Cronaca

Agropoli: tutte le foto degli arrestati dopo il blitz della G. di F.


Sono state le intercettazioni telefoniche ed ambientali a tradire i Luigi Ciao e Alessandro Romano i due leader dello spaccio di droga tra Agropoli e Capaccio. L’attività dei finanziari era iniziata già due anni fa, il tempo necessario per comprendere come si realizzava l’attività illecita sul territorio.

Il primo a finire nella morsa degli agenti delle fiamme gialle è stato Luigi Ciao che svolgeva questa attività da diversi anni tanto che per un periodo riusciva a guadagnare “dieci milioni di lire al giorno”, tanto è emerso dalle intercettazioni. La sua casa venne perquisita già nel 2006, quando grazie ad una rivelazione di un cliente gli vennero sequestrate alcune dosi di droga; e fu allora che tentò di sviare l’attenzione delle forze dell’ordine verso il suo acerrimo rivale, Alessandro Romano. Spesso si presentava spontaneamente presso la caserma della Guardia di Finanza per fornire informazioni riguardanti il clan rivale, senza sapere però che anche il suo telefono era sotto controllo. In questo modo le fiamme gialle hanno potuto conoscere al contempo l’attività di Ciao e grazie alle sue “soffiate” quella di Romano. I modi con cui i due svolgevano la loro attività erano diversi. Luigi Ciao inizialmente era un semplice spacciatore di hashish, col tempo però ha deciso di fare un “salto di qualità”, scegliendo direttamente i propri fornitori. Tra questi Salvatore Gallo di Torre Annunziata e una donna, originaria di Rutino, Carmela Miglino (Carmen nelle interecettazioni) e attualmente residente a Torino con il secondo marito ed un figlio. Ciao si occupava direttamente di prendere e smerciare gli stupefacenti, vendeva al dettaglio, e ciò gli permetteva di avere prezzi particolarmente bassi (8 euro al grammo anziché 12). Dall’altro lato, Alessandro Romano, si preparava ad una rapida ascesa, nascondeva la cocaina a casa della ragazza, Filomena Lembo e riusciva a piazzarla ovunque. Il Romano, aveva appena 22 anni, era chiamato “il figlio del mago” per l’attività del padre ma soprattutto era conosciuto col soprannome “Ricotta”. Amava la bella vita, acquistare macchine costose e fare viaggi all’estero. Ora le indagini vanno avanti e non si esclude che nei prossimi giorni possano emergere responsabilità ai danni di altre persone, spacciatori della zona, ma resta anche da individuare il corriere che da Torino portava per conto della Miglino la droga in città.

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