Cilento: morì a 15anni precipitando in un dirupo: mercoledì l'udienza
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Cronaca

Cilento: morì a 15anni precipitando in un dirupo: mercoledì l’udienza

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Precipitò in un dirupo a seguito del cedimento di una staccionata: così morì il 15enne Carlo Fulvio Velardi. Mercoledì l’udienza preliminare.

Cilento: morì a 15anni precipitando in un dirupo: mercoledì l’udienza

Precipitò in un dirupo a seguito del cedimento di una staccionata: così morì il 15enne Carlo Fulvio Velardi. Mercoledì l’udienza preliminare.

Il 13 gennaio, dinanzi al GUP del Tribunale di Vallo della Lucania, Valeria Campanile, si terrà l’udienza preliminare del processo per la morte del quindicenne Carlo Fulvio Velardi, avvenuta a Punta Licosa il 26 luglio 2011.
Il decesso fu causato, secondo l’accusa, “dal cedimento di una staccionata posta sul ciglio di un precipizio, inadatta a fungere da parapetto e per di più completamente deteriorata dall’assenza di manutenzione, in un tratto della strada S. Marco-Licosa di proprietà privata e aperta all’uso pubblico”.
Le indagini preliminari condotte personalmente, nell’ultima fase, dal Procuratore della Repubblica di Vallo, Giancarlo Grippo, si sono concluse con la richiesta di rinvio a giudizio del proprietario della strada, dei responsabili dell’ufficio manutenzione e dell’ufficio di polizia municipale del Comune di Castellabate, del responsabile del servizio tecnico e dei dipendenti della Comunità Montana che istallarono la staccionata.

La morte di Carlo fu dovuta, secondo le accuse, “a incompetenza tecnica e colpevoli omissioni, che purtroppo non sono cessate con il tragico evento, se nella primavera successiva fu installata una staccionata-trappola identica a quella di Punta Licosa a Ogliastro Marina, che presentava, già alla fine di agosto del 2012 i medesimi segni di cedimento strutturale di quella che ha ucciso Carlo”.
La famiglia, costituitasi parte civile, auspica che il processo “non si limiti a individuare le colpe, ma rappresenti l’occasione per trasformare il cordoglio per la morte di Carlo manifestato allora dall’intera comunità di Castellabate, che ha voluto accoglierne le spoglie nel suo cimitero, in una seria riflessione autocritica sul dovere di custodire e mantenere in sicurezza uno dei territori più belli del mondo”.

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