"Viaggio nell'Italia bestiale", è questo il nome della rubrica del quotidiano "La Padania" contenente, nell'uscita del 7 febbraio scorso, un duro reportage di ben tre pagine sul canile di Cicerale. Negli articoli di Angela Luongo (Presidente AIPA, guardia zoofila regionale) e Steania Piazzo, si ripercorre tutta la storia del canile di Cicerale, con pesanti accuse ai gestori, alle Asl e agli enti locali.
Ecco di seguito il testo integrale degli articoli:
A Cicerale il Dio del Sud è Lucifero di Angela Luongo
Chi in passato lo ha definito il
Dio del Sud ha bestemmiato.
Io ieri lho incontrato, vecchio,
sporco, claudicante,
tante goccioline fetide gli colavano
dal volto tumefatto
dalla cattiveria, odio, avidità,
sete di soldi soldi soldi, pietra
miliare della sua perfida esistenza.
Lucifero, si era proprio lui,
trasferitosi sulla terra dagli
abissi infuocati dove il magma
fonde ogni elemento da
cui potrebbe germogliare vita,
amore, pace, rispetto, speranza.
Padrone assoluto di duemila
esseri viventi, da Dio
creati a sua immagine e somiglianza
come tutto ciò che
esiste sul pianeta terra, e dal
Cafasso incarcerati, denudati,
seviziati, costretti a perdere
la propria identità di
animali, parti integranti
delluniverso, compagni fedeli
per leter nità.
Per raggiungere questo girone
infernale ho impiegato
due ore di viaggio, un tornante
dopo laltro, come sulle
montagne russe, mi sono
inerpicata sulle colline che a
strapiombo cadono sulla costa
cilentana, un altro mondo,
ai confini della realtà, recintata
da teloni neri che nascondono
lorrore, ecco loasi
di ciotola, il rifugio di Cicerale,
chilometri quadrati di
bosco trasformati in forni
crematori destate e pozzanghere
argillose dinverno, anche
il prato verde ha smesso
di esistere, si è consumato ed
estinto a causa dello strofinio
con la cute di centinaia-migliaia
di cani transitati in
quellincubo, non un abbaio
ma un boato di latrati proveniva
da tutta la collina, una
stradina che scendeva tortuosa
mi portava allingr esso
del gulag.
Bello lingresso, alberato
con viottoli piastrellati in pietra
viva, qualche gabbia a
cubo chiuso, ancora non arrugginita,
corredate da microcuccia
e 4 - 5 - 6 cani di
piccola taglia che saltellavano
come grilli, in verticale
perché camminare in orizzontale
era impresa impossibile.
Più avanti un numero
imprecisato di box in cemento
di pochi metri quadri,
chiusi da rete anche sulla
parte superiore, contenevano
i cani della Legge Sirchia,
quelli pericolosi, lì inscatolati
per espiare le colpe dei balordi
umani padroni delle loro
vite, decine e decine di Kalashnikov
pronti ad uccidere,
dilaniare, massacrare qualsiasi
cosa fosse vicina alle
proprie mandibole, lodor e
delluomo scatenava in quei
molossi una reazione chimica
capace di innescare
unatomica tanto era lodio
che nutrivano nei confronti di
chi li privava anche dellaria
da respirare.
Lo scenario che si allargava
nel bosco circostante
creava nel mio cuore inaudita
sofferenza, per chilometri si
estendevano fatiscenti reticolati
consumati dalle intemperie
e dalle migliaia di denti
spezzatisi in quelle maglie di
ferro alla ricerca della libertà,
si perdevano a vista docchio,
quadrati irregolari scoscesi in
cui uno, due, cinque, dieci,
venti, trenta cani, maschi con
femmine, alcune gravide,
cuccioli con adulti, piccole
taglie con cagnoni enormi,
scheletrici, sporchi, peli ammassati,
sguardi assenti, bava
alla bocca, terrore gerarchico
negli occhi, abbandonati
alla morte in angoli, crepacci
o in quel che restava di
cucce in cemento affossate
nella terra maleodorante,
monchi, inebetiti, cani abbandonati
dalluomo ma in
questa circostanza anche da
Dio.
Larea di calpestio dei recinti
aveva, nella sua totalità,
una pendenza dell80%, su di
essa i cani si arrampicavano,
di un colore inesistente nella
sfera ottica umana, sul suolo
aleggiava uno strato di polline
misto a peli ed escrementi
liofilizzatisi, ogni zampata
sollevava una nube di
polvere fetida.
