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Anche nel Cilento, l’avvistamento del pesce killer

Lo scorso anno scattò l'allarme ma i pescatori locali confermano la presenza di specie aliene nei nostri mari

L’avvistamento è dello scorso anno, ma come spesso accade sui social la fretta di riproporre un articolo rischia di indurre in errore. Negli ultimi giorni, infatti, è diventato virale il post della testata on line Giornale della Vela, relativo alla presenza nel Mar Mediterraneo di un pesce mortale. L’articolo di Veronica Bottasini è datato 19 marzo 2018 e fa riferimento al Lagocephalus Sceleratus (nome scientifico del pesce palla argenteo).

Gli avvistamenti sono avvenuti anche nel Cilento e per la precisione a Palinuro. Il fatto che l’articolo risalga allo scorso anno non basta a far tirare un sospiro di sollievo perché la presenza di pesci alieni è stata segnalata anche di recente. Fortuna vuole che l’esperienza dei marinai cilentani eviti che il pesce palla argenteo finisca sulle nostre tavole.

Pesce killer: i pescatori ammettono gli avvistamenti

“E stato pescato anche qui, ma non è il solo pesce non mediterraneo che è arrivato nel nostro mare”, dice un pescatore di Palinuro. “C’è anche il barracuda e una serie di altri pesci, specialmente in Egeo – prosegue – Anche molluschi, conchiglie. Alla Marina di Pisciotta, credo anche a Palinuro è comparso un granchio sottile un po’ zebrato e velocissimo che io non avevo mai visto”.

Insomma l’invasione di specie aliene nei nostri mari c’è. Quello che più preoccupa, però, è proprio il Lagocephalus Sceleratus. Secondo l’Oceanus Research Group questo pesce “è da annoverare fra le peggiori specie invasive del Mar Mediterraneo, con un notevole impatto sull’ecosistema circostante e sul settore della pesca. Il Lagocephalus sceleratus è considerato un serio rischio per i consumatori, contiene una forte tossina chiamato tetrodotossina (TTX) , che può essere letale per gli esseri umani. L’effetto di questa tossina, permane anche dopo la cottura dell’alimento e un avvelenamento da tetrodossina è altamente rischioso: può comportare conseguenze particolarmente gravi per la salute, fino alla morte, che può avvenire dopo poche ore dall’ingestione”. Esso proviene dall’Oceano Indo-Pacifico.

Lagocephalus Sceleratus: l’identikit del pesce

L’identikit è fornito dal Giornale della Vela che riporta le informazioni dell’Oceanus Research Group: “Ha corpo oblungo, fusiforme, ricoperto di pelle liscia senza placche o scudetti, ma dotato di spine corte e disposte in serie longitudinali nella regione ventrale, che è rigonfiabile e pieghettata in attitudine di riposo. La linea laterale è marcata e suddivisa in rami che circondano l’orbita e rami trasversali, che si congiungono con la linea laterale o che si diradano verso la zona ventrale. La testa, robusta, ha occhi circolari di grandezza media e aperture nasali minuscole. La bocca è piccola e i denti sono riuniti in due placche dentarie superiori e due inferiori. Può ingerire acqua o aria. Ha una sola pinna dorsale molto spostata indietro e con 13-16 raggi. L’anale è simmetrica alla dorsale ed ha 11-13 raggi. La caudale (15 raggi) ha il margine posteriore incavato e il lobo inferiore più lungo di quello posteriore. Le pettorali sono alquanto robuste ed hanno 14-16 raggi.

Le ventrali sono assenti. Il colore del corpo è ardesia o grigio azzurrastro sul dorso, bianco latteo nel ventre. Gli esemplari giovanili hanno macchiette nere sparse nella zona spinosa. E’ una specie pelagica che allo stadio giovanile staziona vicino agli estuari dei fiumi e da adulta preferisce acque tropicali o calde, a profondità tra i 10 e i 100 m, ma può scendere anche oltre i 450m. Perlopiù si sposta grazie alle correnti. Se minacciata, si gonfia ingerendo aria o acqua, che trattiene contraendo gli sfinteri del piloro e dell’esofago e in modo da gonfiare lo stomaco, fino ad assumere una conformazione a a palla. Si nutre sia di detriti che di organismi animali (crostacei e molluschi). Raggiunge i 60 cm di lunghezza totale”.

Ma perché è così’ pericoloso?

Questo pesce produce una tossina killer. La Tetrodotossina è una neurotossina presente in alcune specie della famiglia Tetraodontidae (pesce palla o fugu). Si tratta di un composto amino hydroxy quinazoline. In specie alcuni “pesci palla”, la tossicità è generalmente elevata nel fegato e nell’ovaio, mentre in specie d’acqua dolce, la tossicità è maggiore nella pelle. TTX è prodotta principalmente da batteri marini, i pesci palla accumulano TTX attraverso la catena alimentare. TTX è una tra le più potenti tossine conosciute ad azione paralizzante sulla muscolatura.

Secondo quanto stabilito dal regolamento, si legge sul sito del Ministero, “gli operatori del settore alimentare hanno l’obbligo di garantire il rispetto dei requisiti di sicurezza per i prodotti della pesca immessi in commercio e di non immettere sul mercato specie ittiche appartenenti alle famiglie dei Tetraodontidae, Molidae, Diodontidae e Canthigasteridae in quanto contenenti tossine nocive per la salute umana”.

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