Attualita'

D'Ambrosio: «Secessione inutile, ma bisogna fare di più»


«Boutade agostane. Staccarsi dalla Campania, fare un’altra provincia? È come l’indulto: una soluzione per differire il problema delle carceri affollate». Il senatore ds Gerardo D’Ambrosio, ex uomo di punta del pool Mani Pulite, ad Acciaroli, spiaggia-gioiello del Cilento, ci va da una vita. E a sentire i sindaci che pontificano sui meccanismi amministrativi (dalla secessione alla sesta provincia) per arrivare a un Cilento autonomo, si fa una bella risata. «Se il problema è quello dei rifiuti - dice - facciamo gli inceneritori vicino alle grandi città e controlliamo che la camorra non metta le mani sul trasferimento dell’immondizia. Ma soprattutto bisogna far capire alla gente che la raccolta differenziata è l’unica soluzione. Ad Acciaroli si fa e non vedo spazzatura». Il drammaturgo Ruggiero Cappuccio, napoletano di nascita che può vantare antenati feudatari fin dal Seicento nel Cilento, spiega che il rigurgito di autonomismo «nasce dal sentimento dell’abbandono, lo stesso che animò i moti insurrrezionali, repressi nel sangue, nell’Ottocento. Se dobbiamo scoprire un’area archeologica che poi non sappiamo conservare, sarà meglio lasciarla sotto terra». Il regista sostiene che non si fa alcuna attenzione al binomio cultura-archeologia. «Vedo - dice - solo bed and breakfast improvvisati, e spettacoli di second’ordine. A Paestum invece non vorrei uno spettacolo qualsiasi ma solo Abbado». Alla «patria di Zenone ma anche del caciocavallo» fa riferimento l’antropologo Paolo Apolito. «È la sfiducia per un capoluogo di provincia poco autorevole ad animare la richiesta di autonomia. Ma - osserva - in un’epoca di globalizzazione è francamente una richiesta inattuale». E se D’Ambrosio non indulge al pittoresco («oasi il Cilento? Forse Acciaroli: Castellabate è piena d’immondizia»), Apolito ritiene che sia possibile puntare proprio sulla qualità della gente cilentana per evitare che «la cattiva fede dei politici faccia considerare l’identità del territorio quale sinonimo di appartenenza». L’idea di un consorzio di comuni arriva dal presidente della Comunità del Parco naturale del Cilento Gino Marotta: «Ci sono già 80 comuni che fanno parte dell’ente, si cominci da qui per costruire un percorso comune». E una battuta la fa anche il sindaco di Acciaroli, Angelo Vassallo: «Ma ci siamo chiesti se la Basilicata ci vuole?». Ma è una bellezza cilentana a chiudere le porte della Basilicata. Daniela Ferolla, miss Italia nel 2001, di Ceraso, non ha dubbi: «Mi sento e sono cilentana e campana, e il Cilento per la Campania è una grande risorsa. Tutto il rispetto per la Lucania, ma noi siamo e resteremo campani». Certo, aggiunge, qualche accorgimento non guasterebbe: «I collegamenti andrebbero migliorati. L’aeroporto di Napoli, per esempio, è troppo lontano mentre quello di Pontecagnano c’è ma non decolla mai». Da cilentana doc Daniela è in vacanza a Palinuro in attesa dei prossimi impegni: gli esami all’università (è iscritta a Scienze delle Comunicazioni) e una serie di provini per una fiction tv. Da girare magari nel Cilento? «Sarebbe fantastico. Con la sua natura selvaggia, tra il mare e i monti, sarebbe una location unica».

Top
Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su Whatsapp
Condividi su Linkedin