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Cilento

Sant’Anastasia, mazzette fino a 50mila euro per truccare i concorsi: nei guai anche cilentano

Alessandro Montuori, di Torre Orsaia, è rappresentante di una società cooperativa. E' coinvolto nell'inchiesta per mazzette a Sant'Anastasia

Di:
Ansa
Di:Ansa
Questo articolo è un lancio dell'agenzia Ansa
Pubblicato il: 07/12/2019
Aggiornato il: 07/12/2019
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Mentre la Guardia di Finanza stringeva le manette intorno ai polsi del sindaco di Sant’Anastasia, il Comune veniva addobbato a festa per un matrimonio che si doveva celebrare di lì a poco. Preparativi che non si sono fermati davanti alle fiamme gialle giunte in Municipio per sequestrare computer e faldoni di documenti relativi ad alcuni concorsi pubblici, per i quali sono finiti in carcere il sindaco Lello Abete, il segretario generale Egizio Lombardi, il consigliere comunale di maggioranza Pasquale Iorio, e il rappresentante legale di una società cooperativa di Salerno, con l’accusa di associazione per delinquere dedita alla commissione di più delitti di corruzione. Quest’ultimo, Alessandro Montuori, è originario di Torre Orsaia.

Secondo la Procura di Nola i quattro avrebbero alterato per via informatica i risultati delle prove dei concorsi in cambio di mazzette che variavano dai 30mila ai 50mila euro, da versare prima delle prove.

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La guardia di finanza, che indaga sulla vicenda da mesi, ha posto sotto sequestro anche la società a cui era affidata l’organizzazione dei concorsi pubblici del comune anastasiano. Per altre due persone, la vincitrice di uno dei concorsi ed il marito, il gip di Nola ha disposto invece il divieto di dimora in Campania.

E mentre al primo piano i finanzieri cercavano computer e faldoni da portare via, il portone e il piano terra del municipio venivano addobbati con rose, alberi con fiori bianchi e palle di Natale, e veniva steso un tappeto di petali rossi per il passaggio della sposa. In sala consiliare lo sposo, emozionato, cercava di capire se la presenza della Guardia di Finanza potesse creare difficoltà alla cerimonia officiata dal giudice di pace, sceso dall’ultimo piano del Municipio, dove sono ubicati gli appositi uffici, per indossare la fascia tricolore e consentire il matrimonio.

Al di fuori del Comune, però, i curiosi non attendevano la sposa, ma l’uscita delle fiamme gialle, ricordando l’arresto di un altro sindaco, avvenuto a dicembre del 2013, quando in manette finì Carmine Esposito, zio di Abete. I finanzieri, alla fine, hanno lasciato il municipio insieme al segretario generale ed ai faldoni sequestrati, prima dell’arrivo della sposa, che ha potuto pronunciare il fatidico sì senza problemi

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