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Punti nascita di Polla e Sapri, Tomasco: cittadini hanno diritto a cure sostenibili

"Chiudere i punti nascita di Polla e di Sapri, derogando fino a dicembre quello di Vallo della Lucania, sia un atto scellerato ed immorale, oltre che lesivo dell’incolumità generale dei cittadini cilentani e valdianesi"

Potenziale chiusura dei punti nascita di Polla e di Sapri, interviene il sindacato Nursind. Attraverso una nota inviata ai vertici Asl e della Regione, il segretario territoriale Biagio Tomasco pone una serie di interrogativi: “I cittadini del Cilento e del Vallo di Diano non hanno bisogno di alcuna deroga, perché il loro diritto a cure sostenibili è sancito dalla Costituzione Italiana e non certo dai calcoli di qualche ragioniere statale e/o regionale. Ci vuole dire, di grazia, cosa ha posto in essere la Sua amministrazione per far sì che tanto non accadesse? Crede davvero che ci si possa accontentare di un’ulteriore deroga che altro non farebbe che dilatare la naturale scadenza di quanto previsto dalle norme nazionali, il tutto in un marasma di disorganizzazione e di scostamento dalla realtà che attanaglia i territori del Cilento e del Vallo di Diano? Quali sono le strutture intermedie che potrebbero garantire in caso d’urgenza la giusta e dovuta assistenza al nascituro ed alla madre?
Come faranno i cittadini ricadenti nei comuni di Sapri e di Polla ad arrivare al punto nascita più vicino, ovvero quello di Vallo della Lucania distante un’ora e mezza da Polla ed un’ora da Sapri? Quali sono le eventuali strutture private esistenti sul territorio che potrebbero vicariare il pubblico in caso di urgenza, e come mai le stesse non sono state fatte oggetto dell’accorpamento dei punti nascita? Si vuole forse affermare che nascere in un ospedale pubblico sia meno adatto che nascere in una struttura privata? Speriamo proprio di no vista la quasi totale assenza di strutture private in cui insistano una pediatria ed una rianimazione. Ma soprattutto, egregio Governatore, ci vuole spiegare come mai nel caso delle rianimazioni abbia provveduto a prevederle in deroga anche nei presidi sede unicamente di Pronto Soccorso, pagina 51 del DCA 87 del 05/11/2018, giustamente asseriamo, e non abbia fatto altrettanto con i punti nascita, affidandosi unicamente al Parere del Comitato Percorso Nascita nazionale?”.

“Se tanto ha fatto – ricorda Tomasco – è perché lo poteva fare in virtù di quanto disposto dalla sentenza del Consiglio di Stato secondo cui nell’esercizio dei propri poteri, il Commissario ad acta agisce quale organo decentrato dello Stato ai sensi dell’art. 120 della Costituzione, che di lui si avvale nell’espletamento di funzioni d’emergenza stabilite dalla legge, in sostituzione delle normali competenze regionali”, emanando provvedimenti qualificabili come “ordinanze emergenziali statali in deroga”, ossia “misure straordinarie che il commissario, nella sua competenza d’organo statale, è tenuto ad assumere in esecuzione del piano di rientro, così come egli può emanare gli ulteriori provvedimenti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali necessari alla completa attuazione del piano di rientro”.

Il sindacalista prosegue riferendosi al presidente Vincenzo De Luca: “Da tanto discende che Ella sia il braccio armato del Governo nazionale, Governo che non ha esitato ad attaccare pur facendone intimamente parte per come sopra ben evidenziato. Riteniamo inoltre che chiudere i punti nascita di Polla e di Sapri, derogando fino a dicembre quello di Vallo della Lucania, sia un atto scellerato ed immorale, oltre che lesivo dell’incolumità generale dei cittadini cilentani e valdianesi, ma sopratutto discenda dall’iniqua disposizione per cui si continui a nascere in cliniche private in cui magari non sia presente nè una pediatria nèuna rianimazione, con tutto quello che ne conseguirebbe in caso di parto complicato, e pertanto, nell’ottica del raggiungimento dei parti/anno nelle strutture pubbliche, chiediamo l’immediata revoca delle convenzioni con le strutture private laddove si consenta di partorire”. Di qui la richiesta di una risposta: Vogliamo un’assistenza sanitaria che non venga più definita la maglia nera d’Italia e d’Europa. Vogliamo tornare a vivere come cittadini normali e non come dei diseredati, e chiediamo alla comunità dei sindaci del comprensorio cilentano / valdianese di intervenire fermamente per fermare cotanta barbarie”, conclude Tomasco.

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Redazione Infocilento

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