Amministratori locali, imprenditori, professionisti e un agente delle forze dellordine tra la "fedele" clientela, dedita al consumo di cocaina, sparsa fra la Piana del Sele e lAgro nocerino sarnese. Tutti clienti insospettabili, alcuni saltuari, altri più stabili, che si rifornivano di "polvere bianca" da quella che gli inquirenti indicano come unassociazione per delinquere finalizzata allacquisto, alla detenzione, allo spaccio di sostanza stupefacente il cui personaggio chiave appare essere Umberto Belmonte, alias "Celentano", di Altavilla Silentina. Cocaina a fiumi scorreva nei suoi numerosi viaggi tra Milano e la Piana del Sele prima e lAgro nocerino sarnese poi. Dalle oltre 400 pagine che raccontano due lunghi anni di indagini, pedinamenti e intercettazioni telefoniche emerge subito chiaro che era proprio "Celentano" a condurre lintenso traffico di stupefacenti, soprattutto cocaina, avvalendosi, però, di molteplici e stabili collaboratori. Si parla di lui quale capo, organizzatore e promotore del "sodalizio criminoso" in vari comuni della Piana del Sele: Battipaglia, Eboli, Capaccio, Agropoli fino a varie localitá della provincia di Potenza. Chilometri e chilometri di una rete ben ramificata e ben collegata tra loro. Nella Piana del Sele il mercato della cocaina era nelle loro mani. A Capaccio, avevano quasi il controllo assoluto dello spaccio. Ognuno nel gruppo aveva un ruolo preciso, ognuno i suoi clienti, ognuno il suo territorio su cui operavano con una distribuzione di piccoli quantitativi di sostanza stupefacente, non oltre i 40 grammi per volta. In 16 per questo sono finiti in manette lunedì mattina dopo unarticolata indagine delle Fiamme Gialle di Eboli denominata "Celentanos Cheese" dal soprannome di Belmonte che insieme a Domenico Noce gestiva i contatti direttamente con i fornitori per il reperimento e lacquisto dello stupefacente, prima a Milano, poi nellAgro, e coordinavano tutte le attivitá del gruppo mediante direttive impartite ai singoli componenti per i contatti con i fornitori, per il trasporto dello stupefacente, per le consegne ai clienti, nonché curando anche personalmente i rapporti con gli acquirenti della "polvere bianca". Dalle intercettazioni, inoltre, viene fuori un intraprendente gruppo di giovani leve criminali caratterizzate da determinazione e spregiudicatezza. Oltre a Belmonte e Noce gli inquirenti così, indicano come capi anche Raffaele Matrone e Francesco Amato. Entrambi giá precedentemente arrestati, il primo nel settembre del 2005 e il secondo nellottobre dello stesso anno, anche nel corso della detenzione domiciliare continuavano ad impartire le direttive al giovane ebolitano Alfonso Capacchione per gli approvvigionamenti e le consegne dello stupefacente, nonché per la riscossione dei proventi. Capacchione, così, titolare di un locale di Fuorni, lo "Zanzipub", viene indicato come una sorta di "cassiere" addetto alla riscossione delle somme di denaro dai vari acquirenti e come corriere della droga che provvedeva a prelevare nei pressi di Poggiomarino e a smistare poi nella Piana del Sele. Partecipe al sodalizio criminale, secondo laccusa, era poi Michele Sicignano, camionista ebolitano, fidanzato con la figlia di Belmonte, in qualitá di stabile acquirente e successivo rivenditore dello stupefacente. Spesso Sicignano fungeva anche da "autista" del suocero, Belmonte, sia per le consegne che per la riscossione dei proventi, quale intermediario nei contatti utili per garantire il costante approvvigionamento dello stupefacente ed in particolare nellavvio dei contatti con Mario Esposito per conto di Noce e nella ripresa dei contatti tra Francesco Amato e Belmonte a seguito dellarresto di questultimo. Giuseppe Bello invece era lautista del gruppo e forniva la propria abitazione a foce Sele quale base logistica per il gruppo, in quanto lontana dal centro abitato, e manteneva i contatti tra Belmonte e Vincenzo Merola e tra Noce ed Esposito. Pasquale Minella era acquirente sia di Belmonte che di Noce, rivenditore a sua volta e autista del Belmonte



