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Facevano saltare le liste d’attesa ai malati di tumore per soldi. I dettagli dell’operazione

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I dettagli dello scandalo al “Ruggi” che ha portato agli arresti avvenuti questa notte.

Facevano saltare le liste d’attesa ai malati di tumore per soldi. I dettagli dell’operazione

I dettagli dello scandalo al “Ruggi” che ha portato agli arresti avvenuti questa notte.

SALERNO. I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, in collaborazione con i militari dei reparti territorialmente competenti, hanno eseguito a Salerno, Avellino e Pisa una misura cautelare personale, emessa dal GIP presso Tribunale di Salerno, a carico di quattro indagati ( tre agli arresti domiciliari ed una a sospensione dall’esercizio di pubblico servizio), ritenuti responsabili dei reati di concussione, 3 persone, omessa denuncia e abuso di ufficio, 1 persona. Si tratta del primario di Neurochirurgia Luciano Brigante, del neurochirurgo Gaetano Liberti operante in una Clinica di Pisa, della caposala del reparto di Neurochirurgia Annarita Iannicelli. Al Direttore del Dipartimento di Neurocienze, Renato Saponiero è stata applicata la misura cautelare della sospensione dal servizio per 9 mesi.

Il provvedimento rientra nell’ambito di una inchiesta su un presunto giro di mazzette e liste d’attesa modificate proprio in tale reparto salernitano e del “Fukushima Brain Institute”, clinica privata di San Rossore-PISA. Elementi informativi acquisiti hanno indicato come prassi diffusa, nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, il fatto che alcuni medici effettuassero interventi chirurgici in apparente regime di “intramoenia”, ricorrendo però solo formalmente alla normale procedura di prenotazione e pianificazione dell’interevento chirurgico, modificando invece le liste d’ attesa per gli interventi e costringendo i pazienti a versare loro un contributo cospicuo corrispettivo in denaro che veniva trattenuto senza versamenti nelle casse dell’Azienda Ospedaliera. Le indagini sono state avviate nel mese di aprile 2015 dopo la denuncia presentata ai carabinieri dal parente di una paziente ricoverata al nosocomio di via San Leonardo, sottoposta ad un intervento alla testa e poi deceduta. Secondo le indagini, l’operazione chirurgica era stata preceduta dal versamento di una somma in denaro per accelerare i tempi in lista d’attesa. Il sistema concussivo faceva riferimento al dott. Luciano Brigante, 50enne di Avellino, primario del reparto di neurochirurgia dell’ospedale civile “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, il quale in diverse occasioni, approfittando delle disperate condizioni di pazienti, prospettava ai malati che riceveva per un consulto, quelli già in cura, la necessità di effettuare con urgenza delicati interventi chirurgici, per evitare pericolosi aggravamenti delle patologie. Una volta ottenuto il consenso alla prestazione sanitaria, costringeva il malato, o i suoi parenti, a versare preventivamente un corrispettivo in danaro ( da un minimo di 1500 euro ad un massimo di 60000 euro). Nel corso delle indagini il Fukushima emerge quale co-esecutore, con Brigante, di interventi chirurgici. Vengono, inoltre, alla luce i rapporti tra Brigante e LIBERTI Gaetano,61enne di Cascina-PI, neurochirurgo dell’Università degli studi di Pisa, che operava presso il “Fukushima Brain Institute” di San Rossore-PI, quest’ultimo si adoperava per mettere in contatto i pazienti con il primario. I tre riuscivano ad indirizzare molti pazienti presso il reparto di neurochirurgia dell’Azienda salernitana dove li sottoponevano ad interventi chirurgici facendosi, previamente, consegnare ingenti somme di danaro. Più in particolare Liberti utilizzava la sua posizione di neurochirurgo di fama, dell’Università di Pisa ed “allievo” di Fukushima per esercitare pressione sui pazienti, alludendo al “rischio dell’operazione”, Brigante, abusava dei poteri derivanti dal suo ruolo di primario della neurochirurgia di un ente ospedaliero-ufficio che gli consentiva di predisporre e modificare le liste d’attesa e i turni dei medici, predisponeva il ricovero con l’ausilio di Annarita Iannicelli, caposala del reparto di neurochirurgia, garantendo la degenza nel reparto ed organizzando l’esecuzione degli interventi chirurgici, che venivano eseguiti dal team Fukushima, Liberti, Brigante. Le investigazioni hanno consentito di appurare che, a fronte della dazione delle somme indebitamente richieste, il LIBERTI faceva pervenire agli interessati una ricevuta (formalmente emessa dal FUKUSHIMA BRAIN INSTITUTE con sede in Pisa) con la causale “consulenza neurochirurgica”, espediente per giustificare la dazione illecita (al di fuori del regime intramoenia); le “peculiarità” delle richieste erano funzionali ad indurre i pazienti affetti da gravissime malattie oncologiche ad accettare onerose cure, benché avessero diritto ad ottenerle nell’ambito del servizio sanitario pubblico.

