109 anni fa nasceva Liborio Bonifacio: per molti l’uomo della speranza

Suo un siero anticancro che però la medicina ufficiale non ha mai riconosciuto

Liborio Bonifacio oggi avrebbe compiuto 109 anni. Nacque a Montallegro, nell’agrigentino, ma dopo essersi laureato in veterinaria all’Università di Perugia nel 1931 si trasferì ad Agropoli dove rimase fino alla morte.

La sua storia balzerà sotto i riflettori nel 1956. In una notte di inizio Ottobre, infatti, Bonifacio ebbe la sua intuizione più grande: le capre sono esenti da cancro e, pertanto, tale loro immunità con un siero opportunamente allestito potrebbe essere trasferita all’uomo.

Ma il problema, per Bonifacio, era da dove estrarre quella sostanza in grado di trasferire l’immunità della capra all’uomo. Indubbiamente doveva essere cercata a livello di un sistema o apparato che coinvolgesse tutto l’organismo dell’animale, non sapendo egli stesso quale fosse la causa di quella immunità naturale o acquisita.
Dopo giorni, mesi, di prove e riprove su cavie ed altri animali da esperimento (Bonifacio si era creato un vero e proprio laboratorio), decise di estrarlo dalle feci, all’interno dell’intestino dell’animale macellato. Questa fu l’intuizione e così nacque quello che poi venne definito impropriamente siero Bonifacio.
La voce degli esperimenti di Bonifacio cominciò presto a spargersi ad Agropoli, destando la curiosità di qualche medico del luogo, che invitò lo stesso Bonifacio a presentare il suo prodotto ad alcuni specialisti di Salerno: era il 1954, anno della prima cocente delusione. Il direttore della Scuola di Ostetricia di Salerno, dopo esperienze positive su cavie prima e su pazienti poi, cercando di trarne il massimo vantaggio, chiese a Bonifacio la formula del siero, pena la comunicazione di dati negativi al Ministero della Sanità! Bonifacio, avvertito in tempo delle intenzioni poco oneste di detto professore, rifiutò di dare la formula.

Ormai si era però innescato un meccanismo a macchia d’olio, per cui la notizia degli esperimenti portati a termine alla Scuola di Ostetricia di Salerno, aveva varcato i confini della città, della provincia, della regione. Bonifacio era ormai noto alla stragrande maggioranza degli italiani. Cominciarono i primi lunghi pellegrinaggi ad Agropoli, alla ricerca del siero della speranza, la gente faceva ore di fila, le distribuzioni dell’anticancro si susseguivano a ritmo incessante, frenetico, le richieste divennero migliaia, i medici attestavano i miglioramenti su pazienti ormai votati a sicura morte.

Nonostante tutto questo, si era così giunti al 1969, dei santoni della medicina ufficiale nessun segno, ma ancora più delittuoso era il silenzio di coloro che avevano l’obbligo di salvaguardare la salute pubblica, ovvero ministri, sottosegretari, direttori generali, insomma i facenti parte di quel carrozzone definito Ministero della Sanità. “Niente. Non si mosse niente”. Ma ecco la svolta decisiva: il giornale Epoca, nella sua rubrica Storie impossibili, cominciò ad interessarsi della vicenda, pubblicò una lunga serie di articoli, portando testimonianze dirette, documentando i buoni risultati ottenuti con il siero, aiutando Bonifacio a creare un nuovo laboratorio per la produzione, essendo divenuta la richiesta sempre più pressante e continua, non solo dall’Italia, ma anche dall’estero.

Fu così che l’allora Ministro della Sanità, Camillo Ripamonti, il 31 luglio 1969, comunicò ad Epoca, con una lettera aperta, la decisione di aprire il “caso Bonifacio”, affidando l’esame preliminare sui fondamenti scientifici del metodo di cura al Prof. Valdoni, per poi eventualmente sperimentare il preparato negli Istituti Nazionali per il Cancro di Milano, Napoli e Roma, nonché presso l’Istituto di Oncologia dell’Ospedale Maggiore S. Giovanni Battista di Torino.
L’11 agosto 1969, Bonifacio si incontrò con il prof. Valdoni. A settembre Bonifacio consegnò il prodotto all’Istituto Superiore di Sanità, per le prove batteriologiche e di tossicità. Improvvisamente il voltafaccia: i direttori dei quattro centri tumori si riunirono e decisero di ridurre gli esperimenti ad un solo Istituto, quello di Roma, mentre il prof. Valdoni veniva totalmente estromesso dalla questione, ed il Ministro emanava il seguente decreto: “Per la vasta risonanza suscitata nella pubblica opinione dalle notizie, largamente diffuse dalla stampa d’informazione, concernenti le asserite proprietà antitumorali di un prodotto biologico di provenienza animale, preparato dal veterinario dottor Liborio Bonifacio. Visto l’esito favorevole delle indagini espletate dall’Istituto Superiore di Sanità in merito alla innocuità e sterilità del prodotto e tenendo presente l’opportunità di promuovere una approfondita sperimentazione del prodotto anche sul piano clinico, allo scopo di acquistare ogni più utile elemento di giudizio.

