Forse nostro padre sarebbe morto comunque, ma bisognerà accertare il perché delle negligenze mostrate in ospedale, soprattutto dopo aver scoperto le ferite darma da taglio. Abbiamo nominato un nostro perito, che ha preso parte allautopsia, i cui risultati certi si avranno fra sessanta giorni. Non vogliamo condannare nessun padre di famiglia, ma solo accertare la verità». Non si rassegna, Mauro Di Vece, il figlio dell80enne Nicola Di Vece, morto sabato scorso allospedale San Luca di Vallo della Lucania, dopo i primi esiti dellautopsia sulla salma del padre, effettuata ieri dal medico legale Adamo Maiese su disposizione del sostituto procuratore Francesco Rotondo della Procura di Vallo.I risultati definitivi si avranno fra due mesi, ma lesame avrebbe già rivelato che lanziano sarebbe morto in seguito a un infarto intestinale e non per le sei coltellate che, da solo, si è inferto nella stanzetta dellUnità Coronarica venerdì scorso. Affetto da un grave scompenso cardiaco, Domenico Di Vece è stato trovato dal personale sanitario con sei ferite darma da taglio, due al collo altre quattro alladdome. Colpi che il paziente si è inferto da solo con un coltello, forse per il rifiuto di essere trasferito in un centro di Roma o di Firenze. Due le inchieste aperte sulla dolorosa vicenda, la prima dufficio, su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo, laltra voluta dal manager dellAsl Sa3 Donato Saracino, che ha nominato una commissione interna allospedale per verificare lesatta dinamica dei fatti e stabilire eventuali responsabilità. Intanto la famiglia Di Vece è decisa a costituirsi parte civile e a proseguire la propria battaglia per la verità. Nellattesa dei funerali, che si svolgeranno stamattina alle dieci nella chiesa di San Nicola di Mira, in località San Nicola di Centola, sono tanti gli interrogativi che affollano la mente di Mauro Di Vece, il figlio della vittima che, per primo, ha inoltrato denuncia dopo il drammatico decesso. «Non discuto sui risultati dellesame autoptico che, ripeto, sono ancora da accertare - riferisce Mauro, straziato dal dolore - ma è anche vero che la lacerazione al colon è stata trovata. Perchè mio padre è stato operato dopo dodici ore? Inoltre le ferite sono state suturate senza accertarsi se vi fossero lesioni interne. Infine, e non è un dettaglio di poco conto, nella divisione di Unità Coronarica cè scarsissima sorveglianza, e non è ammissibile per un reparto che ospita pazienti ad alto rischio». Dolore, angoscia, mille dubbi su una morte forse annunciata, ma che ancora presenta tanti lati oscuri e responsabilità che vanno accertate. Elementi sui quali i familiari di Domenico di Vece, una persona molto conosciuta e stimata nella frazione San Nicola di Centola, sono decisi a fare chiarezza.



