Morte neonato ad Angellara: per la Corte di Assise fu omicidio colposo.

I fatti risalgono al 2019 quando una donna di nazionalità straniera giunse all'ospedale di Vallo della Lucania in stato di shock emorragico

Si è concluso oggi il processo a carico di I. O. alla quale veniva contestato il reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Il fatto risale al 01 ottobre 2019. Alle ore 20:35 la Centrale Operativa del Comando Compagnia Carabinieri di Vallo della Lucania veniva allertata dal sanitario di turno in servizio al pronto soccorso dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania, in quanto poco prima era giunta una donna di nazionalità straniera in stato di shock emorragico, e che a seguito delle prime cure e del successivo intervento chirurgico, si era accertato che la causa era da attribuire ad un recente parto, avvenuto in luogo imprecisato.

Morte neonato ad Angellara: le indagini

Successivamente i militari operanti, recatisi presso l’abitazione dove dimorava la ragazza, rivenivano nell’armadio della camera da letto un corpicino esanime di un neonato di sesso maschile.

Il medico legale accertò, inoltre, che la morte del neonato era avvenuta in conseguenza di una violenta azione posta in essere dalla madre e da cui erano derivate le lesioni che ne avevano cagionato la morte.

Da qui la locale Procura della Repubblica aveva contestato il reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, reato per il quale l’imputata rischiava una pena superiore a 24 anni.

Il processo

Ebbene, all’esito di una complessa istruttoria dibattimentale nel corso della quale si sono confrontati i consulenti della Procura della Repubblica e quelli della difesa, la Corte di Assise di Salerno, ritenendo che le lesioni riportate dal neonato non furono cagionate con volontarietà, ha condannato l’imputata, difesa dagli avvocati Gianluca D’Aiuto ed Antonio La Greca, alla pena finale di anni 3 mesi 6 di reclusione riqualificando il reato di omicidio volontario premeditato in quello di omicidio colposo e riconoscendo la diminuente della seminfermità per l’altro reato contestato di occultamento di cadavere.