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Ospedali Campani: meglio non ammalarsi...


Di recente la nota rivista periodica Panorama ha effettuato un'indagine sugli ospedali campani evidenziando le gravi condizioni in cui versano la maggiorparte di essi. Tra gli ospedali visitati nel Cilento ci si è soffermati ad Agropoli e a Vallo d.L.
Secondo l'autore dell'indagine l'unica salvezza per i campani è sperare di non ammalarsi mai. Di seguito riportiamo una parte del dossier.Ad Agropoli il personale sanitario dell’ospedale (50 posti letto) ha occupato l’edificio in maniera permanente in segno di protesta per turni di servizio che violano le norme contrattuali e le leggi sugli orari di lavoro. A nome degli infermieri parla Vito Storniello, operatore sanitario e sindacalista: «Su quattro reparti e un pronto soccorso abbiamo solo quattro infermieri di turno».

In estate il numero di abitanti del territorio circostante passa da 40 mila a 300 mila persone. E nell’ospedale questa è la situazione: «In sala operatoria ci sono scatoloni di cartone sul pavimento perché mancano gli scaffali. Avremmo bisogno di un apparecchio di laparoscopia e altri container per i ferri chirurgici. Gli aghi sono razionati, abbiamo poche barelle e anche scassate, nei vecchi lettini che possediamo è difficile praticare i massaggi cardiaci» racconta Storniello. «Mancano anche barelle per pazienti politraumatizzati, ossia dotate di strumenti capaci di immobilizzare arti e colonne vertebrali».

La sorveglianza, è quasi la norma, è affidata più ai parenti dei malati che agli infermieri: «I campanelli di allarme non suonano ma si illuminano soltanto. Non abbiamo videosorveglianza né monitor per controllare i parametri vitali dei pazienti in telemetria. Nel pronto soccorso manca una stanza radiologica funzionante: per fare una radiografia siamo costretti a trasportare il paziente nell’ala esterna dell’edificio» elenca Storniello.

Un altro infermiere, Alessandro Bacci, cita un episodio inquietante: «Anche i medici di turno sono pochi. Una dottoressa mi ha raccontato di aver dovuto scegliere se prestare le ultime cure a una paziente anziana o aiutare una malata più giovane a rischio di morte. Alla fine ha scelto la più giovane, anche perché nell’altro caso non c’erano speranze. Ma i parenti erano infuriati: almeno qualcuno che ti presta le ultime cure in tempo di morte».

Il caso di Agropoli è così grave che è stata presentata un’interrogazione parlamentare sui problemi degli ospedali campani. Da allora non c’è stata replica. E così, per ottenere una qualche risposta alle lamentele di medici, infermieri e pazienti, bisogna rivolgersi ai direttori generali delle asl di competenza nei vari territori (per inciso, tutti di nomina politica).

Da Agropoli ci vogliono alcune decine di chilometri per raggiungere Vallo della Lucania, il più importante centro agricolo e commerciale del Cilento. Nel presidio ospedaliero Panorama incontra il direttore generale della Asl Salerno 3, Donato Saracino. Fuori dalla porta della sua segreteria attende un ex autista di ambulanza con contratto a tempo determinato, appena scaduto: «Vengo a chiedere di essere riassunto, speriamo» dice.

Saracino esordice così: «Ho ereditato un’azienda con 165 milioni di euro di passivo, un vecchio direttore generale arrestato e una situazione strutturale catastrofica. Ho risparmiato finora 55 milioni di euro grazie a convenzioni esterne e un aumento di prestazioni di pronto soccorso di “day surgery“. Ora i soldi per avere più personale ci sarebbero, ma devo attenermi a una delibera della regione che stabilisce il numero delle assunzioni». Poi ammette: «In tutto il mio territorio vi sono state 175 cessazioni di servizio e abbiamo potuto assumere solo cinque persone». Questo a fronte di un fabbisogno di 60 infermieri su cinque ospedali, 50 medici, tre ostetriche e quattro tecnici radiologi. E dunque? «Faccio tutto il possibile, a breve assumerò dieci infermieri». Sul totale ne restano da trovare 40.

Manca anche un servizio pubblico di pronto soccorso notturno in elicottero, come, peraltro, in tutto il territorio campano; ci sono solo due eliporti attrezzati al volo notturno con società privata. Infine, dice Saracino, non ci sono camere iperbariche funzionanti in dotazione alla Asl Salerno 3, cioè in tutta l’area sud della Campania, nonostante sia diffusa la pesca subacquea nelle zone costiere. In caso di emergenza, dal sud del Cilento per arrivare alla più vicina camera iperbarica (a Salerno) occorre come minimo un’ora di viaggio.

Almeno in teoria, non è una situazione in cui si rischia la vita: secondo le linee guida europee, le camere iperbariche devono essere situate in luoghi raggiungibili entro quattro ore. Tutto bene quindi? No. Secondo Alessandro Marroni, vicepresidente del comitato europeo di medicina iperbarica, «il problema vero è che la Regione Campania non forma in modo adeguato il personale di soccorso. Diagnosticare e riconoscere subito quando serve una camera iperbarica è fondamentale. Altre regioni, come Liguria, Veneto o Toscana, organizzano corsi specifici».

Se questo è lo scenario, difficile azzardarsi a chiedere qualcosa sull’esistenza di un servizio di telemedicina, ossia l’applicazione delle reti informatiche per la cura dei pazienti. Significa monitoraggio a distanza dei cardiopatici, trasmissione via web o via satellite tra località remote e centri specializzati, prenotazioni online. I malati cronici potrebbero essere curati a casa lasciando i posti liberi per le patologie acute. Con un risparmio notevole, considerato che la spesa media per un posto letto è 700 euro al giorno. «Purtroppo non abbiamo il personale per farlo» risponde Saracino.

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