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A Padula la presentazione del libro su Agostino Di Bartolomei

“Guidaci ancora Ago” sarà presentato a Padula presso il “Circolo Sociale Carlo Alberto 1886”

Nell’ambito delle celebrazioni per il 130° Anniversario della Fondazione, il “Circolo Sociale Carlo Alberto 1886”, in collaborazione con la Banca Monte Pruno di Roscigno e Laurino, presenta una interessante serata di sport e cultura nel ricordo di un campione scomparso prematuramente, il calciatore AGOSTINO DI BARTOLOMEI. Tutto questo ed altro è racchiusa nel libro di Pietro Nardiello “GUIDACI ANCORA AGO”, che racconta un calcio d’altri tempi visto da un ragazzo della curva dello stadio di Salerno.

Dedicato alla figura di Agostino Di Bartolomei, questo libro narra dieci anni di vita calcistica, sociale e politica a Salerno, partendo dalle lunghe stagioni della Salernitana in serie C alle promozioni in serie B. Sullo sfondo i fatti più importanti: la caduta del Muro di Berlino, le stragi di mafia e tangentopoli.
Calcisticamente, Di Bartolomei é stato anzitutto una bandiera, una colonna della Roma dei primi anni ’80 che sotto la guida di Nils Liedholm riportò il tricolore a Trigoria dopo quasi quarant’anni, e soprattutto di quella squadra che arrivò a un passo dalla vittoria in Coppa dei Campioni, nel 1984. Nasce come centrocampista classico, buona interdi-zione e ottima visione di gioco, il tutto condito da un destro potentissimo che ne fa un gran tiratore di punizione ed un eccellente rigorista. Ma nella stagione ’82-’83 il Barone lo reinventa libero, al fianco dello straripante Vierchowod; in questa nuova veste di regista arretrato, é insieme a Falcao il sostrato di talento che lancia la Roma verso l’agognato scudetto. Capitano di quella meravigliosa compagine, Di Bartolomei ha però ben poco dell’esuberanza tipica dell’am-biente romano. Ciò che conta di più per Agostino sono l’onore, la gloria e la dignità. L’anno successivo, la grande altalena: la Roma sale, sale in altissimo, quasi fino a toccare il cielo. Quasi, perché proprio quando sta per afferrare le stelle, piomba giù, irrimediabilmente giù. Nel 1984 infatti, i giallorossi arrivano in finale di Coppa dei Campioni, per di più all’Olimpico, il loro stadio. Tutti sappiamo come andò, con una terrificante sconfitta ai rigori, e il Liverpool campione d’Europa. Lì si concluse l’avventura da giocatore della Roma, e sostanzialmente anche da professionista, di Di Bartolomei. Lasciata la capitale Agostino si accasa al Milan dove però, dopo aver riabbracciato Liedholm, trova un calcio non più per lui, con l’avvento di Sacchi, portabandiera di un nuovo modo di giocare a pallone. Brevi parentesi a Cesena e Salerno, e poi il sipario cala ufficialmente. Poi, l’indefinibile: il 30 maggio 1994, dieci anni esatti dopo la tragica notte dell’Olimpico, si consuma una tragedia ben più profonda;  Agostino si spara  diritto al cuore, suici-dandosi. Il giorno dei funerali, la curva romanista gli dedicherà uno striscione: “Niente parole…solo un posto in fondo al cuore. Ciao Ago”.

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