale, al prezzo di un oneroso accordo con Re Ferrante, riuscì infine a ottenere la restituzione delle armi recuperate.
Dai primi ritrovamenti del 2000 alla campagna di scavo del 2006
La storia moderna del relitto è iniziata nel 2000, quando il sub Vincenzo Merola, immersosi nello specchio d’acqua sottostante la rupe compreso tra il Fortino e la Licina, notò un oggetto affiorare dalla sabbia. Scavando tra i fondali scoprì un vecchio cannone, seguito a breve distanza da un secondo pezzo d’artiglieria e dalle strutture lignee del fasciame. Nelle perlustrazioni successive vennero alla luce anche una palla da cannone in pietra e alcuni cunei in legno.
Se i reperti più leggeri furono consegnati alla Guardia di Finanza, il recupero dei pezzi più imponenti fu affidato al Gruppo Archeologico Agropoli, guidato dal professor Piero Cantalupo: due cannoni e un’ancora vennero così messi in sicurezza e depositati presso l’Antiquarium di Agropoli. Nel 2006, un’imponente campagna di scavo riportò alla luce l’intero scafo della nave, lungo circa 23 metri. Un relitto di altissimo interesse archeologico che tuttavia presentava un enigma: le dimensioni della struttura mal si conciliavano con quelle dell’ancora recuperata in precedenza, lunga oltre 5 metri.
Svolta nell’enigma del relitto: l’appello per la tutela della Soprintendenza
Oggi l’enigma potrebbe trovare finalmente una risposta. L’ancora individuata di recente dal sub Enzo Frigino ha dimensioni ampiamente compatibili e potrebbe essere proprio l’originale appartenuta alla cocca genovese di Silvestro Cattaneo.
Il nuovo ritrovamento è stato prontamente segnalato alla Guardia Costiera, affinché vengano informate le autorità competenti e la Soprintendenza per i Beni Archeologici. Tra gli appassionati e la comunità locale si spera ora in un rapido intervento di recupero. Il tempo, infatti, stringe: nel corso degli anni diversi frammenti della chiglia sono stati trasportati a riva dalle correnti marine. Un segno evidente che le mareggiate e l’azione erosiva del mare stanno lentamente devastando il relitto, nonostante la gabbia di protezione in pietre realizzata a suo tempo per impedirne lo sfaldamento.
