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Il film ”Fifty rupees only” si aggiudica il Mediterraneo Video Festival

Quest’anno si è celebrato il ventennale della manifestazione

Il ventennale del Mediterraneo Video Festival si è concluso con la vittoria del film “Fifty rupees only”, in cui Nagore Eceiza Mugica affronta il tema dell’amore idilliaco nelle pellicole bollywoodiane. Nella cornice indiana, le storie d’amore si presentano meravigliose e appassionate. In realtà, si tratta di contratti vincolanti, mediante la cosiddetta “Sagai”, cerimonia in cui i genitori scelgono i futuri partner e il destino dei figli. La giuria, composta da Azedin El Ouafi, Hafida Kassoui, Emanuela Piovano e Paolo Speranza, ha assegnato il primo premio per la «qualità dello stile cinematografico, molto elaborato e sicuro, che il regista adopera per narrare un fenomeno drammatico ed anacronistico dei nostri tempi, diffuso in India e non solo, con diverse angolazioni ed un ritmo dinamico che porta lo spettatore nel cuore delle storie personali e del contesto sociale della realtà rappresentata».
Il secondo premio è invece andato all’italiano “La cena di Toni” di Elisabetta Pandimiglio: «per l’attualità della tematica scelta, il rigore estetico e visivo, l’autenticità del vissuto di Toni de Marchi (reporter coraggioso e da sempre civilmente impegnato) che ci trasmette un profondo messaggio di dignità e di forza interiore, che la regista rappresenta con uno sguardo raffinato e mai invadente, nella migliore tradizione del realismo italiano».
Infine, il terzo posto l’ha conquistato il film dal titolo “Moo Ya” di Filippo Ticozzi «per la scelta coraggiosa della produzione e del regista italiani di narrare, attraverso il linguaggio cinematografico, una realtà politica e sociale finora conosciuta soltanto tramite scarne notizie e rari reportage; per l’idea di dare voce ai sopravvissuti della terribile guerra civile in Ruanda ed alle loro testimonianze».

Il Medfest, in questi anni, ha raccontato e diffuso storie ed emozioni di un cinéma direct al paesaggio e alle dinamiche del Mediterraneo: «abbiamo raccolto immagini, storie, musica, segni del Mediterraneo e li abbiamo condivisi per avere la consapevolezza del nostro riferimento d’identità (oggi ACM) e invitato alla ‘partecipazione’», annota Maria Grazia Caso, direttrice artistica, che tiene a precisare che «chi scrive di mediterraneo o ci naviga, ha delle ragioni per farlo e questo è stato possibile grazie al dialogo sensibile con registi, produttori, scrittori, studiosi, artisti, musicisti e amici che hanno lasciato il loro segno».

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