Attualita'

Ipotesi Tarallo alla guida del Parco


Giuseppe Tarallo è stato nominato commissario dell'Ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il decreto di nomina, firmato dal ministro per l'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, scadrà il 30 settembre prossimo. Presidente dell'ente negli ultimi cinque anni, era in regime di proroga dal tre maggio scorso. Entro il 30 settembre, la nomina del nuovo presidente. Sarà ancora Tarallo? "Mo' ci vuole il fatto: io in questi cinque anni ho mangiato pane e cicoria. Ho fatto il presidente a 1300 euro al mese. Quando un qualsiasi sindaco è pagato meglio. Sono stato buono quando stavo con un fucile in mano perchè c'era da fare la guerriglia. O quando pedalavo in silenzio per agguantare il Pit. Ed ora?. Vedo qualcuno che arde dalla voglia di allontanarmi con una pedata".
Fa spaventosamente caldo e Giuseppe Tarallo beve acqua minerale frizzante "naturale, non chimicamente addizionata". Non è aduso a fare scenate. Le cose però non le manda a dire.
La Margherita vuole il controllo completo del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. E per arrivare a questo risultato è interessata a mettere al vertice dell'ente "un nome di primo piano", ma non operativo, così da lasciare al vicepresidente o a chi ha la maggioranza nel comitato direttivo "libertà di manovra". E' già successo con il Patto Territoriale del Cilento. E' l'altro volto dello spoil system, dell'occupazione dei partiti delle istituzioni pubbliche. E' questa la "lettura" dell'intervista "fuori dai denti" che ci ha rilasciato, quando da pochi giorni, è stato nominato commissario del Parco.
"Quando c'è stato da fare la guerra sono stato buono, ora, per favore, fatemi fare il presidente vero, e per cinque anni", dice l'ex sindaco di Montecorice, esponente dei Verdi, amico di Alfonso Pecoraro Scanio e di Grazia Francescato. Non li voglio mettere in imbarazzo, se vogliono fare altre scelte non mi metterò a strillare. Io sono un cilentano, poi un ambientalista di lungo corso".
Tarallo commissario. Un buon viatico per la riconferma.
"Il 3 maggio scadeva la mia presidenza, il 18 giugno finiva la proroga prevista per legge. Hanno voluto evitare che l'ente giungesse senza dirigenza all'estate: ci sono 80 comuni, molti dei quali balneari. Il ragionamento che c'è dietro al commissariamento è stato quello di consentire al Parco un'estate senza problemi e con una responsabilità apicale. Questo è quanto. Altre letture non sono fondate".
Non negherà che viene legittimata la sua aspirazione a succedere a se stesso.
"Non voglio essere d'ostacolo per Alfonso Pecoraro Scanio, che è mio amico nonché compagno di partito. Il ministro può fare di me ciò che vuole. Io mi opporrò all'aslizzazione del Parco con la gestione, come nei fatti è stato, affidata ad una sola forza politica. Scomparso il professore Milone e con Antonio Canu che non veniva più alle riunioni del comitato direttivo, c'è stato un monocolore di fatto della Margherita. I ds si sono di fatto autoemarginati. Non ci sono stati più contrappesi. Io ho sempre avversato questa partitizzazione spinta...".
Si parla, oltre che di Tarallo, anche di Franco Tassi, Giuseppe Liuccio, Ettore
Liguori o Simone Valiante. E l'elenco continua. "Anche a me vengono fatti nomi illustri destinati, secondo i bene informati, a succedermi. Va bene, e chi si scandalizza! Comincio però dall'aspetto più prosaico: i soldi. Lo sapete che il presidente del Parco ha uno stipendio inferiore ad un sindaco di un paese non medio ma piccolo? Ultimamente nella mia busta paga sono entrati 1300 euro al mese. Un grande nome, che magari non ha casa nel Cilento, e vi dovrà alloggiare, troverà motivante questa gratificazione economica?".
Il Parco è sempre una "preda" ambita.
"E' un miracolo che sia sopravvissuto a due commissariamenti e ad un cambio di direttore che è durato un anno. Gli annunci di spoil system sono stati quanto mai distruttivi. Il nuovo direttore, Angelo De Vita, ci ha messo quasi un anno per prendere possesso e padronanza delle cose. Si è trovato col piano del Parco da fare, lavoratori socialmente utili da gestire e Pit".
