Padula, “Battistero Paleocristiano nel degrado”: appello al Comune

"Vergognoso presentare un monumento di tale bellezza nello stato in cui si trova"

PADULA. “Oltre ad introdurre il pagamento del biglietto di ingresso, il Comune, quale Ente proprietario, non cura adeguatamente né la pulizia ordinaria, né affronta il rischio di emergenza idrica sempre incombente sul Battistero”. La denuncia arriva dal Comitato Civico “Città di Padula” che nei giorni scorsi ha inviato una nota al sindaco Paolo Imparato e al consigliere delegato al turismo Settimio Rienzo, al fine di chiedere interventi per il Battistero Palecristiano San Giovanni in Fonte.

Il comitato fa presente come il monumento sia il periodo di maggiore affluenza, pertanto è “vergognoso presentare un monumento di tale bellezza nello stato di degrado in cui si trova”. “E’ inaccettabile – proseguono dal comitato – la continua assenza dell’amministrazione in ordine alle cure minime di gestione del patrimonio culturale paludese”. La polemica arriva anche in considerazione del fatto che dall’1 luglio scorso i visitatori pagano  un biglietto per accedere al monumento, ciò imporrebbe maggiore attenzione allo stesso. Eppure il comitato denuncia l’assenza di risposte ai solleciti. Di qui un nuovo appello ad intervenire e la richiesta di sapere quali azioni l’amministrazione comunale intenda intraprendere.

[box type=”info” align=”aligncenter” class=”” width=”100%”]Il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte fu eretto nel IV secolo d. C. ed è situato a Padula, a poca distanza dalla Certosa di San Lorenzo. E’ uno dei più antichi battisteri cristiani di tutto l’occidente. Esso anticamente faceva parte del borgo di Marcellianum, suburbio dalla Civita di Cosilinum (oggi Padula e non Sala Consilina come si potrebbe credere) nella regione della Lucania e dei Bruzii. Inoltre Marcellanium era sede di una importante fiera che si svolgeva ogni anno il 14 o il 16 di settembre, in occasione della festa di San Cipriano e che richiamava gente da tutta la Lucania ed oltre. Fu chiamato così in onore di Papa Marcello che nel corso del suo breve pontificato (308-309) riprese il difficile programma di dare una organica sistemazione religiosa al territorio, interrotta dalla feroce persecuzione di Diocleziano. Papa Marcello nel quadro di una estensione dell’organizzazione della chiesa cattolica istituì nuove diocesi, nominò altri vescovi e favorì la costruzione di un battistero per ogni diocesi. L’unicum di questo monumento è rappresentato dal fatto che la vasca battesimale, anzichè essere riempita artificialmente come di solito avveniva negli altri edifici, riceveva l’acqua in maniera naturale perchè realizzata su una sorgente perenne, permettendo il battesimo per immersione. Questo rende il Battistero paleocristiano di San Giovanni di Marcellianum unico nel mondo della cristianità. Il fatto, già singolare, diveniva miracoloso quando ogni anno puntualmente, durante la notte di Pasqua, riservata ai battesimi, la sorgente si gonfiava e l’acqua riempiva la vasca. Il prodigio richiamava folle di fedeli sempre più numerosi, desiderosi di assistere al miracolo delle acque. Proprio questo prodigio faceva di Marcellianum un luogo santo, meta di pellegrini in cerca di segni divini. Le fonti: In una lettera indirizzata dallo statista ed erudito lucano Cassiodoro al re Atalarico nel 527 per chiedere l’intervento dell’autorità pubblica al fine di ristabilire l’ordine, poichè in occasione della fiera di quell’anno si erano verificati gravi disordini che avevano impedito il regolare svolgimento delle negotiationes con danno degli abitanti della regione e dei negotiatiores colà convenuti dalla Campania, dall’Apulia, dal Bruzio e dalla Calabria, Cassiodoro stesso dà una descrizione del posto e accenna al miracolo delle acque che crescevano miracolosamente durante la veglia pasquale. Il borgo di Marcellianum fu abbandonato probabilmente intorno al VI secolo a causa della guerra greco-gotica e la successiva invasione longobarda, oppure, secondo un’altra ipotesi, nel IX secolo a seguito delle incursioni saracene. Il battistero passò ai benedettini, che gli diedero l’attuale nome e poi ai cavalieri dell’ordine dei Templari. L’edificio originario è a pianta quadrata con arcate in mattoni e corrisponde all’ambiente in cui si trova la grande vasca battesimale fiancheggiata da due ambulacri, mentre le altre strutture, come la cappella ed il portico, sono di epoca posteriore. Nella cappella si possono vedere i resti di affreschi raffiguranti gli apostoli, probabilmente di matrice bizantina.[/box]

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Filippo Di Pasquale

Laureato in giurisprudenza, collabora con InfoCilento occupandosi di cronaca attualità e cultura. E' appassionato di musica, eventi e tradizioni locali. Segue con attenzione gli sviluppi sociali del territorio del Vallo di Diano e del Cilento.

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