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Rutino, la Corte di Appello di Napoli dà ragione a Gerardo Immerso

Rutino, la Corte di Appello di Napoli dà ragione a Gerardo Immerso

Immerso era decaduto da sindaco ma la decisione della Corte potrebbe cambiare lo scenario politico

Immerso era decaduto da sindaco ma la decisione della Corte potrebbe cambiare lo scenario politico

RUTINO. A Rutino si vota o non si vota? Secondo il Prefetto di Salerno i cittadini dovranno recarsi alle urne l’11 di giugno per rinnovare il consiglio comunale ma una recente ed importante decisione della Corte di Appello di Napoli potrebbe rimescolare le carte in tavola, cambiando il futuro prossimo delle vicende politiche rutinesi. Il 5 giugno dello scorso anno, Gerardo Immerso ha vinto le elezioni comunali nel centro cilentano ma dopo nemmeno 3 mesi dal voto è stato dichiarato dalla Prefettura, per effetto della legge Severino, incandidabile perché sulla sua testa verteva una condanna in appello per ricettazione. Tale condanna è stata emessa il 14 novembre del 2012 e poi passata in giudicato il 28 gennaio del 2013, ciò perché Immerso non ha presentato ricorso in Cassazione.

Immerso è stato sospeso dal ruolo di sindaco e a tutt’oggi il comune è retto dal vicesindaco Michele Ferraro, primo eletto nelle consultazioni elettorali. Nel frattempo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha disposto lo scioglimento del consiglio comunale, condannando di fatto il comune a nuove elezioni. Il primo cittadino decaduto ha fin da subito sostenuto di non essere a conoscenza della condanna a lui ascritta in quanto il Tribunale non gli ha mai notificato la cosa e quindi non si è difeso nel terzo grado di giudizio. La decadenza da sindaco ha creato un vero e proprio terremoto politico nel Cilento con una tale risonanza nazionale da portare zelanti deputati a discutere del caso in Parlamento senza però ottenere risultati validi. Nel piccolo centro cilentano c’è molta confusione, gli animi sono molto caldi e la tensione, ormai alle stelle, è palpabile.

Alle parole di Immerso hanno creduto in pochi ma a dare ragione all’ormai ex amministratore è ora la Corte partenopea la quale ha ammesso che mancano le prove dell’avvenuta notifica «e pertanto – si legge nell’ordinanza del Magistrato – l’imputato può essere riammesso nei termini temporali per proporre ricorso alla Corte Suprema di Cassazione». Nella medesima ordinanza si legge anche che dall’esame del fascicolo processuale che ha portato alla condanna sono state rilevate delle anomalie, come ad esempio la manomissione materiale degli atti relativi proprio alla notifica. Per arrivare a questa decisione la Corte di Napoli ha ovviamente effettuato delle indagini, anche col supporto di Poste Italiane, grazie alle quali si è potuto constatare la non esistenza di prove che accertino la famosa notifica.

Sunto di ciò è che per Gerardo Immerso si sono riaperti i termini per presentare ricorso in Cassazione alla condanna del 2012 e, di conseguenza, le elezioni dell’11 giugno prossimo sono messe in seria discussione perché nel maggio dello scorso anno era a tutti gli effetti candidabile. Altra anomalia di questa situazione è che il fatto sia venuto fuori solo in seguito alle elezioni dello scorso anno, forse per ingerenze esterne. Nei 3 anni successivi alla condanna, infatti, per Immerso non ci sono mai stati problemi né nel campo lavorativo né in quello amministrativo essendo lui vicesindaco dell’amministrazione guidata dall’allora primo cittadino Michele Voria.

«Sono vittima di un paradosso – dice – che ha reso un inferno questi ultimi mesi, sia per me che per le persone che mi stanno intorno. Grazie all’ordinanza del Tribunale di Napoli, sembra che le cose si stiano mettendo per il meglio e davanti a me vedo nuovamente un futuro roseo. In molti ora dovranno ricredersi e pensare che ho sempre agito in buona fede. Sono stato attaccato da ogni parte, sul livello personale e su quello lavorativo, sono stati attaccati la mia famiglia, mia moglie, le mie figlie, i miei affetti e quanti sono stati al mio fianco sin dal primo momento. Per un’assurdità legislativa, strettamente legata alla mia sfera lavorativa – continua – hanno subito dei seri danni la vita politica di Rutino, i rutinesi e la mia squadra amministrativa». Immerso parla anche della sua decadenza da sindaco: «non ero candidabile per un presupposto che adesso è venuto meno e, seguendo un semplice ragionamento logico, la mia incandidabilità nel maggio del 2016 non ha nessuna ragione di esistere. Alla luce degli atti confermati dal Tribunale, la convocazione dei comizi elettorali a Rutino è illegittima e pertanto posso assicurare che la mia amministrazione avrà scadenza naturale soltanto nel 2021. Sono pronto a tutto – conclude – pur di aver il riconoscimento della verità».

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