Il personale è inquieto...
"Gli handicap messi sulla nostra strada sono stati sopportati dal personale del Parco: da anni è inchiodato alle stesse posizioni con completa assenza di mobilità verticale ed orizzontale e nessuna conseguente gratificazione economica. E' un miracolo che, in queste condizioni siano riusciti ad andare avanti. Queste vicende tormentate che ci hanno investito hanno significato molto per la nostra funzionalità ed incisività.".
Ora ci si ferma. Per almeno tre mesi.
"Traversiamo l'estate con un po' di calma, che non guasta. E ci evitiamo qualche problema interno che ci faceva tardare su più di qualche incombenza. Sì, spero di riuscire a fare, in questi tre mesi, alcune cose che ritengo interessanti ed
importanti.".
Quali?
"Sono tante. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Per esempio siamo concentrati su
alcuni cambiamenti da fare al Pit: la giunta regionale ci ha detto di sì, ma fino a dicembre bisogna stare sempre sul chi vive. Abbiamo un cronoprogramma scadenzato che stiamo rispettando in pieno. Attiveremo il progetto Life- Tirsav, che riguarda il riciclaggio della sansa e dell'acqua di vegetazione dei frantoi oleari: abbiamo già avuto dal governo Prodi 2 milioni e 900mila euro, quasi quanto il nostro intero bilancio. Con Berlusconi invece avevamo avuto solo porte chiuse in faccia. Dio solo sa quanto il problema sia urgente per la nostra economia e per la tutela dei nostri fiumi!. E' un'iniziativa di grande avanguardia, che crea anche occupazione diretta".
C'è quindi un programma minimo che Tarallo pensa di svolgere.
"Oltre alle cose che ho detto, metterò mano alla questione del personale. C'è un
modello organizzativo da sperimentare, con alcune mobilità da attuare. Mi concentrerò sulle urgenze: conservazione della natura e attività culturali, prima di tutto. Domani inauguriamo il progetto Turs, l'ex Crai.".
Da quando non c'è più Maria Giulia Fierro con i suoi puntuali comunicati stampa è calato il black out.
"Questo della comunicazione è un altro settore sul quale lavorare. La nuova addetta stampa non ha ancora ingranato, ma non è colpa sua, siamo noi che non abbiamo le risorse economiche necessarie per attuare le sue proposte.La comunicazione, e non da oggi, è il nostro grande buco nero: non siamo stati capaci di comunicare con efficacia le cose che pur facciamo.".
Presidente-commissario, far sapere le cose è anche nel suo interesse.
"E chi lo disconosce! Stiamo per pubblicare il bilancio sociale, un ottimo strumento di comunicazione per raccontare ciò che il Parco ha fatto in questi cinque anni. Per il settore conservazione della natura abbiamo fatto grandi cose scansando gli inciampi dei tempi burocratici e stando invece su quelli della natura: qui ci siamo ripresi alla grande".
Dei cinghiali ce ne stiamo un po' dimenticando.
"Abbiamo fatto un apposito bando con le comunità montane e le associazioni agricole, è per l'emergenza. Ad aggiudicarsela è stata un'impresa specializzata di Siena. Ora c'è una fase di studio e censimento, dopo l'estate si vedrà il da farsi per dare una risposta concreta. La gente deve sapere che nelle aree contigue da qualche anno sono bloccati i ripopolamenti. Ma non basteranno gli abbattimenti che pure ci saranno.".
E che ci vuole ancora?
"Un vero e proprio programma integrato con regione, provincia e gli Atc di caccia. Bisognerà prevedere zone di colture a perdere. Così i cinghiali si nutrono e non vanno a devastare gli orti e i raccolti.L'allora assessore Aita aveva capito il problema. Poi se ne è dovuto andare...".
Tarallo è il candidato naturale alla presidenza del Parco per i prossimi cinque anni.
