Cronaca

Il PM Greco: non mandate altri soldi per i danni degli incendi


Vallo Della Lucania. «Sono allarmato. Non mandate altri soldi per ristorare i danni degli incendi. Ecco quel che si dovrebbe dire, ma non posso. Quello che invece voglio dire è che su quei soldi vedo già la fuliggine di un nuovo incendio». Alfredo Greco, procuratore della Repubblica a Vallo della Lucania, sta indagando da almeno venti giorni sugli incendi che hanno aggredito il Cilento. Diversi i fascicoli aperti contro ignoti per incendio doloso.Ieri mattina in procura summit con gli specialisti della Forestale che stanno lavorando sulle tracce di inneschi di incendio. L'ultimo atto il sequestro delle foto che ieri il Mattino ha pubblicato di un presunto piromane in motocicletta nei pressi di un rogo. Cilento sotto assedio? «E non da adesso. Sono decine i procedimenti avviati. Ma non servono certo a risolvere il problema». La pensa come il ministro Mastella che chiede più prevenzione innanzitutto? «Dico che se non si fa prima ricorso a tutti gli strumenti amministrativi a disposizione, applicare la norma penale, il 523 bis del codice penale, non solleva le coscienze di nessuno». Che fa, se la prende con i sindaci? «Stanno dando l'anima. Sono sotto pressione. Hanno bisogno di aiuto. Non mi pare che il fenomeno degli incendi si possa, però, risolvere solo con un processo. Serve una rete ampia che lavori concretamente a tutto campo: non si aspetti l'ultima spiaggia della procura». C'è qualcosa che è cambiato nel Cilento, non più isola felice? «C'è un insediamento criminale stanziale che gestisce immobili ed esercizi». C'entra con gli incendi? «Se i terreni sono al confine con aree edificabili, con altri insediamenti già realizzati a scopo turistico». Uno dei roghi più vasti s'è sviluppato attorno al Castelsandra… «Quella struttura, con un sindaco eroe come Tortora di Castellabate (il sindaco che morì proprio per spegnere un incendio, ndr), avevamo pensato anche provocatoriamente di destinarla a tribunale. Si poteva pensare ad una gestione pubblico-privata per farne un grande albergo "pulito". Anche il procuratore nazionale antimafia Vigna mi aveva dato ragione. Ma da simbolo di un cambiamento di stagione con tutto quel che ne sarebbe seguito anche sotto il profilo della pedagogia della legalità, è ora simbolo dell'insipienza pubblica». A Montecorice chi è stato? «Direi meglio: perché l'ha fatto?» Appunto… «Perché c'è un interesse a destabilizzare una struttura di protezione del territorio come il parco che è ancora percepita come limitazione dell'interesse privato e particolare. Ma è una sola delle piste che seguiamo». L'affare del rimboschimento? «Il Padreterno Liguori, ve lo ricordate? Era colui che gestiva un affare che serviva a sostenere l'occupazione della manodopera forestale, con i progetti chiavi in mano ai comuni, in un regime monopolistico degli appalti pubblici per centinaia di miliardi .L'ho seguita in parte quella vicenda: ci fermammo, con la procura di Salerno, alle soglie dei palazzi di Roma». g.c.

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