Dalla terra fuoriuscivano
pietre appuntite, tronchi
spezzati, tante piccole escrescenze
simili a mani che dal
sottosuolo con movimenti
convulsi tentavano di avvinghiare
e catturare quei dannati
rinchiusi in un luogo per
il quale non sono stati creati
ed in cui si dibattevano come
le anguille catturate per essere
vendute. In questo scenario
spettrale un solo operaio,
originario dei paesi
dellEst, mezzo svestito, si affaccendava
senza far nulla di
utile, in un baraccone un Veterinario,
presumo, alle prese
con bisturi operava in dolce
compagnia femminile, mentre,
una ragazzina in abiti da
lavoro trasportava su di una
cariola, barella etnica, un caneanestetizzato da rimettere
nel branco, un Veterinario
dellASL competente per territorio
giustificava l'alto tasso
di mortalità nella struttura
dovuto a decessi per arresto
cardiocircolatorio. Dulcis in
fundo in quattro gabbioni da
trasporto sei nuovi randagi
appena arrivati nellinfer no
da chissà quale Comune
pronto a pagare la retta giornaliera
di 1 euro e 49 centesimi
per sempre, visto che
dopo la microchippatura e lo
smistamento nei recinti nessun
padrone andrà mai a
controllarli come nessun
pazzo salirà mai su quella
montagna per prendere in affido
un cane, è utopia.
Lo scopo della mia visita
era un controllo (insieme a
rappresentanti di una Amministrazione
Comunale) per
accertare lesistenza in vita di
92 cani di un paese a 150
chilometri circa di distanza
dal campo di sterminio, le
ultime fatture ne elencavano
una quarantina, la prima verifica
sommaria ne dava 24
presenti ma il proprietario
della struttura non sapeva
dove, in quale recinto della
montagna, fra gli oltre 2000
cani si trovassero, «era necessaria
una ricerca che richiedeva
tre o quattro giorni,
fissare un appuntamento»,
rifare il viaggio e sperare di
trovare in loco fisicamente il
proprietario, «altrimenti nella
galera nessuno vi permetterà
di accedere».
Dopo solo 15 minuti di visita
guidata eravamo già fuori
al cancello.
Mi capita ogni qualvolta
che oltrepasso i cancelli di un
lager di non dormire per notti
e notti, mi riprometto ogni
volta di smetterla di aiutare
gli indifesi, imponendomi di
vivere come fanno tutti.
Non ci riesco.
Lindifferenza assoluta
de ll opinione pubblica è la
pena più dolorosa.
«Lontano dagli occhi lontano
dal cuore», è quanto impera
incosciamente nel tessuto
sociale moderno, questo
lo hanno carpito i nuovi imprenditori
aguzzini, mentre
gli animalisti rincorrono la
cagnetta da sterilizzare che
gli accalappiacani dellASL
non riescono a catturare,
battibeccano con il cattivo
detentore del cane a catena
corta, ergono barricate per
bloccare furgoni carichi di
animali destinati alla vivisezione
in Germania, Svizzera
ed in chissà quante altre parti
del Mondo, si impegolano
in questioni di ordinaria quotidianità
per strappare allof -
fesa o alla morte uno, dieci,
cento cani o gatti, mentre
altri mille, in quello stesso
momento esalano lultimo respiro
dopo giorni, mesi di
agonia e stenti in appartati ed
isolati lager, regolarmente
autorizzati dallAzienda Sanitaria
Locale, mai controllati
dagli Organi preposti alla vigilanza
ed al rispetto dalla
normativa vigente in materia,
laddove esiste un Comando o
Stazione delle Forze dellOr -
dine che alla richiesta din -
tervento per un controllo non
risponda «tale attività non
rientra nelle nostre competenze
».
Sono ogni giorno più convinta
che in questi quindici
anni dal 1991, anno dellen -
trata in vigore della Legge
Nazionale sul Randagismo,
poco o nulla è stato fatto in
termini di concretezza per
realmente tutelare gli animali
daffezione e prevenire il fenomeno
randagismo in Italia,
terra, le cui comunità stentano
a recepire sia pubblicamente
che privatamente il
significato del termine »benessere
animale», dove buona
parte della popolazione resta
poco incline alla solidarietà
e sensibilità verso gli
animali da compagnia, dimostrando
intolleranza nei confronti
degli animali abbandonati,
operando arbitraria
giustizia sugli stessi sterminandoli
nei modi più raccapriccianti.
