Don Raffaè

«Io mi chiamo Pasquale Cafiero e son brigadiero del carcere oinè». Inizia così Don Raffaè, una delle più note canzoni di Fabrizio De Andrè, scritta dal cantautore genovese ed inserita nell’album: “ Le nuvole” del 1990.Pensavo a quel genio di Faber ,cosa avrebbe detto o pensato alla notizia che le organizzazioni mafiose oggi stanno proliferando con la crisi economica portata dal corona virus? E’ di oggi la notizia che molti Boss, detenuti al regime carcerario del 41bis,lasceranno le loro celle per scontare la loro pena agli arresti domiciliari. E’ un urlo di grande preoccupazione quello lanciato dal Giudice Maresca,(che ha catturato Sandokan, il capo dei casalesi, per intenderci),è il Capo della Procura di Catanzaro Nicola Gratteri(che ha masso alla sbarra centinaia di n’dranghetisti negli ultimi tempi).Questa crisi può far tornare indietro di trent’anni la lotta alla criminalità organizzata. I “Don Raffaè “ ,sono sempre in agguato. Loro offrono :denaro, protezione ed organizzazione. Poi alla fine della pandemia ,si paga il conto. Come? Un nascondiglio sicuro per un affiliato, merce illegale custodita da insospettabili, e così via. Le vie della criminalità sono infinite. Sempre. Lo Stato ,lo stiamo vedendo ,spesso arriva tardi ,a volte male. Loro no. E’ la triste realtà. Lo Stato si mischia all’AntiStato, o meglio l’AntiStato dà risposte che lo Stato non può dare,o non vuole dare subito(tempi della burocrazia infiniti). Chi sta con l’uno e chi sta con l’altro? Sarebbe importante individuare il sentiero che separa un sistema dall’altro.
Potremmo ad esempio capire chi stava con Falcone e Borsellino e chi invece trattava con Cosa nostra una impossibile tregua, un patto che avrebbe ridato forza alla mafia in difficoltà o potere alla politica con la “P” maiuscola?. Lo Stato, a lungo andare, rischia di trasformarsi tutto in Antistato con questa crisi. Non sta bene prendersela solo con la casta, con i potenti, politici, affaristi, grandi finanzieri e grandi corruttori. Non dimentichiamo che purtroppo è tutta o quasi , la società civile che mercanteggia, evade, corrompe ed è corrotta . In questo mondo capovolto però la partita che si gioca in vantaggio di misura per lo Stato, può essere definitivamente stravolta. Escono Boss dal carcere, non perché hanno contratto il virus. Non perché sono risultati positivi al tampone, ma solo perché potrebbero contrarre in isolamento il virus. Questo è inaccettabile. Non ci resta che continuare a cantare…
“Prima pagina, venti notizie, Ventun’ ingiustizie e lo Stato che fa. Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna…con gran dignità.

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Roberto Scola

Roberto Scola, quarantacinque anni, Docente di Lettere e cultore di giornalismo e comunicazione di massa. Ho cominciato da giovanissimo la mia attività di collaborazione con varie testate giornalistiche: Il Mattino, La Città, InfoCilento, poi tante rubriche su tanti giornali locali a cadenza settimanale e mensile. Ho avuto esperienze di relatore in progetti che riguardavano la comunicazione. Mi occupo di cronaca, scuola, politica, storia e letteratura. Attualmente è sempre viva la mia collaborazione con: InfoCilento, Cronache Cilentane, Unico.

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