Post del sindaco scatena la bufera tra San Mauro e Pisciotta

Un post sui social del sindaco di San Mauro ha scatenato la bufera e la dura reazione dei cittadini di Pisciotta

SAN MAURO CILENTO. “Io non credo al Covid a Pisciotta, perché i pisciottani non sono in grado di fare una cosa così intellettualmente complicata”. Un post di Giuseppe Cilento, sindaco di San Mauro Cilento, ha scatenato la dura reazione dei pisciottani. Non si comprende il perché del massaggio che il primo cittadino ha voluto lanciare nei confronti dei cittadini dell’altro Comune facendo riferimento ai 17 casi di coronavirus registrati nelle ultime settimane.

Cilento ha definito il suo post come una provocazione e lo ha cancellato poco dopo. Ma ciò non è servito a placare le polemiche e in molti sono stati duri nelle reazioni.

Prima ci ha pensato l’ex consigliere comunale Nanni Marsicano a respingere le accuse al mittente con toni tutt’altro che pacati. Poi sono arrivate le reazioni di altri cittadini. Uno di loro, Antonio Montuoro, ha scritto una lettera aperta all’amministratore cilentano. “Caro Sindaco, ho pochi follower sul social, ma spero che il mio post sia visto da tanta gente e spero che anche il suo sia stato visualizzato in modo sufficiente per condannarla moralmente, laddove la legge magari nulla può”, recita un passo della sua missiva.

E’ poi toccato al sindaco pisciottano Ettore Liguori dare una definitiva replica e mettere la parola fine sulla vicenda: “Non sono in condizione di aprire una polemica con uomini dalla sensibilità del GIuseppe Cilento che ha postato la frase in questione – scrive il senatore – mi vengono in mente solo alcune parole: inopportunità, insensibilità, cafonaggine, etc..:”
“Ai cittadini di San Mauro Cilento
– conclude Liguori – va tutta la mia solidarietà e quella dei miei poco complicati cittadini per il guaio che avrebbero passato”.

Nel primo pomeriggio di oggi, infine, la spiegazione di Giuseppe Cilento:

Ieri sera verso mezzanotte ero seduto davanti alla TV, quando mi è capitato di sentire per l’ennesima volta la notizia del focolaio di Covid 19 di Pisciotta, dettagliata nel numero degli infetti, quasi a far sembrare il luogo il punto dell’espansione della peste universale. Nasce da questo tipo di informazione una caccia al singolo malato, che ha il dovere della quarantena, ma anche il diritto alla sua privacy, come è nelle leggi nazionali e nei diritti umani.
Non condivido questa forma violenta di comunicazione, che produce danni economici, psicologici, politici, umani.
Oggi Covid 19 si cura facilmente come malattia trombotica con Eparina e Cortisone. Negli asintomatici (la maggior dei casi di Pisciotta) è meno di un raffreddore, per cui si prestano semplici cure domiciliari. In quelli affetti da altre malattie ci sono ottimi medici e ospedali addetti alle cure. Sono, inoltre, in vigore misure di sicurezza nazionali e regionali di ottimo livello.
Il terrorismo e il panico non servono, anche perché né a Pisciotta né altrove esistono laboratori con la potenza scientifica e intellettuale in grado fabbricare o ravvivare virus più violenti e complessi che possano potenziare un male decisamente in declino.
Personalmente sono molto preoccupato di questo modo di procedere, che rischia di incrinare la stagione turistica senza alcun motivo, in una fase in cui le attività legate al turismo hanno sofferto non poco e molte non sono aperte o sono a rischio. Io stesso sono firmatario presso le banche di garanzie sui miei beni a favore degli investimenti di una cooperativa. E ho più di un motivo per tentare di arginare questo modo disastroso di informare.
Perciò sono esploso in una affermazione di rabbia e di ironia, se volete una provocazione a fin di bene, per difendere Pisciotta e il Cilento, che ha potuto ingenerare qualche confusione, che è apparsa per poco più di un’ora e che ho immediatamente eliminato dopo che, essendomi svegliato, ho avuto modo di vedere il tono dei commenti molto offensivi nei miei confronti. Anzi in modo molto strumentale l’affermazione è stata ripresa (nonostante io l’avessi eliminata poco dopo) e amplificata con molte insolenze.
Colgo l’occasione per inviare un messaggio di affetto ai tantissimi miei amici di Pisciotta e anche a quelli che non sono andati troppo per il sottile nei miei confronti. Non volevo ingenerare un fraintendimento, che si è verificato, al quale ho posto e pongo rimedio con l’eliminazione del post e con questa mia precisazione.
Il messaggio voleva essere, ripeto, in difesa di Pisciotta e del Cilento. E vi prego di leggere con attenzione quello che ho scritto.
Rimane aperto il problema della violenza falsificante della speculazione politica e della forma di comunicazione dei media, che non giova a chi si ostina a vivere del proprio lavoro e che affida all’immagine sana del territorio del Cilento il proprio destino.

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Sergio Pinto

Inizia da giovanissimo l'attività di giornalista, dapprima collaborando per una radio locale, poi fondando un free press nel territorio di Casal Velino. Successivamente ha lavorato con i quotidiani "La Città", "Il Mattino" e "L'Opinione". Fondatore della casa editrice e studio di comunicazione Qwerty, è stato editore e direttore responsabile del mensile "L'Informazione", distribuito su tutto il territorio cilentano. Dal 2009 è direttore di InfoCilento.

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