I miei occhi sono stati scelti
dagli amici animalisti
de ll UNA di Pontecagnano
per visitare con raziocinio,
serietà, competenza ed esperienza
un rifugio ritenuto
ineccepibile da molti Dottori e
Sapientoni, fasulli tutori del
benessere animale, il mio
modo di vedere, sentire, recepire
immagini e sensazioni
non mi accomuna a coloro
che per prestigio e convenienza
girano lo sguardo ed
incassano la ricompensa.
Perciò vi chiedo, in nome e
per conto di quelle anime
dannate, GIUSTIZIA.
Cicerale, storia inedita di un sistema di Stefania Pizzo
Un inceneritore nel Comune in cui bruciare, eventualmente, la droga
sequestrata. Un canile con e senza autorizzazioni. Fatture di accalappiamenti
tutte da verificare. Un processo per reati tributari verso i comuni
convenzionati, reati finiti in prescrizione (correvano gli anni 1994 e 1995 e si
parlava di fatture emesse per operazioni in parte o in tutto inesistenti o con
importi superiori
).
E, ancora, altri pagamenti incassati a fronte di nessun sindaco che andò a sbirciare quanto cani erano stati catturati nei furgoncini.
Nessuna ulteriore verifica tributaria.
Perché? Tanti processi per maltrattamento.
Perché? Appalti vinti senza requisiti.
Perché?
E poi? Varie ed eventuali.
Si può scrivere? Bisogna scrivere.
La storia di Cicerale è scolastica, didattica, perché insegna come funziona in Italia il sistema canili, il meccanismo delle convenzioni, delle autorizzazioni. Quando ci sono. Dei cani accalappiati in abbondanza, magari sempre quelli, pagati sullunghia dai comuni, che non controllavano se quanto pagavano corrispondeva alla pesca miracolosa del furgoncino.
Ed è un sistema sublime da scoprire visto che la premiata ditta Cicerale si aggiudicava gli appalti, al ribasso anche del 54%, senza presentare tutte le carte ma solo quelle per allevamento e addestramento cani intestata al padre e non al figlio titolare.
Cosa ben diversa dal fare canile. Come dire: faccio lesame da ragioniere e mi danno la laurea.
Nel Cilento fa lo stesso. A tutti andava bene così. Nessuno faceva una visura camerale. Così, fino al 2004, si accalappiava.
Zitti e ciccia. Bastava la medaglia alla memoria per avere un tempo allevato cani.
Il curriculum del padre per promuovere il figlio.
Cicerale è anche un
sistema affascinante da indagare per tutte quante le realtà e le coincidenze
collaterali che ruotano attorno a questo mondo nascosto non a caso su una
montagna.
LINCENERITORE
Partiamo dalle ceneri della
fenice.
Di Cicerale era il pusher, Gianguerino Cafasso, omonimo dei gestori
Cafasso del canile, assassinato lestate scorsa, che riforniva di droga gli
ambienti della Roma politica di Marrazzo.
A Cicerale-Cicerazzo cera e cè un
inceneritore, autorizzato (ma anche no), dentro il canile, che le forze
dellordine guardavano con interesse per le partite di droga sequestrate da
incenerire.
Si capisce, è prassi. Ma fin lassù non era scomodo? Forse no.
Sicuramente un registro di carico e scarico di queste cose esisterà, semmai
si volesse capire quanto è entrato e uscito. Eventualmente forse.
Un momento
di silenzio anche per i poveri cani. Pace allanima loro e alle loro pance
aperte e chiuse.
Polvere siamo e polvere ritorniamo, nulla si crea, nulla si distrugge, a
Cicerazzo.
Linceneritore, il suo ruolo, il suo uso, il mistero di come per
15 anni il sistema Cicerale sia sopravvissuto nonostante tutti i temporali
La chiave di lettura sta tutta qui? Di sicuro nessuno rompeva le scatole a Cafasso, di certo nessuno dei 97 comuni convenzionati discutevano le sue condizioni.
E di certo la giustizia non infieriva. I cani riempivano il canile, i cani passavano per il camino, i cani stavano tutti bene.
Un controllo ambientale di polizia allinterno della struttura
dellinceneritore? Macchè. E anche se lallora procuratore capo di Vallo della
Lucania (che si favoleggia pure parente di unex custode giudiziale della
struttura, ndr) era stato interpellato, che bisogno cera di andare proprio a
verificare? Solo sentito dire.
Intanto la camorra ogni tanto faceva sparire
qualcuno, roba da Chi lha visto. Dalle parti anche di Cicerale.
