Nessuna prova di maltrattamenti o almeno nessuna prova era presente nel rapporto dei Nas che avevano effettuato il blitz nel Canile di Cicerale e dunque il lager come lo chiamano gli animalisti, riapre i battenti dissequestrato per ordine della Procura di Vallo della Lucania. Ora numerose associazioni si stanno già mobilitando per l'ennesima protesta. Ad alzare la voce anche organizzazioni del centro e nord Italia come l'associazione Amici Cani e l'associazione Canili Lazio Onlus di Roma che tramite la presidente Maria Cristina Salvucci ha diffuso un comunicato per fare chiarezza sulla vicenda."Che il canile di Cicerale sarebbe stato dissequestrato era evidente. Ed era
inevitabile. A livello legale non poteva accadere altrimenti, perché allinterno
del fascicolo aperto avanti alla Procura di Vallo della Lucania non cera nulla
che costituisse una prova. I Nas al momento dellintervento non avevano in alcun
modo contestato il maltrattamento. Non cerano documenti. Eravamo scesi in
Campania convinti della necessità che sintervenisse veramente per risolvere la
situazione più grave presente sul territorio nazionale. Dove tutte le
Associazioni indipendentemente dalla collocazione geografica e dalla loro
importanza - avrebbero dovuto fare fronte comune. Se è vero che muoiono in quel
posto migliaia di cani lanno. Per poter entrare avevamo chiesto che la Procura
ci autorizzasse ad occuparci delle adozioni, in collaborazione con le
associazioni che erano incaricate della custodia giudiziaria insieme alla Asl
Salerno 3 e cioè lAssociazione Zoofila Salernitana e la Lega del Cane sezione
di Salerno. Apprendevamo successivamente che la Lega del cane aveva rinunciato
alla custodia.
La Procura non ci autorizzava, limitando il permesso solo
alla possibilità di accedere a Cicerale alla presenza del custode, dott.ssa
Stefania Siano. Una minima parte dei volontari che indicavamo venivano
autorizzati. Altri nominativi che presentavamo dopo solo tre giorni, non
venivano neanche sottoposti al magistrato. E cominciava il calvario mio
personale e della nostra Associazione. Limpegno era serio e infatti
cominciavamo a scendere ogni quindici giorni al massimo (compatibilmente con gli
impegni della custodia) e a cercare adozioni. Mentre dal punto di vista legale,
insieme allAss.ne Chiliamacisegua, predisponevamo un esposto dettagliato alla
Corte dei Conti contro loperato della Asl Salerno 3.
Le foto che
giravano erano le nostre. Scattate però fuori dalla struttura, perché
allinterno lassociazione custode non permetteva di riprendere gli animali. Ed
erano foto scattate sì legalmente, ma di fatto rubate perché eravamo
costantemente seguiti dal personale extracomunitario dei signori Cafasso ed
occorreva stare attenti a nascondere la macchina fotografica.
Alla mia
Associazione veniva di fatto negata qualsiasi possibilità di procedere agli
affidi: ci veniva permesso di prendere in adozione solo cani gravemente malati,
leishmaniotici e incurabili, che venivano intestati a me personalmente e non
allAssociazione, sul presupposto che i cani potevano essere intestati solo alle
Associazioni di volontariato iscritte allAlbo regionale della Regione
Campania.
Sceglievamo di non fare alcuna raccolta fondi per Cicerale,
visto il clamore che il caso stava suscitando a livello nazionale, e continuando
a prelevare cani di difficile adozione saturavamo gli spazi a nostra
disposizione, mentre accumulavamo debiti presso le cliniche. La custodia ci
rifiutava la possibilità di prendere in affido qualsiasi altro cane perché non
castrato o sterilizzato, sostenendo che le sterilizzazioni sarebbero cominciate
una volta completate le pratiche di censimento.
Contribuivamo in
minima parte ad eseguire il censimento e ci veniva comunque detto che la Asl non
avrebbe eseguito le sterilizzazioni, perché non aveva un ambulatorio autorizzato
dove farle.
Nulla sapevamo della richiesta di autorizzazione che avevamo
affidato al custode per permettere lingresso ad altri volontari. Ed era così,
infatti, che il giorno della manifestazione nazionale, Corinna, Monica e Mirko
di Chiliamacisegua, che erano partite il giorno prima ed avevano dormito in
autogrill lungo lautostrada pur di essere a Cicerale alle 9.00 di mattina
insieme a me per aiutare nel censimento, rimanevano fuori dai cancelli. Ad altri
nostri volontari era toccata la stessa sorte.
