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Liberi professionisti: tutto quello che c’è da sapere sulle tasse per il 2021

La pandemia di coronavirus ha messo a dura prova i titolari di partita IVA, con molti liberi professionisti che hanno registrato un considerevole calo del fatturato nel 2020.

Per questo motivo il governo sta lavorando su diverse misure di sostegno, tra cui la nuova Iscro, un programma sperimentale fino al 2023 per erogare tramite l’INPS un contributo fino a 1.000 euro al mese, valido per le partite IVA iscritte alla gestione separata con una riduzione di oltre il 50% del fatturato rispetto all’anno precedente.

Altri interventi riguardano la possibile rottamazione delle cartelle esattoriali, per evitare che le difficoltà riscontrate nel 2020 si riflettano negativamente nel 2021. L’obiettivo è supportare quest’anno i professionisti, ad esempio attraverso proroghe e rateizzazioni speciali delle pendenze con il fisco, per garantire la tenuta dei livelli occupazionali in vista di una possibile ripresa economica nella seconda metà dell’anno.

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Intanto, con la Legge di Bilancio 2021 è stato introdotto un fondo da 1 miliardo di euro, con il quale i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con un reddito non superiore a 50 mila euro, in presenza di un calo del fatturato di almeno il 33% potranno usufruire dello stop ai contributi previdenziali. Ad ogni modo, per risparmiare su tasse e costi è fondamentale scegliere con attenzione il regime fiscale, sfruttando le soluzioni a disposizione per chi apre la partita IVA come il regime forfettario.

Tasse e liberi professionisti: i vantaggi del regime forfettario

Le misure presentate dal governo saranno in grado di aiutare migliaia di titolari di partita IVA, tuttavia saranno tantissimi i professionisti che non rientreranno nei requisiti previsti dalla manovra.

Come spiegato nel dettaglio anche nella guida alle tasse per liberi professionisti proposta dal tributarista Giampiero Teresi, specializzato nei servizi di contabilità online attraverso il portale Regime-Forfettario.it, è essenziale innanzitutto scegliere il regime fiscale giusto.

La tassazione in Italia è come noto piuttosto elevata, soprattutto per quanto riguarda il sistema contabile ordinario, un aspetto che può penalizzare i professionisti, specialmente durante i momenti di crisi come quello attuale. Il pagamento delle imposte, gli oneri contabili, la fatturazione elettronica e i contributi previdenziali incidono in maniera consistente sulle spese delle partite IVA, dunque è indispensabile adottare un’opzione conveniente e facile da gestire.

Per molti liberi professionisti la soluzione migliore è rappresentata dal regime forfettario, con il quale è possibile pagare un’aliquota agevolata al 15%, una flat tax fissa applicata direttamente sul coefficiente di redditività, il quale dipende dai ricavi e dal codice ATECO scelto per la propria attività. Inoltre, questo regime fiscale permette di ottenere l’esonero dal pagamento dell’IVA, l’emissione facoltativa delle fatture elettroniche e un’elevata semplificazione contabile.

Per i contributi INPS dipende dal tipo di sistema disponibile per la propria attività, infatti chi aderisce alla gestione separata può versare un contributo previdenziale pari al 25,72%, mentre chi deve iscriversi alla cassa di categoria deve considerare le quote contributive minime.

Anche sui costi del commercialista con il regime forfettario è possibile risparmiare, basta scegliere un servizio di contabilità online, per ridurre le spese senza diminuire la qualità del supporto di natura contabile.

Liberi professionisti: calo del fatturato e regime forfettario

Vista la crisi causata dalla pandemia di Covid-19, con migliaia di professionisti che hanno registrato un forte calo del fatturato nel 2020, è previsto un vero e proprio boom di accessi al regime forfettario nel 2021.

In questo caso, le normative di legge prevedono una serie di requisiti per il passaggio dal regime ordinario a quello forfettario, tra cui un compensi non superiori a 65 mila euro nell’anno precedente, con costi inferiori a 20 mila euro per collaboratori e dipendenti.

Anche i titolari di reddito da pensione o da lavoro dipendente possono aderire al regime forfettario, purché tali compensi non superino i 30 mila euro l’anno. Rimangono esclusi, invece, chi usufruire di regimi IVA speciali, i non residenti, con l’eccezione di chi risiede in uno Stato UE e produce almeno il 75% del reddito in Italia, oltre ai professionisti che partecipano a società e imprese. Per la transizione è possibile rivolgersi a commercialisti specializzati nel regime forfettario, con la possibilità di gestire online i servizi contabili e contenere i costi.

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Redazione Infocilento

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