Dal Ministero dell'ambiente arriva la terza proroga al commissario straordinario Giuseppe Tarallo. Il nuovo provvedimento prolunga di due mesi l'affidamento dell'amministrazione ordinaria del Parco del Cilento e Vallo di Diano a un organo monocratico, con azzeramento di consiglio direttivo e giunta. Il mandato del presidente è scaduto lo scorso 3 maggio, seguito dalla prorogatio di 45 giorni. Quindi, la nomina a commissario per i primi 100 giorni (fino al 30 settembre). Poi la proroga per altri 100 giorni (fino al 31 dicembre), ancora 60 giorni (fino al 28 febbraio) e ora altri 60 (30 aprile). In pratica, passerà un anno prima che l'Ente abbia un nuovo presidente. Colpa di un meccanismo complesso e, soprattutto, della mancanza di intesa tra il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, cui spetta la proposta del nome, e il governatore Antonio Bassolino. E, una volta raggiunto l'accordo, si dovranno acquisire anche i pareri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato. «I commissariamenti interessano diversi Parchi, proprio perché non è facile trovare un'intesa - esordisce Tarallo - Il meccanismo va migliorato. Andrebbe indicato un termine per raggiungere l'accordo e, in assenza di questo, un potere sostitutivo. Certo non si può continuare così ad oltranza. Non si lavora serenamente con rinnovi di due o tre mesi». Polemiche sul ritardo sono state sollevate proprio lunedì dai sindaci riunitisi nella Comunità del Parco. La conferenza dei capigruppo, invece di avviare le procedure per rinnovare i 5 rappresentanti nel direttivo, scaduti a fine maggio più la prorogatio di 45 giorni, nonché lo stesso presidente Gino Marotta e il vice Di Stasi, ha sottoposto al voto un documento in cui si rinvia l'elezione fino a quando non ci saranno il nuovo presidente e i rappresentanti ministeriali. «Mi sembra ipocrita nascondere dietro al commissariamento la poca prontezza dei partiti nel mettersi d'accordo sui propri rappresentanti - commenta Tarallo - La Margherita aveva già proposto un rinvio a dopo Pasqua. È una furbata nascondersi dietro una protesta».



