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Bambi poteva essere salvato: ma nel Cilento nessuna struttura per la cura degli animali selvatici

Il centro più vicino è a Napoli

CERASO. Ha commosso il Cilento la storia di Bambi, il cucciolo di capriolo salvato sulla Cilentana dall’aggressione di tre cani, ma poi morto per le ferite riportate. La vicenda risale allo scorso 21 settembre: l’animale era stato sottratto alle insidie di un branco di randagi grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco di Vallo della Lucania. I veterinari dell’Asl Salerno lo avevano poi accudito e sottoposto alle prime cure, lasciandolo per la notte in un locale del comune di Ceraso per poter continuare a monitorare le sue condizioni prima di rimetterlo in libertà. Nonostante le cure specifiche, però, all’indomani l’animale è stato rinvenuto morto.

Probabilmente a causarne il decesso è stata qualche lesione interna, difficile da diagnosticare senza analisi specifiche, possibili soltanto in un centro specializzato. Ma il problema è proprio questo perché in tutto il territorio del Parco manca una struttura del genere. Dal Cilento il centro più vicino è il Frullone di Napoli, specializzato nell’assistenza e nella riabilitazione degli animali selvatici. Tuttavia trasportarlo nel capoluogo Partenopeo sarebbe stato complicato, sia per la tempistica che per l’assenza di un’ambulanza o comunque un altro mezzo di trasporto per gli animali di cui l’Ente Parco non dispone.

Un vero e proprio paradosso che uno dei Parchi più estesi d’Italia, con oltre 181mila ettari, sui quali insiste una grande varietà di fauna, negli anni non si sia dotato di strutture e strumenti per la tutela, la salvaguardia e la cura degli animali. Il capriolo poteva probabilmente essere salvato se ci fosse stata una struttura specializzata in zona; lo stesso discorso vale anche per il cinghiale rinvenuto nel mese di agosto ferito sugli scogli di Pioppi. Sarebbe dunque opportuno che l’Ente investa in questo settore, realizzando strutture apposite o riattivando quelle esistenti. E’ il caso del centro per il recupero dei rapaci, di Sessa Cilento. Quest’ultimo per anni ha svolto un’importante funzione per la fauna selvatica ma da decenni è in uno stato di totale abbandono.

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