Il giorno in cui
veniva completata la schedatura coincideva con quello della manifestazione
nazionale. Mentre fuori dal canile cera linutile catena umana e si vedevano
elevare bandiere di Associazioni che non hanno inteso manifestare ulteriore
impegno, oltre quello, io personalmente preferivo stare dentro. Sono abbastanza
esperta di canili e riesco ad avvicinarmi spesso a cani spaventati. Avevo notato
che le pratiche con cui venivano prelevati gli animali dai recinti per rilevare
i chip ed eseguire i prelievi non erano certo compatibili con il benessere
animale ed avevo preferito rimanere dentro, piuttosto che andare al Comune e
alla manifestazione per evitare a qualcuno lesperienza di essere preso al
laccio. Eravamo due squadre: in ognuna cerano personale Asl, personale del
canile, il Custode dott.ssa Siano e unaltra volontaria, oltre a me. Ogni
recinto aveva molti cani. Ad un tratto ho sentito provenire - non dalla mia
squadra - urla fortissime di un cane spaventato: era una cagnolina bianca che
alla sola vista del laccio e dei due operatori del canile, si era rintanata
nella cuccia ed emetteva suoni terrorizzanti. Mi ero avvicinata, avevo allungato
un braccio e lavevo presa. Le facevo fare il prelevo, rilevare il chip, fare la
foto e la riaccompagnavo dentro, con segnali calmanti. Uscita dalla cuccia e
dalla rete non faceva altro che scodinzolare, saltare e baciarmi. Chiedevo
subito alla Siano di poterla prendere. Mi veniva negata la possibilità. Le
chiedevo che fosse la sua Associazione a prelevarla per sterilizzarla per poi
fare il passaggio. La possibilità mi veniva negata. Protocollavo una richiesta
alla Regione per sbloccare le adozioni: non aveva seguito.
Mi facevo
mandare le foto della cagnolina: dieci giorni dopo tornavo a prenderla ma non
cera più.
Questo era uno solo dei modi con cui ci veniva chiaramente
fatto capire che non cera motivo che scendessimo e che non eravamo graditi.
Modi piuttosto crudeli, in quanto le persone non sono pietre e i cani non sono
patate. Nel frattempo eravamo rimasti completamente soli. A quanto mi risulta,
infatti, solo la Lega del Cane simpegnava concretamente a prelevare animali e
lAssociazione Chiliamacisegua rivolgeva richieste analoghe. Uno schiacciante
senso dimpotenza e di solitudine. Abbiamo presentato copie di cartelle cliniche
e certificati medici di Pippi, pregando il custode di depositarla di modo che
ci fosse qualche straccio di prova allinterno di quel fascicolo del tutto nudo.
Non ci è dato conoscere se sia stato fatto.
Questa la nostra
esperienza. Adesso le proposte, perché si potrebbe fare molto.
Se
è vero che da dicembre mancano allappello 650 cani occorre individuare i
colpevoli da un lato e allo stesso tempo agire per risolvere definitivamente la
situazione.
A Cicerale non cè bisogno di proclami, di
manifestazioni dimostrative di persone e Associazioni che scendono, non operano
e spariscono, di volontari telematici. Cè bisogno di un coordinamento serio,
che salvi migliaia di animali da un sistema di affari e di malasanità.
Il cammino è in fase avanzata. Non occorre ricominciare tutto da capo se
è vero, comè vero, che ormai il giro è stato scoperto e che lautorizzazione
sanitaria è stata revocata dal Sindaco. Occorre principalmente agire, perché il
gestore non vinca anche il ricorso amministrativo contro il provvedimento del
Comune che sicuramente avrà presentato.
E nel frattempo:
1) farsi
dare copia del censimento dei cani con le relative foto dal custode Giudiziario
dott.ssa Stefania Siano dellAss.ne Zoofila Salernitana, cosa che la stessa
adesso può fare, visto che gli animali non sono più sotto sequestro e sono beni
pubblici;
2) scendere in più volontari esperti e motivati ed eseguire una
verifica degli animali rimasti alla data attuale rispetto al
censimento;
3) elevare una querela penale per i cani mancanti e attivare
un procedimento penale parallelo allattuale, ma dove siano presenti documenti
probatori;
4) mantenere un presidio di volontari interno di Associazioni
di volontariato che si impegnino a turnare garantendo la presenza almeno una
volta a settimana, possibilmente di sabato, verificando presenze, decessi,
affidi etc.
Il compito è assolutamente arduo in quanto occorre
tenere conto del grave stato di pericolosità ambientale. Non abbiamo
assolutamente intenzione di operare da soli o con La Lega del Cane o con
Chiliamacisegua seppure soggetti stimabilissimi -, nella piena consapevolezza
che se non si crea un coordinamento nazionale con almeno 50 volontari che
garantiscano un impegno fattivo e concreto sul posto, non ce la potremmo fare.
Per lAbruzzo si è creata una mobilitazione che ha portato in salvo
migliaia di animali vittime di una calamità naturale: possibile che lo stesso
non si possa verificare per salvarne altrettanti, vittime di una calamità
altrettanto grave che si chiama uomo e dio denaro?
La nostra
Associazione potrà mettere a disposizione compatibilmente con la conclusione
delle operazioni di trasferimento dei cani dal canile Dipalo di Matera, di cui
ha la custodia giudiziaria - il coordinamento, dieci volontari esperti ed
assistenza legale ulteriore rispetto alle azioni già intentate presso la Corte
dei Conti di Roma.
Ma temiamo che tutta questa volontà nazionale e tutto
questo bellimpegno al di là delle semplici parole - non ci
sia.
Cicerale è lontana. Noi volontari troppo impegnati o semplicemente
troppo presi dalle nostre cose. E non solo: ormai Associazioni certo più
importanti della nostra stanno portando avanti il discutibile principio che le
adozioni devono essere limitate al Comune di appartenenza dellanimale o massimo
alla Regione. Questo ci porta a ritenere che questa battaglia non sarà sostenuta
come si dovrebbe, ossia dando un segnale forte e concreto a livello
nazionale".