Quante ne avrà sentite raccontare anche linceneritore di storie portate dal
vento.
SENZA AUTORIZZAZIONE
Un giorno qualcuno sincazza.
È il titolare della ditta Iguazu srl. Partecipa allappalto per la Convenzione
per la custodia e mantenimento invita dei cani randagi del Comune di
Battipaglia. Cafasso vince, ma laltro concorrente ricorre al Tar. E che porta
in Tribunale per sconfiggere il sistema-Cicerale?
Una cosa tanto banale quanto normale da verificare anche per il Comune: i requisiti. Nel luglio 2003 parte la corsa allappalto. A novembre il Comune stringe la mano al vincitore Cafasso. Ma le carte non tornano. LIguazu si appella al Tar.
Che centrano gli attestati di servizi svolti per alcuni enti e lattesto Enci del padre con il servizio richiesto da Battipaglia? Proprio niente. Proprio niente.
Eppure la commissione di gara confermava di nuovo, nonostante il primo ricorso, la ditta Cafasso. Ma allora il Comune di Battipaglia se la stava proprio cercando?
Per forza! Perché il certificato rilasciato dalla Camera di commercio il 3 novembre 2003 scriveva che la ditta Cafasso risultava sì iscritta ma solo per allevamento e addestramento cani.
E non per il servizio di ricovero e custodia come chiesto dal bando di gara. Di più, un anno dopo la vincita, Cafasso manco per sogno aveva ancora prodotto la certificazione contributiva allInps.
Ma Battipaglia ci riprovava e chiedeva alla Camera di Commercio se essendo
iscritto come piccolo imprenditore, Cafasso non potesse proprio tenersi
quellappalto. Duri, a Battipaglia!
E la Camera di Commercio, bocca della
verità, spiegava ai tardoni del Comune che i requisiti per il ricovero e la
custodia e il sostentamento dei cani sono soggetti al rilascio di
unautorizzazione sanitaria fornita dallAsl.
Intanto, grazie alla grana di
Battipaglia e dopo che il Tar boccia Cafasso, si scopre che la ditta ha iniziato
lattività il 19 luglio 1989! Oggetto: allevamento e addestramento cani.
(Un altra chicca però ci sta: con dichiarazione sostitutiva Mauro Cafasso
dichiarava di aver svolto servizio di allevamento cani dal 1975 al 1989 con
riconoscimento di affisso Enci. Ovvero, dalletà di 10 anni, visto che Mauro
nasce il 24 febbraio 1965, ndr).
Dall11 marzo 1995 la ditta fa custodia dei
cani randagi; dal 17 giugno 1998 fa incenerimento delle carcasse; dal 1° marzo
2004 svolge accalappiamento dei randagi e dal 24 febbraio 2005 incenerisce anche
animali di media e grande taglia. Mammiferi.
ACCALAPPIO
LAPPALTO
Agli atti lattività procede con iscrizioni a singhiozzo.
Eppure il canile ha svolto attività di mantenimento, custodia, cura e
accalappiamento anche negli anni precedenti.
Per chi e quando? Usl 60 di Agropoli, anni dall89 al 94. Usl 56 di Oliveto Citra, anni dal 92 al 94. Asl Sa/2, anni dal 95 al 2003. Asl AV/1 di Ariano Irpino maggio 2002-2003; Comune di Napoli anni 2001-2002 e Procura di Napoli anni 2002-2003. Pure laccalappiamento, che non era registrato alla Camera di Commercio, per conto della Procura!!
Grandissimo Cafasso.
Tiriamo le somme: per oltre 16 anni dal 19 luglio
1989, inizio dellattività dellimpresa al 9 dicembre 2005, giorno in cui
Cafasso viene autorizzato almeno per laccalappiamento dei randagi, Mauro
Cafasso non risultava iscritto alla Camera di Commercio di Salerno né per
laccalappiamento né per la custodia.
Se lautorizzazione sanitaria dellAsl
(quella che esibisce Cicerale è la n. 3659 del 1° marzo 1995 per la sola
custodia dei cani, in barba alla nuova legge regionale 16/2001, art. 7 e 8 per i
nuovi requisiti dei rifugi) è strettamente legata al tipo di iscrizione alla
Camera di Commercio, in tutto questo lungo arco di tempo Cicerale si è
aggiudicato appalti in un centinaio di comuni del salernitano e oltre, pur non
essendo in possesso delliscrizione camerale?
Comuni interessati, Asl e chissachì non hanno mai sollevato mai obiezioni in merito.
