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Morte di Francesco Mastrogiovanni, le motivazioni della Cassazione: “Non era aggressivo”

Nel giugno scorso nuove condanne per medici e infermieri

Il processo per la morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di Castelnuovo Cilento morto durante trattamento in regime di Tso all’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania, si era concluso con nuove condanne nel giugno scorso. Per quanto riguarda i medici era stato rigettato il ricorso e rideterminata la pena di Rocco Barone e Raffaele Basso ad un anno e tre mesi; di Amerigo Mazza e Anna Angela Ruberto a 10 mesi. Rigettato il ricorso di Michele Di Genio per il quale era stata dichiarata irrevocabile la condanna per il delitto previsto dagli articoli 110 c.p. (concorso di reato) e 605 c.p. (sequestro di persona). Per quest’ultimo, invece, i giudici avevano annullato la sentenza relativamente al reato di falsità ideologica (art. 479 c.p.) in concorso, con rinvio per nuovo esame sul punto alla Corte d’Appello. Rigettato il ricorso (senza rinvio) anche di Michele Della Pepa per il quale era stata confermata la pena.

Annullata senza rinvio ai fini penali la sentenza per gli imputati condannati per il delitto  previsto dall’art. 586 del c.p. (morte come conseguenza di altro reato) e 110 c.p. (concorso), essendo il reato estinto per prescrizione. Annullati anche gli effetti civili con rinvio al giudice civile competente in grado di Appello. Per quanto concerne gli infermieri, invece, erano arrivate nuove condanne: Giuseppe Forino, Alfredo Gaudio, Nicola Oricchio e Massimo Scarano condannati a 8 mesi; Antonio De Vita, Maria D’Agostino Cirillo, Antonio Tardio, Massimo Minghetti, Maria Carmela Cortazzo, Raffaele Russo a 7 mesi di reclusione.

Annullata la sentenza per Antonio Luongo essendo i reati a lui ascritti estinti per morte dell’imputato.

Le motivazioni

A distanza di quattro mesi arrivano anche le motivazioni: Franco Mastrogiovanni non era aggressivo, non si agitava, non aveva rifiutato la terapia. L’insegnante di Castelnuovo Cilento fu legato mentre dormiva (per consentire ai carabinieri un prelievo di urina che la Cassazione ha stabilito illegittimo) e su quel letto dell’ospedale di Vallo di Lucania restò immobilizzato per 83 ore, fino alla morte.

La Cassazione ha escluso la morte come conseguenza di altro reato, confermando, invece, la condanna per sequestro di persona. «Nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania il ricorso alla contenzione era quasi un automatico complemento del ricovero in psichiatria, costituendo una sorta di protocollo tacito applicato in maniera indistinta», sottolineano i giudici. Escluso, inoltre, che Francesco Mastrogiovanni si fosse messo alla guida dopo l’assunzione di stupefacenti. «Il prelievo suppone sempre il consenso del paziente» ricorda la Cassazione. Invece il medico di turno «ha disposto che fosse sacrificata la libertà personale del paziente allo scopo di assecondare una esigenza investigativa che non trova alcuna tutela nel nostro ordinamento ». Non si comprende, ancora, perché contenzione continuò per quasi quattro giorni. Dai filmati delle telecamere interne non emerge alcuna manifestazione di aggressività che avrebbe potuto giustificare la pratica. Al contrario: «lo stato di agitazione psicomotoria – spiegano i giudici – era riconducibile al perdurare della costrizione meccanica divenuta insopportabile, al caldo e all’insofferenza per la posizione innaturale in cui i legacci costringevano il malato ». 

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