Odos, il sentiero di Elea | Podcast

CILENTO. I più gretti luoghi comuni sulla filosofia riecheggiano i vuoti pareri di inutilità formulati da menti talvolta limitate o asservite. Ma “filosofia” significa “amore per la conoscenza”, quella che ha il grande pregio di innalzare la propria coscienza, non certo le mezze verità glorificate su commissione.

Lo diceva anche Parmenide di Elea, l’antica Velia, precedentemente denominata Yele. ”Tutto è parte di tutto, nessun fenomeno è isolato”. Era questo in estrema sintesi il pensiero del pensatore e taumaturgo di Ascea, lodato a perdifiato da Albert Einstein.

Dal poema di Parmenide, vissuto quasi 2500 anni fa, emerge un vistoso parallelismo fra “il sentiero di Elea”( Odos in greco) e la ricerca della conoscenza attraverso l’uso della ragione. Un percorso accidentato che oltrepassa le ingannevoli apparenze esteriori, per raggiungere la sostanza nascosta della realtà, grazie anche all’intercessione della Giustizia (Dike) e della Memoria (Mnemosine).

Difficile non ravvisare nella profondità di questi concetti sempre attuali l’importanza della Natura, ciò che Parmenide soleva chiamare l’Essere. Una Natura spesso prodigiosa come le erbe e le piante spontanee che popolano la macchia mediterranea del Cilento, della Lucania e della Calabria settentrionale.

Il professor Vincenzo Iorio, fisico, ricercatore, egittologo e direttore del Museo delle Scienze “Sannia” di Morcone (BN) scandaglia alcune piante diffuse in Cilento, Calabria settentrionale e Basilicata, quali l’assenzio, la borragine, l’aloe, la bugola ed il peperoncino individuandone i millenari apporti benefici e i punti di forza, tanto nella quotidianità quanto nella medicina.

Una scienza del tutto parallela alla scuola di pensiero eleatica, legata a doppio filo alla spiritualità, alla tipicità dei luoghi e all’orfismo pitagorico. Le parvenze esteriori, convenzionali e grossolane delle erbe succitate e delle loro infiorescenze celano in realtà, segreti sottili e convinzioni consolidate che hanno segnato per migliaia di anni l’esistenza e la longevità di molte generazioni.

I cilentani, i lucani ed i sanniti hanno difatti condiviso risorse, momenti cruciali ed esperienze in un territorio unico, generoso e ricco di cultura, sebbene martoriato da invasioni e ricorrenti isolamenti difensivi.

Vivere il Cilento in tutti i mesi dell’anno significa, dunque, riappropriarsi autenticamente della sua flora spontanea e dei suoi valori spirituali spesso soffocati dalla superficialità dilagante.

(Prof. Nando Silvestri )

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Redazione Infocilento

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