Crisi Serie A: senza l’aiuto del governo alcune società rischiano la bancarotta

Il campionato di Serie A sta procedendo, ma non senza alcune problematiche, soprattutto di natura finanziaria, tanto che alcuni dirigenti di spicco, tra cui l’amministratore delegato dell’Inter Marotta, si sono ritrovati a fare delle dichiarazioni importanti, chiedendo aiuto al governo.

 

Durante l’intervista di Marotta, l’amministratore non ha esplicitamente chiesto del denaro allo stato italiano, anzi ha sottolineato che una richiesta del genere sarebbe ridicola, tuttavia, vorrebbe che il governo considerasse le società calcistiche come contribuenti di spicco, dato che versano un totale di 2 miliardi nelle casse dello stato all’anno. In questo senso, l’amministratore ha proposto una proroga del pagamento delle tasse per consentire alle squadre di organizzarsi e portare avanti le proprie attività anche in un momento in cui i profitti sono ridotti come ora.

 

Altri dirigenti si sono trovati d’accordo con la proposta, come il presidente della Juventus, Agnelli, tuttavia, questa non è l’unica manovra che è stata suggerita. Alcuni hanno pensato ad un annullamento del decreto dignità che ormai da un anno ha trasformato il sistema pubblicitario nel mondo calcistico, riducendo le entrate derivanti da questo settore. A seguito del divieto di mostrare pubblicità di piattaforme legate al gioco d’azzardo, come Casinojinn, le squadre di Serie A hanno perso una fonte di guadagno importante.

 

In alcuni casi, queste sponsorizzazioni avevano dei ruoli di spicco, mostrate anche sulle maglie dei giocatori. Basta pensare alla Roma che si è ritrovata a dover cambiare sponsor proprio a seguito dell’approvazione del decreto dignità. Quindi, consentire di riprendere a pubblicizzare il settore delle scommesse sportive potrebbe essere una mossa utile per contrastare questo momento di crisi della Serie A.

 

Perché la Serie A è in crisi?

L’intero mondo calcistico sta vacillando principalmente per due motivi che non sono stati presi in considerazione a sufficienza dal governo e dalla federazione. Ecco quali sono:

 

Stipendi faraonici. Molte società di calcio di Serie A hanno dei giocatori con contratti faraonici che sono stati stipulati prima della crisi e che ora devono essere gestiti. In questo senso, le squadre non hanno realmente un modo per tagliarsi fuori dal pagamento di questi stipendi, a prescindere che giochino regolarmente o meno. Molte società facevano affidamento agli introiti derivanti dai tifosi per compensare il pagamento degli stipendi, ma ora che gli stadi sono chiusi, mancano le entrate per sorreggere il peso finanziario di questi contratti.

 

Spese di gestione. Le società calcistiche devono affrontare tantissime spese di gestione che sembrano essere date per scontate. A partire dalle trasferte che richiedono alloggio e biglietti aerei per tutti i giocatori, i preparatori atletici e la dirigenza, passando per gli allenamenti, fino alle spese durante le partite in casa relativamente ai costi di gestione dello stadio. Tutto questo viene compensato in parte dai biglietti dei tifosi, che ora mancano, e in parte dagli sponsor. Nonostante ciò, i tagli imposti dal governo con chiusura degli stadi e blocco di certe sponsorizzazioni non stanno consentendo di ottenere gli utili necessari per supportare le attività calcistiche.

 

È chiaro che se non si trova una soluzione a questo problema, la Serie A rischia davvero tanto, con molte squadre che andranno in bancarotta.

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Redazione Infocilento

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