Che ne pensa il ministro dellInterno, Roberto Maroni?
FATTURE A
PROCESSO
Reati prescritti, reati depenalizzati. Truffa non andata a
segno perché le false fatture tornarono impagate dai Comuni che dovevano
sborsare i soldi. Dunque truffa non andata a buon fine e non punibile. Morale:
assolti per non aver commesso il fatto (tentato).
Corre lanno 2004 e il tribunale di Vallo della Lucania chiude un capitolo processuale contro Mauro e Giovanni Cafasso. Le accuse: «evadere le imposte sui redditi (..)» con «fatture per operazioni in parte o in tutto inesistenti o recanti lindicazione dei corrispettivi o dellIva in misura superiore a quella reale o utilizzando lo stesso documento fiscale per diverse operazioni». O «per prestazioni non chieste dallente», si legge nellimputazione.
Ma le fatture non andarono a buon fine. E quel che «era penalmente rilevante non ha più tale rilevanza alla luce del d.lgs 74/2000».
E il fatto, quindi, non costituisce reato. Quanto la tentata truffa «il reato
si è estinto per intervenuta prescrizione alla data del
2/4/2003».
COINCIDENZE
Almeno fino al 2006 Mauro Cafasso
risultava consigliere comunale a Cicerale, Comune dove sorge il canile e per il
quale vince a ripetizione lappalto per laccalappiamento e il mantenimento dei
cani.
Coincidenza..
È anche consigliere della Comunità Montana di
Alento-Montestella, con comuni convenzionati per il canile.
Coincidenza.
Il responsabile del dipartimento di veterinaria e direttore
del servizio di sanità animale Asl Salerno 3 è il dr. Domenico Nese. Il
fratello, dr. Aureliano Nese, è stato direttore sanitario del canile di
Cicerale.
Coincidenza.
Il dr. Alfonso Nigro, in merito alla capacità ricettiva del
canile (documento del 6 marzo 06, in risposta ai Nas che chiedono quanti cani
possa contenere Cicerale, e al quale risponde gli attuali «2.250 (
)», anche se
«lo spazio a disposizione poteva consentire il ricovero di un numero maggiore ma
questo comporterebbe maggiori problemi di gestione», ndr), si presenta come
medico veterinario dirigente del distretto 108 di Agropoli, responsabile Asl Sa3
per la vigilanza permanente presso la struttura in oggetto specificata e si
firma veterinario responsabile del canile.
Nigro, durante il periodo di sequestro del canile, risulta essere stato nominato Ctu dal Tribunale di Vallo della Lucania: suo compito era la verifica del rispetto del benessere animale allinterno del canile.
Coincidenza.
Si favoleggia che la moglie del veterinario sia figlia di un
noto giudice della Corte di Cassazione. Anche fosse, non è reato essere
parenti.
Ma coincidenza.
Due dei tre dipendenti del canile (tre per quando ce
nerano 1676), ovvero Bruno Cantarella e Mario Luca Cantarella, sono imparentati
con un omonimo ex pm a Vallo della Lucania, ora in forza a Salerno. Anche questo
non è reato.
Coincidenza.
I CANI NON TORNANO
Verbale dei Nas del 23
febbraio 2006: presenti 1.676 cani. Venti giorni prima i Nas ne documentano
1700, 1350 adulti e 350 cuccioli. In una lettera a Repubblica il 22 giugno 2006
Cafasso parla di 1.000 cani.
Il dr. Nigro, in una comunicazione del 6 marzo parla di «2250 cani». Secondo i Nas la superficie di Cicerale è di 22.400 mq. Cafasso, in una lettera del 24 novembre 1995 al quotidiano Cronache del Mezzogiorno, parla di «circa 36mila mq con 200 cani come verificato dai Nas di Salerno qualche mese addietro». In pratica i cani in dieci anni sono passati da 200 a 2000, in controtendenza rispetto ai rifugi che offrono maggiore spazio per ciascun animale ospitato.
A Cicerale gli animali crescono del 1.000 per cento.
I CONTI, CHE
BARBA
Mortalità a Cicerale fa rima con incongruenze. Vai tu a capire
perché.
Quanti cani entrano, quanti ne vengono accalappiati e per il cui servizio i Comuni pagano la ditta Cafasso?
