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Capaccio Paestum, dischetti dispersi in mare dal depuratore: rischio anche per gli animali

Due tartarughe li avevano inghiottiti

CAPACCIO PAESTUM. Sono passati oltre tre mesi da quando migliaia di dischetti plastici appartenenti al depuratore di Capaccio Paestum di località Valorato sono finiti in mare. Una vera e propria invasione che ha toccato prima le coste italiane di Campania, Lazio e Toscana, per arrivare poi in Liguria e lungo il litorale francese.

Sull’accaduto indaga la magistratura mentre l’impianto è stato sequestrato dagli uomini della Capitaneria di Porto. Intanto, oltre l’impatto ambientale, si iniziano ad avvertire anche gli effetti sugli animali di quello che molti considerano un vero e proprio “disastro ambientale”. E’ quanto rende noto Clean Sea Life, il progetto cofinanziato dalla Comunità Europea che si occupa della salvaguardia dell’ambiente marino con un’attività costante di sensibilizzazione e monitoraggio dei rifiuti in mare. L’organizzazione è stata in prima linea nell’attività di controllo dei dischetti, tanto da organizzare anche delle attività di raccolta.

Proprio da Clean Sea Life arriva il nuovo allarme: “Mentre molti dischetti galleggiano ancora in mare e continuano, inarrestabili, il loro viaggio (le ultime segnalazioni li danno a Sete, in Francia, a 200 km dalla costa spagnola, e in Sicilia a Ustica e Milazzo), cominciano ad arrivare le prime prove dell’impatto sugli animali: i nostri colleghi francesi François Galgani e Françoise Claro ci hanno appena segnalato due le tartarughe che li hanno inghiottiti e che illustrano la loro scoperta in questa notizia”, fanno sapere.

Secondo il rapporto degli ambientalisti d’oltralpe, infatti, un paio di giorni fa una tartaruga in cura al centro di Grau du Roi (CESTMed) ha espulso, insieme alle feci, uno dei dischetti sversati in mare dal depuratore. Anche un’altra ritrovata morta li aveva inghiottiti.

“Non sappiamo quando e dove li abbiano mangiati, una delle due era stata marcata in Italia. ma di certo questa è la prima prova dell’impatto dei dischetti su una specie protetta”, fanno sapere dal gruppo ambientalista.

Ovviamente non vi può essere prova che i dischetti siano proprio quelli provenienti da Capaccio, ma da Clean Sea Life precisano che sono dello stesso tipo.

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