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Crisi idrica nel Cilento, Maione: “nessuna responsabilità di Consac”

Crisi idrica nel Cilento, Maione: “nessuna responsabilità di Consac”

“Consac soggetto danneggiato dalla situazione di obsolescenza degli impianti”

“Consac soggetto danneggiato dalla situazione di obsolescenza degli impianti”

“In Italia, ma anche nel Cilento l’acqua è disponibile in grandi quantità. Ma paradossalmente, ciò non è sufficiente per garantire continuità all’erogazione del servizio perché le reti idriche locali, come del resto su tutto il territorio nazionale, versano in pessimo stato”. E’ quanto dichiara Gennaro Maione, presidente del Consac, il consorzio che gestisce la rete idrica in gran parte del territorio del Cilento e Vallo di Diano.

Alla base della carenza di risorsa idrica, quindi, vi sarebbero più ragioni, non dettate dall’assenza di sorgenti: “L’eccessivo numero di gestori del Servizio idrico integrato, il gap infrastrutturale, a fronte di investimenti pro capite pari quasi a zero, gli elevati costi di manutenzione e gestione, sommati ad un eccessivo e scorretto consumo di acqua potabile e di acqua minerale (noi italiani siamo tra i maggiori consumatori e “spreconi” al mondo) cronicizzano una condizione ormai insostenibile”, evidenzia il presidente del Consorzio.

Tuttavia di tale situazione non sarebbe imputabile a Consac “cui è assegnato un ruolo gestionale delle infrastrutture comunali e regionali”. Secondo Maione, anzi, “Consac, insieme agli Utenti, è il soggetto maggiormente danneggiato dalla generale situazione di obsolescenza in cui versano gli impianti.Consac è un’azienda pubblica e il suo obiettivo non è l’utile di esercizio, piuttosto una missione operativa di gestione delle reti di cui non detiene la proprietà. Il discorso è dunque ben più complesso. Consac si trova a gestire un sistema di reti idriche, così come progettato e pensato, decenni fa, dalla Cassa per il Mezzogiorno e dai suoi consulenti. Se è vero che disponiamo di abbondanti risorse idriche, altrettanto vero è che necessitiamo di opere di presa, adduzione, trasporto, accumulo, potabilizzazione, strumenti di misura che richiedono investimenti consistenti”.

In questo senso, quindi, Consac sarebbe andata oltre il ruolo di mero gestore. “È il caso – evidenzia Maione – dell’Acquedotto Faraone per il quale sono state avanzate istanze di finanziamento, progetti e relativi adeguamenti senza che siano pervenute risposte concrete dagli enti competenti. Gli unici interventi realizzati sulla condotta sono stati effettuati per un ammontare di circa un milione di euro con fondi del Ministero dell’Ambiente e fondi propri del gestore. Ma sono ben poca cosa rispetto al fabbisogno reale. Per questo motivo Consac ha provveduto in diverse occasioni a sollecitare i sindaci del territorio perché le istanze di finanziamento diventassero un impegno comune e condiviso. All’Ato e alla Regione Campania, poi, Consac ha richiesto l’assegnazione di potabilizzatori che, in quanto opere destinate al servizio idrico integrato, dovrebbero essere assegnate all’azienda gratuitamente. Anche in questo caso, per tutta risposta, silenzio”.

Per Maione, dunque, “È evidente che la responsabilità di tutti i disservizi non possa essere addebitata semplicisticamente a Consac”.

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