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Impianto biomasse a Capaccio, no del Mibac

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Il Mibac dice no all’impianto biomasse a Capaccio. La risposta è stata confermata al deputato Pd Tino Iannuzzi.

Impianto biomasse a Capaccio, no del Mibac

Il Mibac dice no all’impianto biomasse a Capaccio. La risposta è stata confermata al deputato Pd Tino Iannuzzi.

ROMA. Il Ministero dei Beni Culturali ha detto no alla centrale per la produzione di energia elettrica alimentata a biomasse, in località’ Sabatella/Sorvella del Comune di Capaccio.

Lo ha reso noto il deputato Pd Tino Iannuzzi che ha ricevuto in Commissione Attività’ Produttive la risposta del discastero.
“La centrale in quel territorio – spiega – rappresenterebbe una scelta sbagliata per le ragioni ben indicate dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e dalla competente Direzione Generale del MIBAC, perché la zona interessata dal progetto e’ vicina al sito archeologico di Paestum, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanita’ dell’Unesco ed e’ visitata da rilevanti flussi turistici; inoltre nelle vicinanze ricadono aree naturali protette ed il territorio del Comune parzialmente rientra nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, mentre la restante parte e’ inserita nelle aree contigue del Parco, assimilate alle aree di protezione esterna dei parchi e come tali sottoposte a tutela paesistica. Diversi, quindi, sono i vincoli che ex lege insistono su quel territorio”.
“La zona, poi, e’ caratterizzata da produzioni agroalimentari di alta qualità e dalla presenza di centri di eccellenza legati alla filiera lattiero-casearia ed alla produzione di mozzarella di bufala campana DOP. Inoltre – prosegue Iannuzzi – gli scarti ed i materiali residui derivanti dalle attività di coltivazione agricola in quel Comune mai potrebbero garantire l’autosufficienza dell’impianto, da non costruire anche per tale ulteriore ragione”.

Iannuzzi annuncia che continuerà, in sede parlamentare e nei rapporti istituzionali, a seguire la vicenda della centrale, che “non va autorizzata per più’ ragioni collegate alla difesa della salute ed alla tutela del patrimonio archeologico, storico, culturale e naturalistico; ma anche considerando la salvaguardia di produzione agroalimentari di pregio, di attività’ turistiche, con tante considerevoli e consistenti ricadute negative sui livelli occupazionali della intera zona”.

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