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Scario: accusati di abusi sessuali, assolti dopo 19 anni

Una vicenda lunga e intricata che si interseca con un traffico di prostituzione dall'Est Europa

Ha dovuto attendere diciannove lunghi anni per avere giustizia. Accusato nel 2001 di abusi sessuali su una giovane donna russa, solo giovedì scorso per un artigiano di Scario, difeso dall’avvocato Franco Maldonato,  è arrivata l’assoluzione. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Vallo della Lucania con il collegio presieduto dal giudice Mauro Tringali e composto dai giudici a latere Benedetta Rosella Setta e Alberto Imperiale. A processo insieme all’artigiano erano finiti anche un pescatore ed un imprenditore. Purtroppo entrambi non hanno potuto gioire della sentenza  di assoluzione perché nel frattempo sono deceduti.

La sentenza ha messo la parola fine alla lunga e tormentata vicenda giudiziaria che ha visto inizialmente coinvolti i tre cittadini di Scario, nel comune di San Giovanni a Piro,  accusati di ripetuti abusi sessuali ai danni di una giovane donna della Repubblica di Russia. Il caso sin dall’inizio aveva suscitato non poco scalpore e turbato  l’opinione pubblica di tutto il Golfo di Policastro.

I tre uomini, finiti loro malgrado al centro della vicenda giudiziaria, erano conosciuti da tutti come persone perbene e rispettabili, lontane dunque da fatti di cronaca così gravi. Tutti e tre avevano notevoli relazioni sociali appartenenti a famiglie ben inserire nel contesto locale. Il caso di violenza ebbe anche un rilevante eco mediatico da parte della stampa nazionale. Le accuse mosse dalla donna russa aprirono infatti risvolti diplomatici su cui le Autorità di Mosca non mancarono di elevare una vibrata protesta. Le indagini aperte per il caso di Scario portarono ben presto a svelare un traffico di prostituzione proveniente dall’Est Europa, organizzata ed orchestrata da una tale Luba, anch’essa russa, che, coadiuvata dal suo braccio destro della Piana del Sele, avrebbe indirizzato la donna russa e il marito a Scario, ove la stessa sera del loro arrivo, avevano condiviso un cena, innaffiata da molto vino e poi superalcolici, con un pescatore del posto. Da quella cena le accuse mosse nei confronti dei tre uomini. La vicenda ad un certo punto acquisì il colore e le scansioni del giallo, perché il Tribunale della Libertà nel rimettere in libertà l’artigiano di Scario aveva valorizzato un suo omonimo come quarto uomo sulla scena del delitto, descritto come una persona influente e temibile. Nel frattempo la donna russa e il marito rientrano in Russia. Diventa difficile se non impossibile farli tornare in Italia per ascoltarli.

Il 2 ottobre 2008, il Tribunale di Vallo della Lucania, su richiesta dell’avvocato Maldonato, dispone una rogatoria internazionale, chiedendo al Tribunale di Mosca di convocare le persone offese perché potessero essere interrogate dal difensore degli imputati. Pubblico Ministero e difensori italiani erano stati autorizzati ad andare a Mosca per interrogare davanti al Tribunale moscovita la donna e il marito. Poi, per esigenze di contenimento della spesa, la rogatoria è stata sostituita dal Tribunale di Vallo con una videoconferenza. Il processo riprende. Giovedì finalmente arriva la sentenza: il fatto non sussiste. La decisione dei giudici rende giustizia e restituisce la serenità  all’artigiano e alla comunità di Scario che negli ultimi diciannove anni hanno dovuto convivere con la grave accusa.

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