Dati non recenti ma illuminanti, per capire come al solito il funzionamento del sistema-Cicerale. LAsl Sa2 distretto di Eboli certifica al 14/5/05, che «i cani accalappiati dal 1/1/01 al 12/12/03 sono 590». poi, «dall1/1/04 al 15/03/05 sono stati 322». In comunicazione della Polizia municipale di Eboli invece al «31/8/05 ne risultano 291».
Sommando i 590 cani accalappiati a Eboli dal 1° gennaio 01 al dicembre 03, i circa 93 nel 2004 e i 217 nel 2005, i cani di Eboli risultano un terzo di quanti dovrebbero essere: 291 anziché 900.
Eboli ha pagato cani fantasma mai accalappiati? Ha mai verificato il
Comune?
Dove stava la gabola?
Nel pagamento forfettario. Appalti un tot per cane e un tot per il mantenimento.
Chi aveva cura quindi di contare cosa entrava?
La convenzione firmata a Eboli, come quella del Comune di Buonabitacolo fissava allart.5 che «il costo della custodia è pari a euro 1549,37 e quello della rimozione e distruzione delle carogne nella misura forfettaria in euro 200,63, per complessivi euro 1.750 al mese».
A tutto ci pensava Cafasso.
I numeri degli accalappiamenti però sono impressionanti: a Giffoni Valle Piana 90 randagi nel 2003; dal 3/01/05 al 29/12/05 tra Campagna, Eboli, Serre, Altavilla Salentina e Sicignano ne vengono presi 405; altri 92 nel medesimo periodo solo a S. Cipriano Picentino, altri 67 a Montecorvino Pugliano e 111 a Montecorvino Rovella.
Solo in questo Comune, record dei record, in un solo giorno ne risultano
accalappiati il 23 maggio 05 ben 30. Tutti in due furgoncini. Un
bottino!
Ebbene, con i dati, incompleti, di questi cinque comuni e il
distretto di Eboli, rispetto ai cento comuni circa convenzionati, dal 1 gennaio
01 al 29 dicembre 05 la presenza dei cani dovrebbe superare le 1.400 unità,
cifra in contrasto con i dati dei Nas del 23 febbraio 06 (1676 cani
presenti).
Di più. Nella fattura che Cafasso si accinge a presentare a Eboli
per la tranche novembre 2004-gennaio 2005, risultano in vita 199 cani dei 912
portati in canile a partire dall1/1/01.
E gli altri?
MUORI CHE TI PASSA
Schede di rilevamento
dellAsl Sa3, anno 2006. Esemplificativo.
E occhio alla mortalità!
A gennaio 2006, 1.746 cani, 213 accalappiati, 310
morti.
Febbraio: 1.672 presenti, 255 morti.
Marzo: 1.786 cani, 208 morti.
Aprile: 1.745, 237 morti.
Maggio: 1.763, 402 morti.
Giugno: 1.682 cani, 350 morti.
Luglio: 1709 cani, 299 morti.
Agosto: 1.691 cani, 325 morti.
Settembre: 1.691 cani, 325 morti.
Dallanalisi comparata dei dati del
registro di carico e scarico ecco le cifre: cani sani entrati 863; cani
malati entrati 810, totale 1.673.
Cani sani usciti: 200; cani malati usciti 616, cani soppressi 60, totale 876.
Restano vivi in canile i 797 cani entrati più quelli in essere al 31 dicembre 05, 1.763.
Ma al 3 ottobre 2006 nel canile dai registri telematici risultano presenti 2.560 cani.
Chi pagava? Cè discordanza numerica tra le entrate mensili dei registri e il resoconto del dr. Nigro: 1.481 contro 2.756.
Secondo Nigro i cani morti e inceneriti sono stati nel 2006 2.711, quelli
affidati 124.
Secondo il registro telematico al 3/10/06: 1.673 entrati, 876
usciti, 797 in vita, affidati 124.
Totale 2.436 cani presenti.
Secondo Nigro, riepilogo: entrati 2.756,
usciti 2.711, in vita 45. In esistenza 1.763, affidati 124.
Totale cani presenti 1.683.
Una tombola.
A nessuno è venuto in mente di percorrere la strada dei controlli tributari,
fiscali, delle corrispondenze tra cani pagati, cani accalappiati e fatture
emesse?
La struttura di Cicerale è agli sgoccioli, oggi.
Ma Cafasso o chi per esso continua ad accalappiare e a destinare i randagi in altre strutture.
Sue o di persone fidate poco conta.
È semplicemente il sistema che si riproduce.
Più che i Nas, serve la Guardia di Finanza dentro i canili.
Una nuova alleanza col ministero della Salute è la via da percorrere.