In particolare, in altre due circostanze, le investigazioni hanno consentito di accertare che BRIGANTE e FUKUSHIMA si erano accordati affinché il BRIGANTE prospettasse a due pazienti la necessità di immediati e complessi interventi neurochirurgici, da effettuare a Salerno, dove il FUKUSHIMA avrebbe personalmente operato (nonostante non fosse autorizzato dalla direzione ospedaliera) al di fuori delle regolari liste di attesa e solo previo versamento di un bonifico di 5000 dollari (pari a circa 3600 euro) a titolo di donazione in favore di una fondazione americana (la “International Neurosurgery Education & Research” – INERF) diretta dallo stesso luminare giapponese, come indicato dallo stesso BRIGANTE. Nei due casi in questione, l’intervento programmato è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione di IANNICELLI Annarita (48enne, di Salerno, caposala del reparto di neurochirurgia del citato nosocomio salernitano), che ha curato la disponibilità della sala operatoria per il giorno concordato e la priorità dei casi rispetto alle ordinarie liste d’attesa, facendo in modo con mirati artifizi (mancate cancellazioni di pazienti già operati) e arbitrarie inversioni di nominativi già inseriti nel CUP che i tempi di attesa per i “pazienti ordinari” (ovvero coloro che non potevano corrispondere le somme richieste dal primario e dagli altri professionisti) fossero sempre particolarmente significativi.

Simile modus operandi è emerso in due ulteriori circostanze, in cui il BRIGANTE ha ricevuto pazienti indirizzatigli da LIBERTI. In tali casi LIBERTI, dopo aver segnalato alle persone la necessità di essere sottoposti a delicati interventi neurochirurgici, prospettava loro una duplice possibilità per essere operati personalmente dal prof. FUKUSHIMA: presso il “Fukushima Brain Institute” di San Rossore (PI), dietro corrispettivo di 60.000 euro in un caso e di 57.000 euro nell’altro, oppure presso l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dietro la corresponsione di “soli” 20.000 euro in un caso e di 15.000 euro nell’altro, da versare con bonifico sul conto corrente del “Fukushima Brain Institute” di San Rossore (PI) recante la causale “consulenza neurochirurgica”. In entrambi i casi i pazienti, recatisi a Salerno, sono stati effettivamente ricevuti dal BRIGANTE, che ha offerto la disponibilità anche a fornire assistenza al FUKUSHIMA, ribadendo la necessità di effettuare il versamento preventivo pattuito con il LIBERTI. In uno dei due casi, poi, BRIGANTE – evidentemente consapevole della sua condotta illecita – premurava al paziente di non far parola con alcuno del corrispettivo richiesto né della sua provenienza da fuori regione Campania.
In tale occasione, dopo alcuni giorni dall’intervento e a causa del decesso del paziente, il danaro richiesto per l’operazione veniva restituito alla famiglia del defunto.
Anche in queste due circostanze, l’intervento programmato è stato reso possibile grazie alla collaborazione della caposala IANNICELLI Annarita, con modalità analoghe a quelle prescritte in precedenza.

Dalle indagini sono inoltre emersi indizi di responsabilità a carico di Saponiero Renato, direttore del dipartimento di neuroscienze e patologie cranio-facciali dell’Azienda ospedaliera di Salerno, per il reato di abuso d’ufficio, per non aver controllato la regolare gestione delle liste d’attesa e degli interventi chirurgici, pur essendo a conoscenza delle modalità illecite con cui agivano gli altri indagati. Inoltre, non ha promosso alcun tipo di accertamento e non ha assunto provvedimenti disciplinari di competenza.

Nei confronti di Fukushima non è stata emessa misura cautelare perché lo stesso risulta residente negli USA e non ha in Italia una stabile dimora.

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