Così, tra le proteste generali, ebbe inizio quella che fu da tutti definita la “sperimentazione burla” del siero. Infatti, il 29 maggio 1970, dopo appena 16 giorni di sperimentazioni cliniche e su soli otto pazienti, la Commissione Bucalossi assegnava al Ministro il vile verdetto: “L’anticancro Bonifacio è dichiarato inefficace. Non cura i tumori e non ha alcuna azione sulla loro sintomatologia”.
Perché tanta fretta a chiudere la sperimentazione dopo appena 16 giorni e non dopo i sei mesi previsti dal decreto ministeriale? Perché su soli otto pazienti e tutti in fase preagonica?
Bonifacio si pose tutti questi interrogativi e con lui migliaia di persone. Bonifacio, sdegnato, si ritirò ad Agropoli, cercando di dimenticare tutta la vicenda, che gli aveva solo procurato un’infinità di amarezze e delusioni. Morì ad Agropoli nel marzo 1983.

Di recente alcuni studiosi hanno rivalutato la sua cura ma la medicina ufficiale non ha mai accettato ulteriore sperimentazioni.

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Redazione Infocilento

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7 commenti

  1. In realtà il siero bonifacio non era altro che vitamine e proteine disciolte in glucosio. Fu sperimentato sugli esseri umani a seguito di una protesta popolare fomentata dai giornali dell’epoca con risultati negativi. Inoltre le capre non sono immuni da tumori ma contraggono tumori maligni come tutti gli animali.Quindi anche l’idea di partenza di Bonifacio che le capre non contraggono tumori era sbagliata.

    1. L’anonimo commentatore(l’anonimato si commenta da solo) riporta una falsa notizia, affermando che il Siero Bonifacio fu sperimentato con esiti negativi. L’allora Ministro della Sanita’ Renato Altissimo sconfessando la sperimentazione farsa del 1970 ( condotta su pochi ammalati in stato preagonico che pur ebbero dei benefici) agli inizi degli anni ‘80 riapri’ il caso istituendo un’apposita Commissione. La Commissione non giunse ad alcun risultato, in quanto il Dott.Bonifacio non consegno’ alla stessa alcun preparato perché non ebbe alcuna garanzia circa l’imparzialita’ della Commissione stessa. Quindi in nessun caso furono accertati effetti negativi del siero Bonifacio. E’ inoltre falsa la notizia che le capre non sono immuni dal Cancro. Il Principio della refrattarietà ai tumori delle capre e’stato accertato dalla scienza veterinaria,unica ad aver titolo in materia. Restano Comunque le migliaia di testimonianze degli effetti benefici prodotti dal Siero Bonifacio attestate da migliaia di certificazioni mediche, oltre che dalla riconoscenza degli ammalati e dei loro parenti. Il Caso e’ tuttora aperto.
      Eredi Bonifacio

  2. Chi non a conosciuto ne il Dott. Bonifacio e ne il siero taccia. Lui era un vero signore non prendeva niente da nessuno e il siero funzionava a mia madre l,ha fatta vivere altri trenta anni. Grazie ancora dott. Bonifacio.

  3. Grande dott Bonifacio. Mi auguro che possa avere la sua rivendicazione. .per la soddisfazione della sua famiglia ma soprattutto per il bene dell’umanità.

  4. Mio padre era un estimatore dell’uomo Liborio BONIFACIO a prescindere dalle sue qualità di medico veterinario e direi scienziato. Spero anch’io che le sue scoperte e il suo impegno possano trovare, seppur tardivamente, riconoscimento scientifico . Lo spero per lui e per i tanti troppi che ancor oggi combattono questo terribile nemico che e il cancro

  5. lascio perplesso di quanti pochi “commenti” significa che in pochi ricordano Bonifacio che ha dato tanto per il Cilento e l’Italia tutta.

  6. Nel 1982 andai dal Dottor Bonifacio per mio padre affetto da carcinoma polmonare.
    Il dottore mi ricevette a notte inoltrata a causa della numerosa folla che che attendeva di parlare con lui.
    Gentilissimo mi spiegò che purtroppo nel caso di mio padre non aveva mai avuto riscontri positivi con il suo siero. Fosse stato un imbonitore mi avrebbe detto tutt’altro.
    Mentre stavo andando via il dottore mi consegnò alcuni flaconi del suo siero spiegandomi come avrei dovuto somministrarlo a mio padre. Gli chiesi perchè me li voleva dare e lui mi spiegò che purtroppo non aveva mai potuto ottenere guarigioni, ma che aveva sempre ottenuto che il suo rimedio evitasse al paziente dolori e che dato il tipo di carcinoma di mio padre questi dolori non sarebbero mancati.
    I medici mi confermarono che sicuramente i dolori forti si sarebbero manifestati.
    Somministrai il siero e mio padre non ebbe mai manifestazioni dolorose.
    Nell’accomiatarmi chiesi al dottore quanto dovessi e lui mi disse che non aveva mai preso denaro. Dovetti di nuovo più volte richiedergli il siero ed il dottore mi spedi sempre il pacchetto senza neanche caricarmi il costo postale.
    Una persona per bene, tutt’altro che uno stregone. Conservo di lui un ottimo ricordo.
    Mi chiamo Fabio Maggiori sono di Fermo ho 68 anni, sono laureato anche se non in medicina e non ho alcun interesse di nessun genere in relazione al siero di Bonifacio