"Voi che ne dite? Mi hanno fatto dannare in questo ultimo quinquennio, con la guerra spietata scatenata dal governo centrale. Ho quasi diritto all'indennizzo di un secondo mandato nel quale fare cose normali, da presidente vero e proprio!. Ricorro al paradosso solo apparentemente. Nella precedente esperienza, fra l'altro, ci hanno anche pesantemente tagliato le risorse economiche. Ora c'è un governo amico che già ci sta incoraggiando, sto risolvendo pure il problema della comunicazione, perché interrompere l'esperienza?".
Decideranno Pecoraro Scanio e Bassolino. Che sono suoi amici.
"Proprio per questo possono decidere a prescindere da quello che io penso e legittimamente desidero. Non metto ipoteche e né mi aspetto automatismi. Mi arrenderò a valutazioni e punti di vista superiori a quelli che io posso avere e
fare".
Un rimpianto di Tarallo c'è.
"Il lavoro svolto non è stato fra i migliori, sono io stesso a dirlo. Non ho mai
potuto attuare un mio programma perché o mi tagliavano i fondi o mi rendevano impervia la gestione".
La decisione è centralizzata, ma sarebbe interessante sentire cosa dice il territorio.
"Anche i candidati già noti, o ancora in pectore, dovrebbero potersi esprimere sulla loro idea di Parco".
Si parla di Ettore Liguori.
"Che andrebbe indennizzato della mancata elezione o nomina a senatore. Io dico che bisogna smetterla di pensare al Parco come contentino per i trombati . L' ha fatto il centrodestra, ricordate Nicola Rivelli?, e noi allora ci opponemmo tutti assieme. Io ragiono al di là dello spessore della persona. Il ministro ha detto che ci vogliono persone che abbiano competenze e passione per la difesa della natura. Io, semplicemente, sono d'accordo sul concetto".
Oppure un nome nazionale, di grande prestigio.
"Che dovrà passare mesi, se non anni, a studiarsi prima il territorio dove dovrà
operare. Poi spiegategli che lo stipendio del Presidente parte da 1800 euro al mese, e se è già un dipendente pubblica scenderà a 1600 euro e per effetto di altre decurtazioni arriverà a 1300. Questo non consente a nessuno di lavorare per bene. Il presidente del Parco non ha diritto a permessi ed aspettative. Io mi sono messo in pensione dalla mia precedente attività di docente. E sono cinque anni che non vado in ferie".
Un lavoraccio.
"Effettivamente. Ti mette a dura prova, con riverberi sulla tua salute e sull'equilibrio familiare. Io però, come disse il giudice Borrelli. Resistere, resistere, resistere.
"Già. Ho avuto la cocciutaggine di oppormi alle vere e proprie angherie del Ministero dell'Ambiente. Con l'aiuto della nostra gente e della gran parte del centrosinistra cilentano. Ho conservato il "pallino" in mano a noi ed oggi possiamo discutere se, oltre a Tarallo, possiamo individuare altri nomi".
Cosa si aspetta Tarallo dall'Ulivo.
"Valutino serenamente il lavoro che ho fatto, oltre i clamori polemici, e poi se vogliono aprire una nuova fase, lo facciano. Ma non sviliscano quello che è stato finora fatto. L'innovazione poi sono io stesso a chiederla.".
Non fino al punto di non sperare di essere riconfermato.
"Del mio destino personale non mi interessa più di tanto. Mi dispiacerebbe vedere che sul mio lavoro al Parco non c'è una valutazione. Poi ad ognuno riconosco la possibilità di poter dire se ho fatto bene o male e fare valutazioni diverse. Chiedo però un po' di rispetto. La questione è più ampia.".
E cioè?
"In Campania il sistema dei parchi conta pochissimo. Siamo emarginati dalle decisioni importanti. Al di là dei Pit, noi contiamo meno di un chilometro di autostrada".
Tarallo ha detto molti no. E c'è voglia di fargliela pagare.
"Ho detto più no che sì. I soldi non c'erano. Io dichiaro legittime le aspettative di tutti. Però vorrei spendermi per tenere la lottizzazione della politica lontana dal Parco. Io non ho mai favorito qualcuno solo perché era vicino al mio partito. Sono stato buono quando si doveva resistere agli assalti di quelli che volevano esercitare lo spoil system, oggi farò lo stesso con l'Unione".

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