Appuntamenti

Jovanotti e Agropoli, un incanto reciproco nel concerto di ieri sera


Lo Stadio Guariglia comincia a scalpitare già nel primo pomeriggio. L'evento che deve ospitare è uno di quelli importanti: il concerto dell'artista del momento, Jovanotti, che col suo ultimo album Safari è entrato definitivamente nell'Olimpo dei grandi cantautori italiani. Immancabili, gli stand del merchandising forniscono ai tanti fan accorsi magliette, fasce e gadget con l'immagine del sole e della luna: i simboli che Cherubini ha scelto come sigla della sua carriera. I posti a sedere sono pochi e si riempono quasi subito.Ma i ragazzi vogliono stare in piedi, perchè sanno che la musica di Jovanotti è sempre pronta a scatenare. E sono ben disposti a scatenarsi persone di tutte le età. Non solo ragazzi e adolescenti, ma anche genitori con i loro bambini e qualche nonno sprint. All'ingresso dello stadio le giovani band emergenti del posto smorzano l'attesa con la loro musica e si regalano un po' di visibilità. L'organizzazione della sicurezza non lascia margini a imprevisti o disordini: sessanta carabinieri, medici e infermieri della Croce rossa italiana, la polizia ferroviaria, municipale e provinciale, la guardia di finanza, oltre che gli uomini del servizio d’ordine interno. Anche il piano traffico e parcheggi, organizzato con particolare attenzione, dà il suo positivo contributo a non creare il caos tanto temuto. Perchè la gente giunta da fuori è tanta. Dal forum ufficiale Soleluna ragazzi di tutta Italia si sono dati appuntamento ad Agropoli per venire ad ascoltare il proprio idolo. “tutti con la maglietta gialla” si erano raccomandati, entuasiasti di una location vacanziera invidiabile come il Cilento. Poco dopo le 21.30 all'artista 40enne non resta che iniziare a cantare, rispondendo agli spettatori che da sotto il palco urlano il suo nome e intonano saltando Ciao Mamma guarda come mi diverto. Un messaggio veritiero verso mamme che molto spesso sono a pochi metri da loro. E il concerto prende il via con una sorpresa, Jovanotti che saluta il suo pubblico dagli spogliatoi dello stadio.
La canzone di apertura non poteva che essere safari, il terzo singolo dell'album omonimo. Jovanotti lo canta con l'ormai celebre giacca illuminata, dimostrando già da subito che nella tappa di Agropoli sarà al massimo della sua energia. Durante il concerto le canzoni del suo ultimo album le canta quasi tutte: fango, mezzogiorno, dove ho visto te, mani libere 2008, temporale, come musica. Si cambia d'abito diverse volte, e nella sua spaventosa elettricità fa una sola piccola pausa alle 23, lasciando un po' di spazio ai due bravissimi batteristi stranieri. Le volte che si ferma a parlare parla di amore, infinito, natura, sogno. Ringrazia il Sindaco e Don Gianni Citro, spiega l'idea della città del Sole e nomina Agropoli decine di volte, inserendola in più di una canzone. Il brano più atteso, A te, lo regala dopo circa mezz'ora dall'inizio dello show. Lo conoscono davvero tutti, e cantano. Qualcuno telefona al suo amore lontano: “senti qua...”. Una scena già vista per la canzone d'amore dell'anno. I grandi classici del suo repertorio non mancano, alcuni cantati per intero altri inseriti in due medley. C'è spazio per la sempre commovente Una storia d'amore, lenta e sentita, per la conosciutissima Mi fido di te, ma anche per il ritmo di Serenata Rap, Tanto, Morirò d'amore, Ragazzo Fortunato, fino all'Ombelico del mondo, con cui lo stadio esplode. Poi lo scoop della serata: dallo schermo ci si collega con una stella lontanissina, e nella poesia di un cielo che si vorrebbe più pulito continua a cantare. A mezzanotte la nostalgia di un Modugno che in bianco e nero intona vecchio frack prende il sopravvento. Jovanotti esce vestito elegante, canta Piove, e saluta il suo pubblico soddisfatto.
Poco importa se allo stadio Guariglia di persone se ne attendevano qualche centinaio in più. Chi diceva che il concerto di Jovanotti sarebbe stato il punto più alto ed entusiasmante dell'estate agropolese ci aveva visto giusto. Chi diceva che dell'estate sarebbe stato la vergogna, si sbagliava, e di grosso.
Giovanni Landi - InfoAgropoli

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