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Cilento: gli studenti si trasformano in professori per insegnare le buone pratiche del riciclo

Cilento: gli studenti si trasformano in professori per insegnare le buone pratiche del riciclo

Delegazione calabrese in visita all’IC di Santa Marina

Delegazione calabrese in visita all’IC di Santa Marina

SANTA MARINA. Nel Cilento gli studenti diventano insegnanti. Accade  all’istituto comprensivo di Santa Marina, sotto la dirigenza di Maria De Biase, già balzata agli onori della cronaca per alcune iniziative quali l’ecomerenda con prodotti biologici dell’orto sinergico; la pratica dei Rifiuti Zero; il riciclo degli oli esausti per la realizzazione di saponette.

Oggi, invece, gli studenti di una classe prima della scuola secondaria di primo grado di Policastro Bussentino, hanno impartito ad una comitiva proveniente dalla Calabria una singolare lezione di educazione ambientale, mostrando le attività che si svolgono nel loro plesso scolastico. Si è parlato di raccolta differenziata, di come vetro, carta, plastica e gli altri materiali possano essere riutilizzati per creare oggetti di ogni tipo e successivamente venduti nel mercatino annuale o utilizzati nella scuola stessa. Un modo per tutelare l’ambiente e soprattutto per risparmiare. Nel caso specifico dell’olio esausto, quello della scuola (o quello donato dalle famiglie all’istituto) viene trasformato tramite il processo della saponificazione.

Il gruppo calabrese ha potuto ammirare le due piccole compostiere domestiche per la produzione di fertilizzante destinato ai due piccoli orti della scuola (di cui uno tradizionale e l’altro addirittura sinergico) dal quale giungono i prodotti che vengono consumati durante l’intervallo nella cosiddetta ‘ecomerenda’.

“Sensibilità, accortezza e armonia sono le carte vincenti di questa scuola, dunque, dove l’immaginazione e la creatività la vincono sul consumismo e sulle abitudini più deleterie per l’ambiente e la salute; dove didattica e attuazione vanno di pari passo; dove tra  ‘dire’ e ‘fare’ non c’è di mezzo un mare”, ha detto uno studente calabrese.

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