Sarà la ricostruzione dello stesso capotreno, non appena si sarà ripreso, a segnare un punto fermo nelle indagini in corso per appurare come abbia potuto rimanere impigliato nella porta e finire trascinato con le gambe sotto il convoglio. Ad attendere di poter sentire Antonio Di Luccio, 48 anni, residente a Bologna ma di origini salernitane (di Agropoli), che si trova tuttora in prognosi riservata, con il piede destro amputato e la gamba sinistra gravemente lesionata, nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Piacenza, sono gli addetti del servizio di medicina del lavoro dell'Ausl e il pm Gilberto Casari. Casari, che coordina le indagini, sta valutando anche l'opportunità di eseguire una perizia. Intanto il vagone resta sotto sequestro nella stazione ferroviaria di Piacenza dove, giovedì mattina, è avvenuto il grave infortunio. I tempi per l'accertamento della dinamica, che consentirà di stabilire se si è trattato di una terribile fatalità o di un guasto alla porta, necessariamente si allungano. Intanto il servizio di medicina del lavoro, per redigere la relazione che presenterà in procura, può già avvalersi delle testimonianze di quanti, dal convoglio e dalla banchina del terzo binario, hanno assistito alla scena, avvenuta alle 8 e 15.
L'intercity 552 proveniente da Rimini aveva appena effettuato la fermata prevista alla stazione di Piacenza e si stava accingendo a ripartire alla volta di Milano. Secondo alcuni testimoni, il capotreno aveva appena dato il segnale di via libera al macchinista e a un collega in coda al convoglio. Proprio nel momento in cui stava salendo, lo sportello del vagone (il secondo dalla testa) si è chiuso automaticamente bloccandogli il braccio destro. Di Luccio ha tentato di mantenersi in equilibrio per qualche istante mentre il treno prendeva velocità e il predellino si richiudeva. Ma pochi istanti dopo il convoglio lo ha trascinato sotto per diversi metri provocandogli l'amputazione del piede destro e gravissime lesioni alla gamba sinistra. Per salvarla i medici, nella stessa giornata di giovedì, hanno eseguito un delicatissimo intervento chirurgico. Ieri non era ancora stata sciolta la prognosi, ma il capotreno era comunque considerato fuori pericolo.
Ieri la moglie è tornata nel reparto di rianimazione assieme al figlio. In sala d'attesa, con loro, c'erano anche alcuni familiari giunti dal paese d'origine del capotreno, Agropoli, in provincia di Salerno. «Siamo una famiglia molto unita - hanno detto - e non appena abbiamo saputo quel che era successo, abbiamo deciso di metterci in viaggio». Anche alcuni colleghi hanno atteso a lungo di poterlo vedere per sincerarsi delle sue condizioni. «I sentimenti che proviamo in questo momento si possono immaginare - mormora uno di loro, che si dichiara molto scosso e che preferisce non dire il suo nome - riceviamo telefonate di sostegno e solidarietà da tutte le parti. La sicurezza è sempre stata la principale delle nostre preoccupazioni, sia nell'interesse dei lavoratori che dei viaggiatori, e quanto avvenuto giovedì è molto preoccupante».



