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Halloween come Carnevale: la festa ha preso piede anche in Cilento e Vallo di Diano

Non sono mancati disagi, ad Agropoli sequestrate bombolette spray

Zucche ma non solo: anche forconi, mascherine, scheletri. Halloween fa registrare il boom anche in Cilento e Vallo di Diano, tutti pazzi per “dolcetto o scherzetto?”. E il business c’è anche per i negozi. “I bambini stanno recependo bene il discorso di Halloween, per loro ormai è come un Carnevale, tra vestiti, doni e dolci. Anche i genitori riscoprono la festa che non è più solo per i morti”, dice un commerciante di Agropoli.

Oggi i centri cilentani sono stati invasi da ragazzini, da Capaccio Paestum a Sapri, passando per Agropoli, Sala Consilina, Castellabate, Camerota, Centola, Vallo della Lucania ed anche i comuni più piccoli. Del Carnevale, però, sono state acquisite anche le cattive abitudini: al tradizionale “dolcetto o scherzetto?” dei più piccoli, si sono affiancate scene ben diverse di ragazzini intenti a lanciarsi contro uova, farina o a spruzzarsi tra di loro schiuma. “Sono vietate – dice un negoziante – purtroppo i ragazzini le trovano facilmente, soprattutto nei negozi stranieri e utilizzandole rischiano di rovinare la festa”. Ad Agropoli presenti anche i carabinieri della locale stazione e i vigili urbani che hanno sequestrato diverse bombolette spray. Il loro intervento si è rivelato provvidenziale considerato che nel week end qualcuno aveva pensato di fare le “prove generali” di halloween e senza che nessuno controllasse non erano mancati disagi. Questa volta, per fortuna, non ci sono state particolari criticità.

Perché festeggiamo Halloween?

La notte di Halloween. Ormai è tradizione festeggiarla, ma non è sempre stato così. Anzi potremmo dire che mettere la zucca fuori casa, travestirsi da mostri o streghette, e andare tra le case a chiedere “dolcetto o scherzetto?” è qualcosa di molto recente, almeno in Italia. Ma la festa di Halloween ha origini lontane, è una antica tradizione celtica pagana. In una vasta porzione del Nord Europa intorno al IV-III secolo a.C vivevano i celti, un’insieme di popoli indoeuropei che adoravano divinità legate alla natura e alle virtù guerriere. Questa antica popolazione pagana faceva cominciare il nuovo anno il primo novembre. Il capodanno celtico, il cosiddetto “Samhain”, era celebrato in questo periodo perché stava a indicare il cambio di stagione, la fine dell’estate. Il periodo dei raccolti era finito e non restava che ringraziare gli spiriti degli antenati per la fertile stagione estiva. Come? Lasciando fuori dalle abitazioni dei piccoli banchetti o semplicemente degli ortaggi. Una tradizione che rimase negli anni a venire, anche quando i Celti vennero soggiogati dai Romani a partire dal secondo secolo a.C.. Ben presto gli stessi Romani vennero a conoscenza degli antichi rituali pagani e alcuni di questi vennero tramandati e trasportati in Italia. Così si arrivò al settimo secolo d.C., quando papa Bonifacio IV stabilì il giorno di Tutti i santi. Celebrato originariamente il 13 maggio, venne spostato negli anni al primo novembre. La tradizione pagana era diventata una celebrazione cristiana. Ma non credendo negli spiriti, la festa divenne occasione per celebrare le vite dei santi cristiani.

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