Nuove operazioni antidroga e anticellulari al carcere di Fuorni a Salerno. Le più recenti hanno portato al sequestro di un ovulo di cocaina e hashish, nascosto da un detenuto nel retto, e di due smartphone, scoperti in una parete della cella. Questi episodi mettono nuovamente in luce la costante battaglia che la polizia penitenziaria è costretta ad affrontare contro i traffici illeciti interni, gestiti da bande rivali che tentano di imporre la loro legge all’interno dell’istituto.
La denuncia del sindacato
A denunciare la situazione è stato Emilio Fattorello, consigliere nazionale dell’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp), che ha espresso pieno compiacimento per l’operato degli agenti.
Tuttavia, la soddisfazione si accompagna a una dura denuncia: «Possiamo dichiarare con elementi certi che la casa circondariale di Salerno risulta uno dei peggiori penitenziari del distretto. Si palesa uno scenario drammatico dove i detenuti impongono la legge del più forte sia sui ristretti più deboli sia sul personale».
Secondo Fattorello, le carenze strutturali come le allocazioni promiscue, il sovraffollamento e la mancanza di un direttore titolare hanno reso la realtà penitenziaria fuori controllo.
La situazione, già critica, è aggravata da turni massacranti, carenze di organico e l’assenza di strumenti adeguati per la gestione degli illeciti. Il rischio è che lo Stato perda la sua autorevolezza dietro le sbarre.
L’escalation dei traffici illeciti
Gli ultimi episodi sono solo l’epilogo di un’estate segnata da continui blitz e sequestri. La casa circondariale di Fuorni è diventata una vera e propria piazza di spaccio, gestita dalla criminalità organizzata. A ridosso di Ferragosto, la polizia penitenziaria aveva già intercettato un drone carico di droga e schede telefoniche, un sofisticato tentativo di rifornire i detenuti dall’alto.